La Asl paga il prete ex pedofilo

La  Asl paga il prete ex pedofilo
Martedì 13 Settembre 2011 08:12 Redazione_1

BRINDISI – Atti di libidine violenta nei confronti di due bambine: uno dei sei sacerdoti assunti e pagati dalla Asl di Brindisi ha un arresto e una condanna nel proprio curriculum vitae. Per abusi sessuali su minori che furono oggetto di indagine della procura di Brindisi nel 1991 e la ragione di una richiesta di applicazione della custodia cautelare che fu accordata da un giudice. Il prete fa il cappellano, è stato assunto nell’ottobre scorso e presta servizio nell’ospedale Perrino di Brindisi. La designazione è dellla Curia, che ha pieni poteri nel decidere chi, fra i sacerdoti della diocesi, debba curarsi delle anime in pena che si ritrovano in una struttura sanitaria per motivi di salute più o meno gravi.
La Azienda sanitaria locale che stipula il contratto di “co.co.co” ratificando di fatto gli intendimenti della Chiesa non ha verificato, così come accadrebbe invece per qualsiasi altro dipendente, dal portantino al dirigente, cosa ci fosse nel casellario giudiziario del prete. Se per caso in elenco si scorgessero condanne definitive per reati gravi a tal punto da rendere incompatibile l’aggirarsi dell’uomo in abito talare, notte e giorno, per i corridoio del nosocomio. Dalla Geriatria fino alla Pediatria: senza limiti di sorta.
I fatti sono vecchi ma non sono mai caduti nell’oblio. Ricordano in molti cosa accadde nel lontano 1992 quando i giornali riportarono la notizia di un arresto “eccellente”. La pedofilia in ambienti ecclesiali non era all’ordine del giorno. Non ancora quel nervo scoperto che ha costretto il Pontefice a esprimersi pubblicamente e condannare, pur nella consapevolezza che è sempre successo e che spesso è stato tutto sotterrato. I genitori di due bimbe che frequentavano una parrocchia della provincia di Brindisi si recarono dalla polizia e formularono una denuncia – querela completa di dettagli inquietanti.
Immediatamente le notizie furono girate al sostituto procuratore di turno: il fascicolo fu aperto immediatamente e l’inchiesta fu chiusa in poco tempo. Non si dovette indagare a lungo. Fu disposta una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del prete, che all’epoca faceva il cappellano militare a Bari. I fatti furono ritenuti gravi, così come si concluse che c’erano i presupposti per applicare una misura restrittiva, le cosiddette esigenze cautelari.
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Una vicenda destinata a creare nuove polemiche sui sacerdoti stipendiati dall’Azienda
Asl,uno dei cappellani fu
condannato per pedofilia
Passato scomodo per il prete assunto come consulente spirituale dei malati

di ROBERTA GRASSI
BRINDISI – Atti di libidine
violenta nei confronti di due
bambine: uno dei sei sacerdoti
assunti e pagati dalla Asl di
Brindisi ha un arresto e una condanna
nel proprio curriculum
vitae. Per abusi sessuali su
minori che furono oggetto di
indagine della procura di
Brindisi nel 1991 e la ragione di
una richiesta di applicazione
della custodia cautelare che fu
accordata da un giudice. Il prete
fa il cappellano, è stato assunto
nell’ottobre scorso e presta servizio
nell’ospedale Perrino di
Brindisi. La designazione è dellla
Curia, che ha pieni poteri nel
decidere chi, fra i sacerdoti della
diocesi, debba curarsi delle
anime in pena che si ritrovano in
una struttura sanitaria per motivi
di salute più o meno gravi.
La Azienda sanitaria locale che
stipula il contratto di “co.co.co”
ratificando di fatto gli intendimenti
della Chiesa non ha verificato,
così come accadrebbe
invece per qualsiasi altro dipendente,
dal portantino al dirigente,
cosa ci fosse nel casellario
giudiziario del prete. Se per caso
in elenco si scorgessero condanne
definitive per reati gravi a tal
punto da rendere incompatibile
l’aggirarsi dell’uomo in abito
talare, notte e giorno, per i corridoio
del nosocomio. Dalla
Geriatria fino alla Pediatria:
senza limiti di sorta.
