Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza

Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza
Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza
di Redazione 22/03/2012

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“Io ti inseguivo, e qui forse è stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioé io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma è stato una volta?”. “Si… un paio di volte”. “Io avevo solo il ricordo di una volta.. così.. non perché ci fosse un piano, né perché io avessi desideri: c’é stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. è stato un modo di dirti che ti volevo bene”.

E’ uno dei passaggi centrali di una conversazione tra il sacerdote e l’uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso. Questa conversazione -registrata all’insaputa del prete – è stata fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa. Oggi anche la polizia postale di Catania ha acquisito la registrazione. Da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia.

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A denunciare l’intera vicenda, attivando così anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, è stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia, accusando don Carlo Chiarenza, all’epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto è caduto in prescrizione per la giustizia italiana. “Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali è ancora possibile intervenire”.

Oltre a una registrazione in cui il religioso si esprime con frasi che suonano come un’ammissione di colpa, sono state presentate le copie di una lettera e di una cartolina, firmate da don Carlo. In una si legge “un bacio ‘mangereccio’ ciao”. Nell’altra si allude alla frequentazione di una ragazza da parte del giovane: “Nonostante i tuoi furiosi e ripetuti tradimenti tedeschi ti voglio un mare di bene! Non lo fare più potrei mangiarti tutto. Un bacio furioso”.

http://www.cataniatoday.it/cronaca/pedofilia-acireale-don-carlo-chiarenza.html

22/3/2012
Testimonianza-choc
VITTIMA DI ABUSI SESSUALI ACCUSA PRETE IN CONFERENZA STAMPA
VATICANISTA DE LA STAMPA
Ha scelto la sala stampa estera a Roma per portare alla luce una vicenda intima e dolorosa rimasta nascosta per un ventennio in una parrocchia di Aci Reale. Teodoro Pulvirenti oggi ha 35 anni e vive a New York come ricercatore medico. Quando aveva 14 anni fu ripetutamente abusato sessualmente dal suo parroco. Oggi è stato il protagonista di una conferenza stampa organizzata dall’associazione anti-pedofili Caramella buona per raccontare la sua vicenda e denunciare un sacerdote che – rimosso dal vescovo attuale solo il mese scorso – nel frattempo avrebbe abusato indisturbato numerosi altri minori. E sul quale ormai indaga la Procura di Catania e la Polizia postale. Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma. Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano. E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: «Mi sentivo sporco», gli dice Pulvireti. «Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene». Denunciato, a febbraio, Chiarenza è stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia. Ora questa registrazione è stata acquisita dalla polizia postale di Catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. «Il mio caso è caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’è una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare». L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di «protezioni» e «scaricabarile tra vescovi», definendo «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo. Ma il vero pugno nello stomaco è il racconto di Teodoro: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà. C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, nè una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio benè, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire». Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità». In mano Teodoro stringe un rosario: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa».

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=5650&ID_sezione=524

ABUSI SESSUALI
Prete pedofilo: «Era perché ti volevo bene»
Catania, dopo 20 anni don Carlo denunciato.
Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

(© Ansa) Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

Ha denunciato pubblicamente gli abusi sessuali che ha subito all’età di 14-15 anni a opera di un prete: Teodoro Pulvireti, ora 37 enne, si è sfogato nel corso di una conferenza stampa il 21 marzo, dopo anni di dolore nascosto.
L’uomo, di origine catanese, è ricercatore negli Stati Uniti e lo scorso febbraio ha deciso di denunciare don Carlo Chiarenza, il parroco che ha abusato di Pulvireti tempo fa, quando era d’ufficio a S. Paolo di Acireale.
DOPO ANNI, LA DENUNCIA AL PRETE. Il sacerdote è stato poi decano della Basilica di S. Lorenzo e dopo la denuncia è stato allontanato e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.
Nel corso della propria testimonianza choc, Pulvireti ha fatto anche ascoltare l’audio di una conversazione che ha avuto qualche tempo fa con il religioso: «Mi sentivo sporco», gli ha detto l’allora ragazzino. «E io» ha risposto il prete, «inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene».
La terribile registrazione è diventata una delle prove a disposizione della polizia postale di Catania che sta raccogliendo materiale e testimonianze di vari soggetti informati sui fatti, non solo della triste storia di Pulvireti ma anche di altri episodi.
ALTRI CASI DI ABUSO SU CUI INDAGARE. Gli abusi che ha subito il 37 enne, infatti, sono ormai caduti in prescrizione: «Ma ce n’é una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare» ha affermato.
L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La caramella buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine che per primo ha sollevato il caso.
Nel maggio 2011 infatti il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile, il quale ha definito «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia, ha scritto in Vaticano a monsignor Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza.
Scicluna ha risposto però invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, monsignor Pio Vittorio Vigo.
Il racconto di Pulvireti: «Se mi rifiutavo, lui mi tirava fuori dalle attività»

Mentre i religiosi si passano di mano in mano la rovente questione, il racconto di Teodoro alla stampa ha lasciato senza parole: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà» ha affermato, continuando: «C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti».
LA VIOLENZA ALL’INTERNO DELLA PARROCCHIA. Ma per far parte di questi eletti, si doveva pagare pegno: «A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, né una ragazza» ha raccontato Pulvireti, «Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere».
E proprio sfruttando il momento di bisogno del ragazzino, il sacerdote ne aproffitò: «Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire».
DON CHIARENZA: «CHI VUOI CHE TI CREDA?». Quella fu solo la prima di una lunga catena di abusi: «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? Vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità».
Pulvireti ha raccontato la propria esperienza scioccante stringendo un rosario fra le mani: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa» ha concluso.
Commozione da parte sua e dei presenti alla conferenza stampa, in particolare del sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà.

Giovedì, 22 Marzo 2012

http://www.lettera43.it/attualita/44574/prete-pedofilo-era-perche-ti-volevo-bene.htm

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