Savona: trent’anni di omertà e coperture. Intervista a Francesco Zanardi

Prendete un prete pedofilo, recidivo e molto chiacchierato. E poi tre vescovi, che di quel prete conoscono le inclinazioni e le malefatte e che tuttavia, uno dopo l’altro, non fanno nulla per impedirgli di reiterare i suoi crimini. È un quadro agghiacciante quello che negli ultimi due anni ha cominciato ad assumere contorni sempre più nitidi grazie all’instancabile attività di denuncia delle vittime e al lavoro della procura di Savona. Nella città ligure, per circa trent’anni, mons. Dante Lafranconimons. Domenico Calcagno e mons. Vittorio Lupi (i tre vescovi succedutisi alla guida della diocesi a partire dai primi anni ’90), hanno coperto e protetto don Nello Giraudo, sacerdote pedofilo responsabile di numerosi abusi recentemente condannato a un anno di reclusione con la condizionale. Il fatto che i tre alti prelati sapessero è provato da documenti inoppugnabili, fatti sequestrare dalla procura in una cassaforte segreta della diocesi.

Francesco Zanardi, prima di diventare il portavoce della Rete L’abuso e di cominciare il suo paziente lavoro di informazione e di sensibilizzazione relativo al caso Giraudo, è stato, quando era poco più che un bambino, una delle vittime di don Nello. Insieme a luiAdista ha tentato di ricostruire l’intricata vicenda dello scandalo pedofilia che ha investito la diocesi di Savona-Noli. Una vicenda che vede protagonisti, oltre a Giraudo e ai tre vescovi, anche altri sacerdoti condannati per abusi sessuali su minori. Soprattutto, una vicenda emblematica di come le gerarchie cattoliche siano spesso tutt’altro che inclini a contrastare con decisione la piaga della pedofilia, a collaborare con la giustizia e a garantire innanzitutto la sicurezza della vittime. Passate e future.

Da quanto tempo erano note le “inclinazioni” di don Giraudo?

Giraudo è diventato sacerdote nel 1980. Proprio in quell’anno commette la sua prima violenza sessuale, perlomeno fra quelle di cui siamo a conoscenza: viene infatti sorpreso ad abusare di un suo alunno a Valleggia, in provincia di Savona, dove faceva l’insegnante di religione presso una scuola elementare. Il vescovo di allora, Giulio Sanguineti, lo sposta quindi come parroco a Spotorno, dove all’epoca vivevo anch’io e dove l’ho conosciuto. Lì Giraudo comincia ad abusare di diversi ragazzini. Lo fa per lo più durante i campi estivi e le gite in montagna, usando come scusa quella di dormire insieme nella stessa tenda. Io, insieme ad altri due o tre, ero fra i suoi preferiti. Gli abusi sono proseguiti, nel mio caso, dagli 11 ai 16 anni, quando mi allontanai dalla parrocchia. Don Nello rimase invece a Spotorno fino agli anni ’90.

Quindi fino all’arrivo in diocesi di Lafranconi…

Esatto. Alla fine del 1991 a Sanguineti succede mons. Dante Lafranconi, l’attuale vescovo di Cremona, che si trova ad avere a che fare con almeno due preti pedofili: Nello Giraudo e Giorgio Barbacini. Ad entrambi, Lafranconi consente addirittura di aprire due comunità per minori in difficoltà. Tieni presente che di Giraudo era risaputo che era un pedofilo. A Barbacini viene affidata la comunità per minori stranieri denominata “Migrantes”, che aveva sede in pieno centro a Savona nel palazzo dei canonici. Don Nello, invece, viene assegnato, nel 1996, ad una piccola parrocchia sulle alture di Finale Ligure, in località Orco Feligno. Qui gli viene concesso di aprire una comunità per ragazzi minorenni in difficoltà, “La Lanterna”. Giraudo in quel periodo era talmente chiacchierato che i servizi sociali dei Comuni circostanti cominciarono a rifiutarsi di mandare minori in affido alla sua comunità… Fra l’altro, è proprio a causa di queste voci sempre più insistenti che, nel 2003, “La Lanterna” verrà chiusa.

A Lafranconi subentra, nel 2002, mons. Domenico Calcagno, recentemente creato cardinale. L’avvicendamento determina qualche mutamento nel comportamento della diocesi nei confronti dei due preti pedofili?

Assolutamente no, anzi. Calcagno metterà Giraudo a fare il cappellano del carcere. L’ultimo abuso commesso da don Nello di cui si ha notizia è però proprio di questo periodo. Si tratta della violenza su un diciassettenne, avvenuta nel 2005 durante un campo scout dell’Agesci, per la quale il sacerdote è stato recentemente condannato. Questo semplice fatto dimostra come Giraudo, durante l’era Calcagno, non abbia avuto limitazioni di sorta nel frequentare bambini e adolescenti. A quel campo partecipava in qualità di cuoco. Sarà un’assistente del campo che si accorgerà, parlando con il ragazzo, dell’avvenuta violenza, anche se poi metterà tutto a tacere.

