«Gay e pedofili, la Chiesa mi stava stretta»

13 febbraio 2012
Don Cesare, la spiegazione ai fedeli

Il prete barista che ha deciso di lasciare la fidanzata per tornare a una vita sacerdotale, spiega le sue ragioni ai parrocchiani durante la messa di domenica
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Albenga – «Da qualche tempo, lo sappiamo, la chiesa viene un po’ bersagliata, non so se per verità: preti gay, preti pedofili, vescovi incriminati e chi più ne ha più ne metta. I giornali li leggete anche voi. E quindi evidentemente la situazione è cominciata a starmi un po’ stretta».

Don Cesare ha appena finito di leggere il passo del Vangelo che narra del lebbroso («Mi sono sentito come lui», ha confidato alla fine della funzione ai fedeli). È domenica, e come ogni domenica da qualche tempo a questa parte, anche ieri ha indossato l’abito talare per celebrare messa nell’entroterra d’Albenga. In settimana fa il barman a Savona, con la “sua” Flavia, la «prima donna di cui mi sono innamorato». Il fine settimana torna a fare il parroco a Vercesio e Cenesi. Due messe, una al mattino, l’altra al pomeriggio, davanti una pochi fedeli, dopo una settimana passata a servire aperitivi.

Dal pulpito preferisce non parlare di Flavia. Ma alla piccola comunità che lo ha accolto dopo l’emarginazione che ha conosciuto a Bastia, vuole spiegare che cosa gli è successo.

La crisi spirituale. La “fuga” a Savona. E poi i colloqui con il vescovo, che gli ha dato tempo per riflettere: «È grazie a lui, devo dire la verità, è grazie a lui che tutti criticano, se ho capito quanto è importante l’anima sacerdotale che ho dentro».

Don Cesare Donati, 48 anni, ex barman di bordo, entrato nella chiesa in età matura, deve delle spiegazioni ai suoi parrocchiani: «La mia domanda è come mai mi trovo in una situazione un così. Potrei anche fregarmene, tanto lo stipendio lo prendo lo stesso. Però la questione è proprio di sincerità nei riguardi della divinità». Critiche e autocritiche: «La nostra diocesi non brilla, io non mi metto certo da parte, in sincerità. Anche qui ci sono delle ipocrisie. Per questo ho deciso, anzi avevo deciso, di mollare tutto e di tornare a fare una vita normale. Ho pensato di aprire un locale, semplicemente una latteria, per poter vivere». Una scelta di vita che sembrava definitiva. Poi il ripensamento. «Sono stato anch’io vittima di un linciaggio morale ed emarginato, quando fui parroco a Bastia d’Albenga, come il lebbroso che racconta Gesù, ed ora sono stato malgiudicato ed incompreso in questa particolare vicenda». Una storia d’amore che ha suscitato polemiche a Bastia, che il sacerdote ha prima negato e poi ammesso. «In questi mesi – ha detto ai fedeli dall’altare – ho avuto dei colloqui con il vescovo. E ora sono contento di continuare a fare il parroco. Ho capito che devo rimanere in questa vita».

La chiesa è piccola, sedute tra le panche una decina di fedeli, sono tutte donne anziane e nessuna dice una parola. Sanno tutto, perché lo hanno letto sul giornale. E sanno anche che probabilmente il loro parroco sarà trasferito. Ma don Cesare sente il dovere di spiegare che la sua non sarà un’altra fuga: «Dopo Bastia mi hanno assegnato Vercesio e Cenesi, sono due parrocchie piccole. Capite benissimo che a quasi 50 anni non posso pretendere di andare avanti tanto tempo con due parrocchie così. Sicuramente il vescovo è intenzionato a darmi una parrocchia un po’ più grande».

«Dove me la darà? Quando me la darà? Quale sarà? Non lo so ancora. La messa è finita, andate in pace».

Don Cesare torna in sacrestia. Le fedeli si dileguano. Domani è lunedì e si vedrà.

http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2012/02/13/APLlPvsB-stretta_pedofili_chiesa.shtml

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