I fatti sono vecchi ma non sono
mai caduti nell’oblio. Ricordano
in molti cosa accadde nel lontano
1992 quando i giornali riportarono
la notizia di un arresto
“eccellente”. La pedofilia
in ambienti ecclesiali non
era all’ordine del giorno.
Non ancora quel nervo
scoperto che ha costretto il
Pontefice a esprimersi
pubblicamente e condannare,
pur nella consapevolezza
che è sempre successo
e che spesso è stato
tutto sotterrato. I genitori di due
bimbe che frequentavano una
parrocchia della provincia di
Brindisi si recarono dalla polizia
e formularono una denuncia –
querela completa di dettagli
inquietanti.
Immediatamente le notizie furono
girate al sostituto procuratore
di turno: il fascicolo fu aperto
immediatamente e l’inchiesta fu
chiusa in poco
tempo. Non si dovette indagare
a lungo. Fu disposta una ordinanza
di custodia cautelare in
carcere a carico del prete, che
all’epoca faceva il cappellano
militare a Bari. I fatti furono
ritenuti gravi, così come si concluse
che c’erano i presupposti
per applicare una misura restrittiva,
le cosiddette esigenze cautelari.
Poteva fuggire, inquinare le
prove o addirittura rifarlo
il giovane sacerdote. Si scrissero
fiumi di parole, poi fu celebrato
un processo che si è ormai concluso
da tempo. L’uomo di chiesa
poté beneficiare della sospensione
condizionale della pena,
dopo la condanna. Per anni è
stato in Congo, da missionario
.
Poi è ritornato a casa, in Puglia,
nel Brindisino. Ed è stato destinato
dal vescovo all’ospedale
Perrino, lì dove ci sono due cappellani
che, stando a quanto stabilito
nell’intesa tra Regione e
Conferenza episcopale pugliese
nel 2002, vengono stipendiati
dalla Asl così come gli insegnanti
di Religione cattolica,
che non siedono in cattedra perché
vincitori di concorso, percepiscono
il compenso da statali.
Funziona così: la Curia sceglie
il cappellano, lo comunica al
distretto sanitario che prende
atto e delibera l’assuzione come
co.co.co del prete. Lo stipendio
può variare: nel Brindisino si
arriva a spendere 100mila euro
all’anno per i cappellani, anche
più di 20mila a testa ogni anno.
E’ uno scampolo di passato che
è destinato a generare polemica,
in tempi di licenziamenti in
blocco. La notizia che i sei
sacerdoti, tutti cattolici, fossero
“stipendiati” aveva già provocato
malumore tra il personale
sanitario mandato a casa a scadenza
di contratto. Il dettaglio
che fa più riflettere, appreso che
c’è un prete con precedenti per
abusi sessuali, è relativo alle
modalità di selezione che adotta
la Asl per il personale: chiunque,
dai medici agli infermieri,
ha l’obblico di presentare un
certificato o un’autocertificazione
in cui si attestano i procedimenti
in corso, le condanne o in
alternativa l’assenza di “avventure”
penali nella propria vita. Il
passato dei dipendenti dev’essere
trasparente e se macchiato è a
discrezione dell’azienda decidere
se procedere comunque con
l’assunzione o invece decretare
che è meglio lasciar perdere.
Nel caso dei cappellani non c’è
alcun tipo di procedura concorsuale
o di selezione. I preti non
devono presentare documentazione.
Li sceglie il vescovo. E la
Asl si fida ciecamente, pur
senza sapere nulla di chi
varca la soglia dell’ospedale,
mangia insieme ai dipendenti
e ha facoltà, notte e
giorno, di entrare nei reparti
e nelle stanze.

