Don Rappo patteggia per la violenza

Don Rappo patteggia per la violenza
L’INCHIESTA. Si chiude la vicenda giudiziaria scoppiata a gennaio quando un giovane di 20 anni di Torrebelvicino aveva denunciato ai carabinieri di essere stato abusato. L’ex coparroco di Santa Croce pattuisce 1 anno 10 mesi di carcere (pena sospesa) e versa un risarcimento di 40 mila euro
03/03/2012

Don Sergio Rappo, nato 59 anni fa a Fontaniva (Padova)

Quell’accusa scandalosa, «il prete ha abusato di me», pronunciata da un ragazzo titubante ed emozionato ai carabinieri all’inizio dell’anno, è veritiera. Don Sergio Rappo, 59 anni, originario di Fontaniva, ammette le proprie responsabilità, sebbene le circoscriva e le attenui, e patteggia. Il coparroco di Santa Croce a due mesi dall’apertura dell’inchiesta, che l’ha visto finire nell’occhio del ciclone per una violenza sessuale in oratorio ai danni di un ragazzo di Torrebelvicino di 20 anni, ha deciso di chiudere la partita processuale. Un passaggio indubbiamente sofferto e tormentato per il sacerdote, anche se maggiore angoscia ha provocato la vicenda nel ragazzo che gli si era avvicinato in cerca di aiuto, spirituale ma anche materiale, e che l’antivigilia di Natale sarebbe stato violentato a due passi dalla chiesa. L’uso del condizionale sulla consumazione della violenza, di fronte alla richiesta di patteggiamento a 1 anno 10 mesi di reclusione depositata in procura dall’avv. Michele Carrotta e controfirmata dal pm Antonella Toniolo per l’applicazione del gip, in apparenza potrebbe suonare contraddittoria. In realtà, da una parte ci sono le circostanziate dichiarazioni della vittima e dall’altra le ammissioni del sacerdote. Il quale, però, quando è stato interrogato ha fornito una versione più soft rispetto a quella del ragazzo, al quale si era avvicinato morbosamente, confessando che l’abuso a sfondo sessuale c’era stato e, dunque, aveva commesso una violazione di legge. Il giovane aveva denunciato ai carabinieri del capitano Ferrari e del luogotenente Asciolla di avere subito una grave umiliazione, fornendo una serie di indizi per provarla. Del resto, don Rappo dopo avere parlato col vescovo Beniamino Pizziol ed essersi fatto interrogare dal magistrato, era uscito subito di scena. Si era congedato dalla parrocchia di Santa Croce per la quale per quasi dieci anni era stato un affidabile e apprezzato punto di riferimento, soprattutto per i giovani dai quali era ben voluto. Il caso, come succede quando la magistratura irrompe in un contesto religioso per accertare fatti che suscitano tensione e polemiche, ha spaccato la comunità, tra innocensitisti e colpevolisi, suscitando forte turbamento tra i fedeli. Se la vicenda si è chiusa in tempi celeri, un ruolo decisivo l’ha interpretato il vescovo Pizziol, che dopo avere compreso che il giovane non era un mitomane e che don Sergio aveva violato non solo la legge dello Stato, ha rimosso il sacerdote e con coraggio ha chiesto che la dolorosa ferita fosse ricucita in tempi celeri. Il comunicato col quale la Diocesi a metà gennaio esprimeva vicinanza, «nella condivisione del dolore e della preoccupazione e nella preghiera, a quanti stanno vivendo questo particolare momento di prova e sofferenza», al di là del linguaggio curiale, diceva tutto. Il sacerdote per patteggiare con una pena che gli consentisse di rimanere al di sotto dei 2 anni di reclusione per violenza sessuale, e dunque ottenere la sospensione condizionale che gli eviti il carcere, si è impegnato a risarcire la vittima, che è assistita dall’avv. Gaetano Crisafi. Il prete ha già versato 20 mila euro prima che il pm Toniolo prestasse il consenso all’applicazione della pena, e altrettanti ne consegnerà al giovane in tempi brevi. Per chiudere, così, definitivamente un’inchiesta drammatica, visti gli alti valori in gioco, le afflizioni e i patimenti che hanno uscitato in tanti. Tenuto conto di come quell’abito talare indossato per decenni con umiltà sia stato macchiato in modo vergognoso.
Ivano Tolettini

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