Nel frattempo, nel 2001, è scoppiato il caso della comunità “Migrantes”. Don Giorgio Barbacini viene infatti sorpreso dai carabinieri mentre è intento a sodomizzare un ragazzino sulla spiaggia di Varazze. Seguirà una denuncia e un processo che si concluderà, nel 2004, con una condanna a 3 anni e 6 mesi. Grazie a Calcagno, tuttavia, don Giorgio non sconterà mai la pena. L’allora vescovo di Savona lo aiuterà infatti a trovare rifugio in un convento svizzero, da dove Barbacini rientrerà in Italia solo qualche anno più tardi, ovvero quando non rischia più di finire in carcere per effetto dell’indulto varato dal secondo governo Prodi. Del resto, quella non è stata l’unica volta in cui il neocardinale ha aiutato un latitante a nascondersi.

A quale altro caso ti riferisci?

A quello del sacerdote inglese di origini pakistane Youssef Dominic. Un caso che a un certo punto ha assunto una rilevanza internazionale. Nel 1996 padre Youssef era stato arrestato e condannato per pedofilia a Londra. Dopo un periodo di carcere, era stato rimesso in libertà su cauzione, e a quel punto era fuggito. Scotland Yard aveva emesso nei suoi confronti un mandato di cattura, ma il prete era riuscito a far perdere le tracce. Nel 2004, ricompare ad Albissola Marina. Qui il canale televisivo americano Dallas News lo scova e lo fotografa mentre dice messa e dà la comunione. Calcagno allora lo nasconde nel convento dei benedettini di Finalpia, dove rimarrà fino al 16 dicembre del 2009. Quel giorno padre Youssef muore. Una morte in realtà molto misteriosa, che avviene proprio nel periodo in cui la procura di Savona apre un’indagine su Giraudo e sulle coperture di cui ha goduto in diocesi.

Cosa c’è di misterioso nella morte di Dominic?

Al riguardo ci sono diverse versioni, che presentano più di un’incongruenza. Secondo i benedettini di Finalpia Dominic è morto fra le 7,15 e le 7,30 a Finale Ligure, per un malore avuto durante la sua consueta passeggiata mattutina sul lungomare. Ci sono però delle persone che possono testimoniare di averlo visto dire messa, quello stesso giorno, verso le 8. Infine, esiste un certificato di morte che parla di un decesso avvenuto alle 12,13 al pronto soccorso di Pietra Ligure, per insufficienza epatica. Il cadavere, altra circostanza curiosa, viene rimpatriato in fretta e furia in Pakistan già il giorno successivo a quello della morte.

Torniamo a Giraudo. Nel 2008 diventa vescovo di Savona Vittorio Lupi, tutt’ora in carica.

Sì, e anche questa volta le cose non cambiano. Persiste attorno a don Nello un clima di omertà e di sottovalutazione della sua pericolosità. Lupi, ovviamente, è ben consapevole del fatto che il sacerdote è un pedofilo. Pochi mesi dopo il suo insediamento alla guida della diocesi, mi riceve e, prima che io possa aprir bocca, afferma: «Io so già che lei mi vuole parlare di don Nello, qui bisogna che giochiamo a carte scoperte». Nella stessa occasione dichiara anche di aver già parlato con la famiglia di Giraudo. Io in quell’incontro denunciai tutta la storia, ma nei mesi successivi da parte di Lupi non venne preso alcun provvedimento. Nel marzo del 2010 il caso scoppierà sui giornali, diventerà un caso nazionale, e solo allora Lupi sosterrà che Giraudo è stato ridotto allo stato laicale già dalla metà del 2009. Si tratta in realtà di un’affermazione falsa, perché esiste uno scambio epistolare fra Lupi e l’arcivescovoLuis F. Ladaria, segretario delle Congregazione per la Dottrina della Fede, che prova che la richiesta di riduzione allo stato laicale risale proprio al marzo del 2010, quando il caso è ormai diventato di dominio pubblico. Durante l’episcopato di Lupi, ad ogni modo, Giraudo viene trasferito nell’abbazia di Finalpia, la stessa che ha ospitato Youssef Dominic. Lì, ogni mercoledì, ci sono più di 100 bambini per il catechismo, e l’edificio è situato nelle vicinanze di una scuola elementare e di un asilo. Quando ho saputo che ci lavorava don Nello, ho scritto per chiedere spiegazioni tanto al vescovo quanto all’abate, senza ottenere mai risposta. Lo scorso 4 gennaio mi sono quindi deciso ad andare davanti al convento per sensibilizzare le mamme dei bambini che nell’abbazia frequentano il catechismo, e solo a quel punto Giraudo è stato allontanato.

Hai avuto ripercussioni, sul piano personale, per il tuo impegno di denuncia e di informazione?

Purtroppo sì. Oltre a diverse minacce anonime, le ripercussioni ci sono state anche da un punto di vista lavorativo. Basti pensare che, quando era vescovo Calcagno, avevo una società che faceva impianti elettrici e avevo preso un appalto dalla diocesi. Ad un certo punto i pagamenti sono stati sospesi, per ben 15 mesi, tanto che, col passare del tempo, ho dovuto a mia volta smettere di pagare i fornitori e non sono stato più in condizione di lavorare, né per la diocesi né per altri. Ma non sono stato l’unico a finire nel mirino di Calcagno. Anche don Carlo Rebagliati, che era economo della diocesi, ha subito un vero e proprio mobbing, e questo perché ha testimoniato di fronte ai magistrati in sostegno alle vittime. Don Carlo è stato poi dimesso dallo stato clericale in seguito ad una denuncia per istigazione alla prostituzione, che si rivelerà infondata e per la quale verrà chiesta l’archiviazione. (m. z.)

da Adista Notizie n. 11 del 24/03/2012

http://www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1332165184.htm

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