Tra il bue e l’asinello rispunta Marco Simeon

27 gennaio 2012
Il sanremese Marco Simeon, che trovo’ il suo posto nel presepe vivente del cardinal Bagnasco(insieme nella foto di Riviera24.it) , si conquistamarco-simeon-bagnasco-riviera24.it la prima pagina de Il Fatto Quotidiano per una storia di presunte spese folli all’ombra dei sacri colonnati
Oltre al resto, nella contabilità de Ca’ de Cristu, avvelenata dal diavolo di servizio, un presepe costato 550.000 “euri”.
La fede o ce l’hai o non ce l’hai.
Bambini, chinatevi tranquilli a raccogliere la biglia. Don Seppia ed il Cardinal Bagnasco vegliano su di voi.
Buona lettura
Marco

http://www.beveraedintorni.com/index.php?o…Itemid=88888921

venerdì 27 gennaio 2012
“Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione”.
fonte: Fides et Forma…GRANDI FUNERALI A CORTE!
S.E. il Cardinal Bertone
Aggiornamento: il Fatto Quotidiano pubblica oggi una seconda lettera di Mons. Viganò al Cardinal Bertone rivelando che l’autore degli articoli anonimi de “Il Giornale” era Marco Simeon e altri deprimenti particolari.

di Francesco Colafemmina

Molti di voi avranno visto ieri sera la trasmissione “Gli Intoccabili” condotta su La7 da Gianluigi Nuzzi. Argomento della trasmissione: la defenestrazione di Mons. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ad opera del Cardinal Bertone e dei suoi accoliti. Purtroppo per il Cardinale e, ahimè, per il Santo Padre, a difendere la Santa Sede dall’accusa di essere una specie di piccola corte dei misteri, piena di inganni, invidie, ricatti, è stato chiamato in studio l’integerrimo professor Vian. Un uomo di cultura, equilibrato, un professore e un giornalista di altissimo profilo che tuttavia non ha una gran confidenza con il mezzo televisivo. Risultato: lo scandalo non può più essere arginato. Dunque tanto vale parlarne. E per farlo comincerò andando a ritroso…

All’inizio del settembre 2011 emerse la notizia pubblicata inizialmente da Panorama di un “corvo in Vaticano”. Un misterioso anonimo autore di una missiva al vetriolo contro il Cardinal Bertone. Tale missiva cominciava con una citazione di San Giovanni Bosco: “Grandi funerali a corte!”. La citazione riguardava un “minaccioso sogno” del Santo che preannunciava nel 1854, mentre si discuteva l’abolizione degli ordini religiosi, lutti nella famiglia di Vittorio Emanuele II.
Solo dei fantasiosi lettori di Dan Brown poterono immaginare nel settembre scorso che dietro quella citazione vi fosse una tremenda minaccia di morte al Segretario di Stato. In realtà qualcuno preparava una vendetta e lo scombussolamento della “cricca” bertoniana in Vaticano.

Questo qualcuno era vicino a Carlo Maria Viganò, nominato nel luglio del 2009 segretario del Governatorato e poi “deposto” con una lettera di Bertone del 13 agosto del 2011 per essere spedito a Washington, in qualità di nunzio apostolico.

Ma le avvisaglie di questa deposizione c’erano già almeno dall’inizio del 2011. Il 5 febbraio appariva su “Il Giornale” un articolo praticamente anonimo che parlava della volontà di Viganò di sostituire il servizio di intelligence vaticana “interno” affidato ad “una persona perbene” con un servizio affidato ad un’azienda esterna. La persona perbene sarebbe l’aretino Domenico Giani, l’arcivescovo cattivo Mons. Viganò: “Si teme per la sicurezza, per la riservatezza; non piacciono le iniziative di chi è interessato a cambiare un sistema che per anni ha funzionato e servito con fedeltà coloro a cui, in via esclusiva, deve rispondere. L’intelligence vaticana è curata da un uomo perbene, che ha ben chiaro quali sono i suoi superiori, tuttavia la pressione esercitata da un arcivescovo per sostituire al lavoro interno, una centrale di sicurezza fornita da una società esterna, sta diventando insostenibile. Chi è questo arcivescovo dallo sguardo arcigno, che mette in fermento il santo condominio? Il nome è coperto da segreto. Chi sarà?”

Il nome è quello di Viganò, cui viene rinfacciata l’accusa – fondata? – di essere un nepotista, per via della presenza in Vaticano in particolare di suo nipote Carlo Maria Polvani. L’articolo concludeva: “Il fatto è che dal Palazzo Apostolico qualcuno, appassionato di calcio, ad un certo punto interverrà per richiamare il giocatore con le parole di un celebre allenatore. C’è da immaginarsi che l’ammonimento sarà «Zeru Tituli». Insomma anche in Vaticano vale ancora la competenza, principio inderogabile, soprattutto in un ambiente che sul segreto ha costruito la propria inviolabilità.”

