La Diocesi: «La comunità cristiana prenda le distanze da don Paolo»

La Diocesi: «La comunità cristiana prenda le distanze da don Paolo»
Dopo la sentenza che ha stabilito la paternità di Spoladore, Monsignor Prosdocimo: «Ha la responsabilità di occuparsi di suo figlio». Ma i fan lo difendono

Per il tribunale dei minori «don rock» padre di un bimbo
Il prete sospeso torna ai corsi. Lo ospita l’auditorium di Cielle

PADOVA – Ora che la giustizia terrena si è pronunciata, attribuendo formalmente la paternità a don Paolo Spoladore, il 50enne ex parroco di San Lazzaro, noto in tutto il Veneto per i suoi corsi di formazione «misticheggianti» e la sua arte canora (attività in grado di fruttare al prete un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro), anche la Diocesi punta il dito contro il sacerdote. «Questa sentenza del tribunale dei minori – dice monsignor Daniele Prosdocimo, vicario Del vescovo Antonio Mattiazzo per la Pastorale della Città -, che stabilisce che don Paolo è padre di un figlio di nove anni, è importante. Quando è accertato che hai un figlio, infatti, c’è una responsabilità umana di seguirlo. È Il diritto naturale che ci pone di fronte a queste questioni. Il giudice ha stabilito anche che il bambino dovrà avere il cognome del padre e quindi è un bene».

La Chiesa di Padova non si limita alla reprimenda del comportamento del sacerdote. Durissima la presa di posizione verso tutta la sua attività, fatta, come si diceva, anche di concerti e di corsi di formazione (incentrati su tematiche di medicina alternativa, comunicazione, mistica, psicologia). «La sentenza – prosegue infatti il vicario – pone ancora più concretamente le questioni sollevate un anno e mezzo fa, quando il caso è venuto a galla. Si conferma dunque il senso della sospensione a divinis, già pronunciata dal tribunale ecclesiastico, nonché la presa di distanza della comunità cristiana da tutto quello che riguarda l’attività pastorale di don Spoladore e della attività della società che gestisce i suoi interessi, la Usiogope». La Diocesi, pur riconoscendo che «don Paolo ha lavorato e fatto molto per la Chiesa in questi anni», afferma ora che tutti i suoi corsi e le sue attività sono da considerare «iniziative personali» dalle quali «la comunità cristiana prende le distanze». Una partita complessa, dunque, nella quale la questione della paternità, riconosciuta definitivamente dal tribunale dei minori di Venezia, dopo la denuncia fatta un anno e mezzo fa da una 49enne psicologa romana residente a Padova, rischia di diventare solo uno degli elementi di giudizio del caso Spoladore.

Intanto comunque la parola del giudice pesa, eccome. «A questo punto – conclude monsignor Prosdocimo – il procedimento di diritto canonico, che ha già stabilito un anno e mezzo fa la sospensione a divinis del sacerdote, andrà avanti e ci saranno ulteriori sviluppi». La questione è affidata al tribunale ecclesiastico, diretto da don Tiziano Vanzetto. Ma, come assicura lo stesso monsignor Prosdocimo, «il vescovo resta il primo a seguire il caso». Il diretto interessato dal canto suo continua a non rispondere. Anche ieri dalla Usiogope si è sentito soltanto un cortese no comment. Su internet, invece, tra i tanti fedeli del prete, si poteva cogliere uno stato di disorientamento, ma anche di vicinanza e sostegno all’uomo. «Vogliono fermare l’Amore con delle operazioni mediatiche, una battaglia già persa», ha scritto un ragazzo sulla bacheca Facebook degli amici del Donpa. Per il momento però il tribunale ha soltanto ridato ad un bimbo di 9 anni la dignità di avere un padre.

Giovanni Viafora
12 ottobre 2011

http://corrieredelveneto.corriere.it/venet…796670158.shtml

Advertisements