Pedofilia: una vittima conferma gli abusi da parte del prete fiorentino indagato

08 aprile 2012
Firenze – Al momento si tratta solo di un’ipotesi di reato, anche se avvalorata dalla testimonianza di un giovane albanese di 20 anni che conferma di aver subito abusi dal prete quando era ancora minorenne e frequentava la parrocchia di San Giovanni Evangelista a Empoli. In realtà il ragazzo, interrogato per 4 ore in Questura, afferma di averne fatto parola con persone interne alla chiesa già al tempo in cui si verificarono i fatti, ma allora non fu creduto. Le vittime di violenza sessuale sono spesso soggetti deboli, indifesi, in condizioni di disagio e di sudditanza psicologica, facili da circuire e da zittire. La vicenda terrorizza, infatti, il meccanico albanese, il quale teme una vendetta da parte dei preti “troppo potenti”. Se il prete don Daniele Rialti, attualmente sacerdote di Madonnina del Grappa e in servizio presso la parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci, fosse colpevole del reato di violenza sessuale, l’accusa sarebbe aggravata proprio per lo stato di emergenza e di minorata difesa delle vittime. Intanto giovedì 5 entrambe le abitazioni di Rialti, a Empoli e a Scandicci, sono state perquisite: sotto sequestro materiale cartaceo e informatico che potrebbe aiutare nelle indagini. La situazione ha messo in agitazione il capoluogo toscano e l’intera Curia, un prete pedofilo protetto dalla Santa Sede non sarebbe facilmente perdonabile. E’ stato l’arcivescovo Giuseppe Betori, cardinale da quest’anno, a dare a don Rialti l’incarico di promotore di giustizia del Tribunale Ecclesiastico Diocesano ed a trasferirlo a Scandicci tre anni fa, quando l’ex parroco Paolo Cioni lo accusò per la prima volta.

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