La struttura sanitaria mette a disposizione dei religiosi anche il vitto e l’alloggio
In altre parti d’Italia i precari hanno protestato contro le Asl
MARTEDÌ 13 SETTEMBRE 2011 Sanità & Santità 7
L’accordo del 2002
e ipreti stipendiati

di ROBERTA GRASSI
BRINDISI – Lo stabilisce un
accordo del 2002. I capellani
degli ospedali sono stipendiati
dalle Asl. La struttura ospedaliera
mette a disposizione gli
spazi per le funzioni di culto e
per l’attività religiosa, alloggi
per gli assistenti, uffici arredi,
suppellettili, attrezzature, nonché
tutte le spese necessarie al
loro mantenimento. E la Asl
paga.
Nel Brindisino sono sei i
sacerdoti “assunti”. Dai dati
nazionali emerge che il
Servizio sanitario nazionale
paga più sacerdoti che dentisti.
Sono 417, infatti, gli “assistenti
religiosi”, 389 uomini e
28 donne, che percepiscono
uno stipendio dal Ssn, in base
a convenzioni stipulate fra la
diocesi e le Aziende sanitarie.
Il numero degli odontoiatri del
servizio pubblico si “ferma”
invece ad appena 163, su un
totale di 105.652 camici bianchi.
I numeri dei dipendenti
Ssn sono contenuti nell’ultimo
rapporto della Direzione statistica
del ministero della Salute
e in scala, il rapporto è lo stesso
anche nella piccola e provinciale
realtà brindisina: c’è
solo un igienista dentale al
servizio della Asl pagato
1.572 euro al mese, 18.869
all’anno. Due farmacisti, tre
psicologi, che intascano all’incirca
1.300 euro al mese, due
biologi da 2.500 euro al mese,
un oculista da 1.900, due farmacisti
da 3.500 euro al mese,
e ben cinque cappellani “pubblici”
con busta paga.
Chiaramente gli assistenti religiosi
non vengono selezionati
sulla base di un concorso, ma
vengono scelti e assunti direttamente,
senza dover superare
selezioni per titoli o competenze.
Sono a tutti gli effetti
dipendenti pubblici e guadagnano
abbastanza. In ogni
ospedale c’è una chiesa, un
luogo di preghiera. Ed è proprio
nelle strutture sanitarie
che c’è chi ha più necessità di
un conforto e lo cerca nella
religione e nella preghiera.
Percepiscono compensi mensili
che variano dai 1.800 euro
ai 900 euro. Sono inclusi nella
stessa lista in cui, in nome
della trasparenza, viene riportato
il costo del personale
cosiddetto “co.co.co”.
Insieme all’igienista dentale,
al biologo, all’assistente
sociale e allo psicologo ci
sono anche loro, gli assistenti
religiosi, e appartengono alla
categoria dei più remunerati,
più o meno allo stesso livello
dei medici e dei due farmacisti
che arrivano a percepire mensilmente
anche 3.500 euro. I
due più anziani sono stati
assunti per la prima volta nel
2006 e poi il rapporto con
l’Azienda è proseguito, di rinnovo
in rinnovo. L’ultimo è
stato invece assunto nell’ottobre
del 2010. L’ultima proroga
risale alla fine dello scorso
anno: l’elenco dei “collaboratori
e consulenti” in servizio al
primo gennaio 2011 si può
reperire sul sito della Asl, ed è
accessibile a tutti.
La polemica è scoppiata in
Toscana, di recente, e a
Bologna nel dicembre scorso
è stata scritta una interrogazione
alla Regione Emilia
Romagna. Dal 2000 a oggi
numerose regioni italiane, il
Veneto, la Puglia, la Sardegna,
la Toscana, l’Umbria, la
Sicilia e la Lombardia, alcune,
hanno sottoscritto con i presidenti
delle Conferenze episcopali
schemi di intesa per l’assistenza
religiosa negli ospedali
pubblici.
