Abusi su una bambina: sotto processo in tribunale l’ex parroco di Segariu

CAGLIARI. Un tentativo di baciarla sulla bocca, poi di palparle il seno, infine la mano afferrata saldamente per costringerla a toccargli i genitali: da una parte Raimondo Meloni, ex parroco di Segariu con esperienze passate a Uta e Arixi, nella parte della vittima una bambina che quel giorno – era il 16 giugno 2009 – aveva appena dieci anni. Ieri si è aperto davanti ai giudici della prima sezione del tribunale il processo al sacerdote accusato di violenza sessuale su minore infraquattordicenne e la ragazzina, con le porte dell’aula chiuse al pubblico, ha risposto alle domande del pm Guido Pani confermando quanto accadde quell’estate.  Racconto semplice, nella sua indiscutibile gravità: lei si trovava nella piazza della parrocchia, a Segariu. Bussò alla porta della sagrestia, forse voleva parlare col sacerdote. Lui, don Meloni, le aprì e subito manifestò le sue intenzioni: la afferrò, cercò di baciarla sulla bocca, poi il resto. La bambina non si perse d’animo e tentò di divincolarsi, di sfuggire alla stretta del reliogioso che appariva colto da un impulso irrefrenabile. Alla fine riuscì a liberarsi e a correre verso casa, davanti allo sguardo del parroco che probabilmente in quell’attimo si rese conto di quello che aveva fatto e delle conseguenze che avrebbe avuto. La bambina tornò a casa sconvolta e raccontò tutto alla madre. Da quel momento l’episodio diventa un caso giudiziario: i carabinieri indagano e trasmettono un primo rapporto alla Procura della Repubblica. Il pm Sandro Pili sente la piccola vittima secondo le procedure, in forma protetta e sotto la vigilanza di una psicologa infantile. Il racconto della bambina è preciso, circostanziato, non sembrano emergere contraddizioni e zone d’ombra. Mentre don Meloni viene prontamente mandato in pensione dall’arcivescovo Giuseppe Mani l’inchiesta volge alla conclusione e l’ormai ex parroco di Segariu finisce a giudizio. Viene difeso dall’avvocato Sebastiano Cheri e fin dal primo momento ha sempre negato di aver messo le mani addosso alla ragazzina. Quella di ieri era la seconda udienza del dibattimento, ma la prima era saltata perché la vittima non si è presentata e neppure alcuno tra i familiari. Il processo andràò avanti il 23 febbraio con l’esame della madre e di altri parenti della bambina, che dovranno riferire al tribunale presieduto da Massimo Poddighe i particolari della vicenda, raccolti nel corso delle indagini.  L’ex parroco di Segariu rischia una condanna da sei a dodici anni, ma la scelta del rito ordinario malgrado gli elementi d’accusa raccolti dalla Procura indica che la difesa ritiene la sua posizione tutt’altro che compromessa. Il sacerdote sarà sentito in aula alla conclusione della fase dibattimentale ed è certo che il suo sarà un racconto alternativo dei fatti accaduti quel giorno, per i quali si trova a dover rispondere di reati gravissimi e ancora più gravi se rapportati al ruolo che don Meloni svolgeva nella comunità di Segariu, dov’era conosciuto anche per le sue esternazioni a volte provocatorie sui metodi educativi da usare coi ragazzi.

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