A SESTO CALENDE E’ ARRIVATO IL PRETE SPORCACCIONE

Il prete sporcaccione condannato in Ticino per pedofilia si è trasferito a Sesto Calende…

Don Italo condannato per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati in Ticino è sbarcato nella Parrocchia di Sesto Calende.
Il tribunale penale di Locarno ha aveva condannato qualche giorno fa’ a sei mesi di carcere, sospesi con la condizionale.

L’ex parroco di Gordola don Italo Casiraghi, è stato condannato per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati.
Il tribunale non lo ha invece riconosciuto colpevole di molestie sessuali.
La vittima era una ragazza 14 enne. Il sacerdote, 63 anni, aveva inviato ripetutamente centinaia di SMS e fotografie che lo ritraevano in pose oscene all’adolescente. Sorpreso nel tentativo di palpeggiare e passare a vie di fatto, il prete ha parzialmente ammesso le sue colpe.

L’accusa aveva richiesto 12 mesi, la difesa al massimo 14 giorni, peraltro già scontati dal prete in detenzione preventiva.
Ora Don Italo Casiraghi è a Sesto Calende, speriamo non in un contesto ove possa fare nuovi e piu’ gravi danni.

Sotto l’ articolo dal quale ho tratto la notizia, pbblicato su il quotidiano ticinese La Regione
Il commento

Vittima due volte, del parroco e dell’inchiesta

di Serse Forni

Nel pronunciare la sentenza contro l’ex parroco di Gordola don Italo Casiraghi, la giudice Giovanna Roggero- Will è stata chiara: lo Stato non deve spingere un cittadino a commettere un reato per poi punirlo.
L’inchiesta ‘ mascherata’, servita a raccogliere prove contro il sacerdote, è invece andata in questa direzione.
Ancora più grave è il fatto che nelle indagini sia stata coinvolta una minorenne.
La ragazza, che anelava giustizia, è stata usata come esca, come un vero e proprio agente infiltrato, e ha dovuto subire le nefandezze propinatele dal prete. Chi doveva garantire i suoi diritti non l’ha fatto. I genitori, per più di venti giorni, si sono fidati della Magistratura e della professionalità di chi gestiva il delicato dossier.
Alla fine, però, si sono resi conto che ci si stava spingendo troppo avanti. Solo a quel momento è scattata l’operazione che ha portato all’arresto.
Quando il ‘ bubbone’ è scoppiato, tutti hanno capito che qualcosa era andato storto: la quattordicenne è stata sì vittima delle attenzioni sessuali del parroco, ma anche delle discutibili modalità dell’inchiesta. Vittima due volte, perciò. Ma ormai era troppo tardi e il danno era stato fatto.
La ragazzina ha dovuto pagare anche altre fatture molto salate; una comunità che si ritrova con il parroco dietro le sbarre per pedofilia purtroppo non sempre sa dimostrarsi incline al perdono con gli accusatori. Durante il processo è emerso che ci sono state telefonate anonime con insulti e persino minacce alla quattordicenne, a sua madre e a suo padre.
Ma torniamo alle scelte degli inquirenti, rivelatesi tanto poco assennate che la giudice non ha potuto non tenerne conto nel decidere la pena per don Casiraghi.
L’accusato – e ciò è inaccettabile – è stato evidentemente provocato e quindi spinto a commettere un reato.
A favore di chi ha condotto l’inchiesta si può spezzare un’unica, esile, lancia. All’inizio sembrava che dietro alle centinaia di messaggini sconci, alle telefonate erotiche e ai racconti pornografici, ci fosse un terribile giro, con festini e orge nella casa parrocchiale. L’anziano sacerdote ha parlato più volte, ai suoi giovani amici, di una stanza segreta nella sua abitazione; un locale che però, come si è stabilito in seguito, esisteva solo nella sua fantasia bacata. Comprensibile, da parte della Polizia e della Magistratura, pensare al peggio e assecondare chi aveva deciso di agire, di prestarsi per raccogliere prove. Ci si può domandare quanti, a Gordola, sapevano, ma hanno preferito non dire nulla.
Un po’ come nel gioco del silenzio, che fanno tanti bambini: si conta fino a tre, poi tutti tacciono e il primo che parla perde.

Ma qualcuno ha parlato, e ora, al termine del processo, i fatti sono chiari.
Un parroco ha abusato della sua autorità; indossando la tonaca – simbolo di ineccepibile moralità e di amore cristiano – , ha attirato dei minorenni nella sua rete per i suoi piaceri sessuali. Ragazze e ragazzi affidatigli da genitori abituati ad avere fiducia cieca nei rappresentanti della Chiesa.
Peccato che don Casiraghi non abbia colto l’occasione offertagli del processo per mostrare un sincero pentimento. Durante il dibattimento ha più volte tentato, con tono accusatorio, di spostare la colpa sulla ragazza. Inoltre, si è augurato pubblicamente che nella parrocchia in cui si trova ora, a Sesto Calende ( all’altra estremità del Lago Maggiore), il suo passato e i suoi ‘ segreti ticinesi’ restino sconosciuti.

http://italy.indymedia.org/news/2005/10/908658.php

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