Ecco arrivare, dunque, lo sportivo Bertone che ammonisce Viganò e lo manda via… Quando però a settembre arriva la lettera del “Corvo” chi viene chiamato ad indagare? Proprio Domenico Giani, già ex ufficiale del Sisde. Tutta questa vicenda ci mostra dunque un sistema fatto di ricatti trasversali, di “dossier”, di informazioni riservate e lettere anonime che rischia di implodere. E il guaio è che questo sistema coincide con il centro spirituale del Cattolicesimo.

Andiamo avanti. Nella trasmissione di ieri sono state mostrate delle inquietanti lettere scritte da Monsignor Viganò al Pontefice e al Segretario di Stato. Diffondere queste lettere attraverso i mass media non è certamente un metodo ortodosso per comunicare il proprio disagio. Assomiglia più ad un “regolamento di conti”, ma non è detto che dietro il regolamento di conti non ci sia un potenziale beneficio per la Santa Sede e per il Cattolicesimo. Perché è evidente che queste lettere vengono diffuse oggi a poche settimane dall’annuncio del concistoro blindato dal Cardinal Bertone. Costituiscono dunque l’apertura di una vera e propria guerra per il prossimo conclave, nella quale è chiaro chi potrebbe soccombere ma non è evidente il volto del potenziale vincitore.

Questa guerra è tuttavia estesa su un fronte molto più ampio di quanto noi possiamo immaginare. E questo fronte lambisce il potere laico della massoneria, il potere della finanza, il potere della politica (per verità molto ridimensionato rispetto al passato). Monsignor Viganò cita infatti fra gli artefici del complotto volto a screditarlo prima e a defenestrarlo poi un tal Marco Simeon. Enfant prodige legato a Bertone e salito agli onori della cronaca nel 2011 per le sue frequentazioni con il presunto capo della P4, Luigi Bisignani. Simeon chiamerebbe Bisignani al telefono “coach” (allenatore). Ma già nel 2010 nell’ambito di altre intercettazioni telefoniche per la gestione degli appalti del G8 a La Maddalena appare questa figura del “coach” in una comunicazione fra Simeon e un terzo. Oggetto della discussione fra Simeon e Bisignani era un articolo dell’Espresso dedicato ai traffici relativi al G8. E tutti ricorderete che per lo scandalo degli appalti del G8 fu arrestato Angelo Balducci, già gentiluomo di Sua Santità e frequentatore di Mons. Camaldo, cerimoniere del Papa, meglio noto con un nomignolo irriverente che richiama alla mente il film “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Camaldo come appurò qualche anno fa il pm Woodcock era implicatoin un’operazione finanziaria per l’acquisto di una villa appartenuta a Sophia Loren con lo scopo di realizzarci la sede di un’associazione massonica. Camaldo è ancora fra i cerimonieri del Papa.

Da questi fatti emerge l’immagine di un Vaticano che non si occupa affatto di religione, che non promuove la fede, ma vive di ricatti, raggiri, corruzione e talvolta depravazione. Emerge l’immagine di un Papa che non governa o che è messo nelle condizioni di non governare. Emerge l’immagine di un Segretario di Stato onnipotente che alimenta carrierismi e affari privati all’ombra del cupolone.Questa è l’immagine di una gerarchia ripugnante. E non importa se oggi non ne parla quasi nessun quotidiano, neppure quelli online, solo perché è scattato il coprifuoco. Verrebbe piuttosto da chiedersi perché i quotidiani italiani, sempre pronti a sparlare della Chiesa oggi si disinteressino ad uno scandalo così macroscopico. Sapere che il Vaticano organizza un presepe in piazza San Pietro dal costo esorbitante di 550.000 euro è una notizia formidabile! Come sapere che il Vaticano nel 2009 ha perso 2 milioni e mezzo di dollari in una sola operazione finanziaria sbagliata… E questi dati sono contenuti nella lettera di Monsignor Viganò al Papa.

Perverso e inutile sarebbe difendere l’indifendibile. Tirar fuori i soliti ritornelli sui preti che sono prima di tutto uomini. Il fumo di Satana si è davvero insinuato in Vaticano e pur essendoci ancora numerosi sacerdoti, Vescovi e Cardinali degni e forse santi, essi sono sopraffatti dalla melmosa incrostazione di interessi e privilegi che soffoca ogni spiraglio di spiritualità. A questo punto, da semplice cattolico, non posso che augurarmi che i metaforici grandi funerali a corte ci siano per davvero. Che lo scandalo faccia piazza pulita degli intrecci fra Chiesa e potentati massonici. Si scandalizzeranno in molti, qualcuno perderà la fede, ma se non si tagliano i rami secchi e malati la pianta finirà per morire del tutto.

http://nullapossiamocontrolaverita.blogspo…che-veniva.html

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