A Treviso nel 2009 fu avviata
una raccolta di firme. Alla fine
dello stesso anno 500 dirigenti
medici, veterinari, psicologi,
biologi, chimici, fisici, tutti
veneti e con contratto precario,
protestarono in massa.
Erano stati assunti 36 preti per
una smesa di 1 milione di
euro. 41 lavoravano i regime
di convenzione e altri 6
erano co.co.co.
Scoppiò il pandemonio.
Ma anche in Puglia c’è la
stessa situazione: il profondo
rosso della Sanità
impone di risparmiare e
tagliare sul personale. E’
per questa ragione che
100 infermieri sono rimasti
senza lavoro, quando
il contratto precario è
arrivato alla scadenza.
Non ne vengono assunti
degli altri e l’avviso pubblico
del marzo scorso,
pur essendo scaduto, non
ha mai prodotto una graduatoria.
L’ultima resta
quella del 2009 che non
dovrebbe essere più valida.
Molti operatori sanitari
non hanno più un
lavoro e dicembre sarà
l’ultimo mese di disoccupazione
formale e remunerata.
Poi la fame.
I preti, quelli sono stati assunti.
Sono cinque ad essere stati
inclusi nell’elenco dei collaboratori
pubblicato sul sito
web della Asl in nome della
trasparenza. Il sesto è arrivato
dopo, a fine luglio con una
delibera firmata dal commissario
straordinario Paola
Ciannamea, mandata a
Brindisi per far quadrare i
conti e stringere la cinghia sui
servizi, ma non sul culto.
Quello non si tocca.
http://issuu.com/senzacolonne/docs/senzaco…re2011#download

L’ultima nomina: il sesto cappellano. Stipendiato
Lunedì 12 Settembre 2011 08:36 Redazione_2
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BRINDISI – Gli “assistenti religiosi”, ossia i cappellani che prestano servizio negli ospedali del Brindisino sono scelti dagli arcivescovi e percepiscono uno stipendio da “statali”, a spese delle Asl. Alla designazione di coloro che dovranno prendersi cura delle anime sofferenti ci pensano i vertici delle diocesi, nel caso del distretto sanitario della provincia di Brindisi, sono due: Rocco Talucci, arcivescovo di Brindisi – Ostuni, e Vincenzo Pisanello, arcivescovo di Oria. La scelta viene poi ratificata dalla Asl il cui settore di Gestione del personale pubblica la delibera, firmata dai tre direttori: il commissario straordinario, il direttore amministrativo, e il direttore sanitario. Non sono cinque i dipendenti religiosi della Asl ma sei. Al cappellano del “Perrino” Francesco Legrottaglie è subentrato don Silvio Pizzuto, scelto da Talucci che ha però conferito a Legrottaglie la carica di “secondo”. Il contratto di collaborazione di Legrottaglie, non è stato interrotto. A meno che non sono errati i prospetti pubblicati su internet e non è veritiero quanto riportato sul sito della diocesi relativamente alle ultime nomine di Talucci. Primo e secondo. Er il subentro è stato necessario un atto della Asl il cui oggetto è il seguente: “Curia arcivescovile di Brindisi, cappellano dello stabilimento ospedaliero ‘Di Summa – Perrino’, sacerdote Francesco Legrottaglie, cessazione dall’incarico. Padre Silvio Pizzuto, subentro”. Legrottaglie va però in “panchina”, e non smette di percepire il dovuto, quanto pattuito con il contratto di collaborazione di fine dicembre. Al nuovo cappellano spetta il compenso regolato dal protocollo di intesa del 2002 e i pasti in ospedale.
