Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

Venerdì 09 Marzo 2012 10:37
Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

Nuovi guai per Don Vito Caradonna, il parroco di 37 anni della borgata di San Leonardo a Marsala.

Don Vito, che è stato anche cappellano del carcere di Marsala, infatti è stato raggiunto da un provvedimento di misura cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Marsala, Francesco Parrinello. Per lu è stato disposto il divieto di dimora nel territorio del Comune di Marsala. Pertanto, già a partire da questo fine settimana, non potrà più celebrare messa nella sua chiesa.

I fatti per i quali si riferisce il provvedimento del Gip sono relativi ad una denuncia per appropriazione indebita, truffa e circonvenzione di incapace. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, che non ha mai restituito.

Don Vito Caradonna al momento è sotto processo a Marsala per il reato di tentata violenza sessuale.

I FATTI. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, M. D. G., ex militare della Marina, noto nella zona per i suoi problemi psichici, per i quali, nel 1991, dopo nove anni di servizio, fu congedato. Secondo quanto raccontato dalla vittima (che solo alla fine dello scorso ottobre, grazie all’aiuto dei suoi familiari e all’intervento di un legale, è riuscita a rientrare in possesso del denaro prestato al prete: in pratica, tutti i suoi risparmi), don Vito – per il quale la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari – gli chiese il denaro dicendogli che gli serviva per la chiesa e perché “doveva darlo agli angeli”. Ottenendolo in più soluzioni “abusando – secondo l’accusa – dello stato di infermità o deficienza psichica” del parrocchiano. Per circa quindici mesi, poi, avrebbe continuato a turlupinare la vittima consegnandogli, in cambio, assegni a vuoto e falsificando documenti postali che attestavano bonifici. Dall’indagine, coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Nicola Scalabrini, è inoltre emerso che don Vito aveva continuamente bisogno di denaro perché dedito al “Gratta e vinci”, con cui ha anche vinto 50 mila euro. Spesso il parroco chiedeva prestiti anche ad altri parrocchiani.
Di recente il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, gli ha revocato la competenza a gestire i beni patrimoniali della parrocchia di San Leonardo perché il religioso si è impossessato di oggetti votivi della chiesa.

IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE. Don Vito Caradonna è sotto processo attualmente perchè accusato di avere commesso abusi su un ragazzo maggiorenne. La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. Il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana. Una delle testimonianze più interessanti ascoltate al processo è quella dell’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.

Altra testimonianza quella dell’ex Vescovo, Calogero La Piana. «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana. Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo l’episodio si chiuse li.

http://a.marsala.it/cronaca/item/56693-cir…-a-marsala.html

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