La vera storia di Don Rock. Quel padre è padre

L’incontro in chiesa, lui sull’altare a dire messa, lei tra i fedeli. La voglia di spiritualità della donna, la volontà di fare la cresima. L’offerta di un corso individuale da parte del sacerdote. Le lezioni a porte chiuse e luci basse in sacrestia. Poi i messaggini come due innamorati, gli incontri furtivi, la scoperta di essere incinta. Il parto prematuro, la corsa in ospedale a battezzare un neonato che rischia di non farcela. Quindi l’allontanamento, la rabbia, le accuse, i test fatti in casa. Fino al processo per il riconoscimento coatto della paternità.

Ecco i retroscena della storia iniziata nel 1999 tra Paolo Spoladore, prete padovano e parroco-cantautore molto famoso in Veneto, e una psicologa cinquantenne che vive nella stessa città. Il 28 settembre il giudice del Tribunale per i minorenni di Venezia, Maria Teresa Rossi, ha stabilito che il sacerdote è il padre del bambino di 9 anni, figlio della donna. La notizia è senza precedenti: mai era accaduto in Italia che un giudice arrivasse a stabilire la paternità di un prete, il quale peraltro non si è mai presentato alle udienze del processo e si è rifiutato di sottoporsi al test del dna (anche Panorama lo ha cercato inutilmente).

La relazione tra «Don Rock», come lo hanno ribattezzato da anni i fedeli, e la psicologa, che chiameremo Annalia, inizia quando un’amica parla alla donna di una «parrocchia speciale» e di un «prete speciale», e le consiglia di farci un salto, pronta a scommettere che da quel momento si sarebbe riavvicinata a Dio. Annalia va a messa in quella chiesa il giorno di Pasqua. La costruzione è moderna, immersa nella zona industriale di Padova, fra anonimi capannoni di cemento. Dentro la chiesa, invece, l’atmosfera è come sospesa, elettrizzante, magica. Sopra l’altare c’è un grosso schermo dove scorrono le immagini del Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, con quel bellissimo Gesù con gli occhi grandi. Annalia rimane affascinata, segue ogni parola dell’omelia, che per la prima volta nella vita le appare coinvolgente.

La domenica dopo torna a messa. Don Paolo è sempre lì, sull’altare, con il micro fono in mano: libero, teatrale, istrionico. Annalia decide che è arrivato il momento di fare la cresima. Va in sacrestia, chiede, s’informa. Il sacerdote non può metterla nel corso con i bambini, si offre di prepararla con lezioni individuali. I due si scambiano il numero di cellulare. Le sedute preparatorie alla cresima si svolgono in sacrestia, a porte chiuse e con luci soffuse. Lui è seducente, lei è affascinata. Alla quarta o quinta volta fanno l’amore.

Nei giorni successivi gli scambi di messaggini sono frenetici, come due adolescenti. Annalia è innamorata, pensa che lui lascerà presto la tonaca e andrà a vivere con lei, metteranno su famiglia e vivranno felici per sempre. Intanto, nell’attesa del grande giorno, va a messa ogni sera. In prima fila. Don Rock la riceve in sacrestia subito dopo la funzione, chiude a chiave la porta, dietro la quale ci sono gli altri fedeli, e la trascina sul divano o sul tappeto.

Passano due anni, tra incontri furtivi e mani sfiorate nel momento in cui il parroco le porge la comunione sull’altare. Ma Annalia non è stupida, capisce che don Paolo non lascerà mai la Chiesa per lei. Prova a staccarsi, ma non ci riesce: lui chiama e lei corre. Sempre in sacrestia. Il prete, però, non usa precauzioni e lei rimane incinta. Un giorno dell’estate 2001 va in chiesa, aspetta la fine della messa, gli dice tutto. Don Rock sbianca. Annalia vive una gravidanza problematica, tra minacce di aborto, ricoveri in ospedale e mesi passati a letto. Lui va a trovarla a casa, come il buon prete che fa visita a una parrocchiana in difficoltà. Non mette in discussione il fatto che il bambino sia suo figlio. Ogni qual volta lei ne parla, lui dice: «Vedremo…». Poi fanno l’amore.

Il bambino nasce prematuro, al settimo mese. Lei chiama il prete al telefono, gli urla la notizia con gioia, dice che lo chiamerà con il nome del suo santo preferito. Don Paolo sembra felice. Poi il bambino vive giornate difficili, perde peso. Lei è preoccupata, lo chiama, gli chiede di passare in ospedale. Lui arriva e battezza il bambino. Ma non lo chiama per nome, da quel momento in avanti lo indicherà soltanto con due parole: «Questa realtà».

Trascorre 1 anno e don Paolo non si fa più vedere né sentire. Annalia passa un brutto periodo, si ammala, ha difficoltà sul lavoro. Alle persone che le chiedono del padre del bambino racconta che è un uomo sposato, che ha una moglie molto malata e che di comune accordo hanno deciso che il piccolo avrebbe dovuto rimanere con lei.

Il bambino intanto ha 3 anni. Un bel giorno torna dall’asilo con il faccino triste: «Mamma, perché anche io devo fare tutti i lavoretti per la festa del papà, se poi io un papà non ce l’ho?». Da quel momento le domande del bambino si fanno insistenti. Vuole vedere quel padre lontano. La donna non ce la fa più, anche perché, intanto, incontra difficoltà crescenti dal punto di vista economico. Così chiama don Paolo, gli racconta delle domande del figlio. Ma il sacerdote non vuole saperne. Si arrangi.

Annalia prova a ristabilire un rapporto grazie a un amico di lui. Per un po’ ci riesce: una volta al mese don Paolo le manda almeno dei soldi in una busta bianca. Ogni tanto escono a mangiare la pizza. E quando il bambino compie 6 anni lei invita il parroco a casa per fare in modo che tra i due ci sia almeno un barlume di rapporto.

Il bambino cresce, insiste: vuole la verità. La madre gli racconta che è stato il frutto di un grande amore, ma adesso papà e mamma non stanno più insieme. Don Paolo si dice disposto a riconoscere il bambino, però prima pretende un test del dna. Insieme ordinano un kit, sotto falso nome. Quando alla fine emerge il risultato positivo, lui accusa lei di avere manomesso il tutto.

Qualche giorno dopo Annalia rivela la verità al figlio. La sua reazione è rabbiosa: piange, urla, si chiude nella sua stanza. Poi lo racconta a scuola: ai compagni e alle maestre. La notizia diventa di dominio pubblico. Annalia viene convocata dal vescovo e dall’avvocato del sacerdote. Rifiuta ogni tentativo di accordo. Si va in tribunale, ci si affida alla legge degli uomini.

http://blog.panorama.it/italia/2011/10/24/…-padre-e-padre/

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