E’ stata la Curia a decidere, il 20 giugno del 2001 e a “comunicare al direttore generale la designazione”. La Asl ratifica e sborsa quattrini. I sacerdoti, per l’abito talare che indossano, percepiscono di già mille euro al mese all’incirca, soldi che vengono elargiti dalla Conferenza episcopale italiana per il dignitoso sostentamento dei sacerdoti. Le tariffe sono le seguenti: ai sacerdoti abili a prestare un servizio a tempo pieno spettano da un minimo di 960 euro mensili (11.520 euro all’anno) a un massimo di 1.788 euro mensili (21.456 euro all’anno); agli altri toccano invece 1.296 euro mensili (15.552 euro all’anno). In più c’è il compenso dato dalla Asl per la “collaborazione” offerta, un compenso che varia a seconda dei casi e viene stabilito non si sa bene sulla base di quali criteri. Per i cappellani brindisini la situazione è la seguente: “Cosimo Carruggio, ha iniziato a collaborare con la Asl il primo novembre del 2006, il rapporto di lavoro (lo è anche se si tratta della cura delle anime) non è ancora cessato. Il compenso mensile ammonta a 917 euro al mese per ben 11mila euro all’anno; Maurizio Ciccarese, anch’egli collaboratore a progetto della Asl di Brindisi dal 2006, percepisce 1.572 euro al mese, all’anno sono 18.889 euro. Poi c’è Pietro De Punzio, assunto nel 2009 che percepisce 1.772 euro al mese, per 21mila 264 euro all’anno, Francesco Legrottaglie a cui spettano 1.842 euro al mese, ossia 22mila euro all’anno dal 2010, Giuseppe Lofino, assunto agli inizi del 2009, il cui compenso mensile è di 1.672 euro, all’anno poco più di 20mila euro. In totale la Asl di Brindisi spende all’anno 93.307 euro per il sostentamento dei preti che si occupano del culto degli ammalati. Il numero degli odontoiatri del servizio pubblico si “ferma” invece ad appena 163, su un totale di 105.652 camici bianchi. I numeri dei dipendenti Ssn sono contenuti nell’ultimo rapporto della Direzione statistica del ministero della Salute e in scala, il rapporto è lo stesso anche nella piccola e provinciale realtà brindisina: c’è solo un igienista dentale al servizio della Asl pagato 1.572 euro al mese, 18.869 all’anno. Due farmacisti, tre psicologi, che intascano all’incirca 1.300 euro al mese, due biologi da 2.500 euro al mese, un oculista da 1.900, due farmacisti da 3.500 euro al mese, e ben sei cappellani “pubblici” con busta paga. La selezione dei “co.co.co” il cui elenco è pubblicato sul sito della Azienda sanitaria locale, in rispetto della legge sulla Trasparenza, è a discrezione dei vescovi delle diocesi i cui territori ricadono all’interno del distretto sanitario. I preti, quindi, sono scelti dai propri “superiori” e pagati dalla collettività. Alla loro funzione, importantissima ma probabilmente rientrante nella missione scelta, non rinunciano i manager che preferiscono però tagliare sul resto, specie in termini di personale. Non si assume ormai da anni. Un centinaio di infermieri è rimasto a casa dopo la scadenza del contratto a tempo determinato. Non ci sono medici. Mancano gli operatori sanitari di ogni tipo, l’ultima graduatoria per gli infermieri è del 2009. Ai preti si elargiscono quasi centomila euro all’anno: vengono pagati per fare i sacerdoti, non per fornire assistenza materiale agli ammalati. Pagati per fare i preti. Tutto ciò è consentito perché nel 2002 fu stipulata una convenzione tra la Regione e i presidenti delle Conferenze episcopali schemi di intesa per l’assistenza religiosa negli ospedali pubblici. Sono quindi doppiamente stipendiati i sei preti brindisini che offrono servizi “religiosi”, di religione rigorosamente cattolica, a chi è ricoverato presso il nosocomio e ha necessità di supporto spirituale. Pagati dalla Chiesa, che per il sostentamento dei preti attinge dai fondi Otto per mille versati dai contribuenti, stipendiati dalla Asl per svolgere una funzione che non è differente da quella che ogni giorno, per via della vocazione che hanno seguito, li contraddistingue nel rapporto con i fedeli. Fuori e dentro le parrocchie. Nelle strutture sanitarie, però, non fanno volontariato. Del resto, devono pur campare.

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