“Il mio assistito è vergine”. Ma la Congregazione ricusa l’elemento…

La difesa esibisce apposita perizia di parte ma il Tribunale non ne tiene conto spiegandone il perché

SIDERNO (RC) – Dalle carte del processo a carico del reverendo Francesco Rutigliano, a discolpa dell’imputato, c’è un significativo passaggio in cui la difesa invoca la sua, presunta, innocenza adducendo dei motivi di carattere…anatomico! Nel senso più stretto del termine, in considerazione del fatto che si vorrebbe dimostrare “l’integrità del frenulo del pene dell’accusato invocando il fatto come indice della sua verginità” – si legge in maniera netta ed inequivocabile al capo g) del punto 3.

Una singolare evidenziazione che però non turba più di tanto il costituito Tribunale atteso che “Questo elemento va però ricusato – si precisa con dovizia di dettagli – perché è facilmente riscontrabile nella letteratura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale: anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai”.

Un particolare, questo, di non poco conto che la Congregazione della Dottrina della Fede fermamente respinge anche quando si adduce circa “i segni particolari sul corpo dell’accusato debbano essere stati necessariamente notati dal presunto abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notato detti segni” – dando ulteriormente spazio all’analisi anatomica di cui sopra.

Che si intreccia ancora una volta con la sudditanza psicologica nei confronti dell’accusato, per parte dell’adolescente C. A., tendente a legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale “un lungo vagabondaggio vocazionale, con assenza di una verifica costante ed approfondita del percorso di maturazione da parte di formatori e direttori spirituali e forte di rischio di autoreferenzialità – scrive per esteso il Tribunale ecclesiastico – il bisogno di sentirsi costantemente confermato dall’approvazione degli altri, le affermazioni di autorità effettuate mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, che depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo di un bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante”.

Antonio Baldari

*tratto da “Calabria Ora” dell’8 ottobre 2011    

Advertisements