Don Rutigliano e la sua doppia verità

Il giovane prete pugliese dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore” dal Vaticano si concede ad altri mezzi di informazione ribaltando completamente le sue stesse affermazioni

SIDERNO (RC) – Che sia il “personaggio del momento” non c’è dubbio. Il reverendo Francesco Rutigliano rimbalza ormai su ogni media possibile, con la leggerezza di un fringuello tipica della sua giovane età, all’indomani del decreto n. 197 del 20 giugno 2011, con cui il Tribunale apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, di Città del Vaticano, lo ha dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio ai danni del signor C. A. nel periodo fra il 2006 ed il 2008”.

Una notizia trattata da questa testata giornalistica per ben due volte in prima pagina, e dando congruo spazio anche ad una sua replica, che all’ex parroco di Bivongi non è evidentemente bastata; e così, si apprende di una “intervista-fiume” concessa ad un altro quotidiano nella giornata di ieri, il cui contenuto lascia alquanto perplessi quantomeno agli occhi del lettore, allorquando lo stesso prete di origini pugliesi afferma tutto ed il contrario di tutto rispetto a quanto rilasciato al nostro collega Domenico Miceli.

Ed invero, don Rutigliano afferma a CO che “al sottoscritto nessun tribunale civile ed ecclesiastico ha mai ascritto sentenza per condanna a mio carico il crimine di pedofilia”, negando quindi del tutto l’esistenza del sopraccitato documento, salvo poi riconoscerne la fisica presenza ad altro mezzo d’informazione, ma guardacaso omettendo per intero la dichiarazione di colpevolezza sottoscritta dal delegato Carlo Dezzuto; da Mons. Dott. Robert Deeley, assessore, ed infine da Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, per “ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, che se non è definibile, questa, come “pedofilia”, proprio non si ha idea di cosa possa essere. Ma tant’è!

Andando avanti sempre “il Nostro” asserisce di non essere stato condannato ma “congelato”, subito dopo avere rilasciato a CO l’affermazione secondo cui egli è “orgogliosamente appartenente alla diocesi di Locri, sono fuori per delle scelte condivise”, ma essendo in linea coerentemente perfetta con le disposizioni finali dello stesso decreto con cui gli è stato fatto “divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico”. Dove voglia andare a parare, il reverendo Francesco Rutigliano, non è dato sapere, certo è che se un giorno afferma un concetto per poi smentirlo domani e dopodomani pure, una gran bella figura di certo proprio non la fa.

Antonio Baldari

*tratto da “Calabria Ora” del 12 ottobre 2011                

Advertisements