Irlanda, Santa Sede reagisce alle accuse Preti pedofili a Cloyne, richiamato il nunzio

CITTA’ DEL VATICANO
Dopo la pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali ai danni di minori nella diocesi a sud del paese e a seguito della accuse lanciate in Parlamento dal premier Kenny (“Vaticano ha incoraggiato a tacere”), Monsignor Giuseppe Leanza richiamato per consultazioni

CITTA’ DEL VATICANO – La Segreteria vaticana ha richiamato il nunzio apostolico in Irlanda, monsignor Giuseppe Leanza, per consultazioni a seguito della pubblicazione, il 13 luglio scorso, del rapporto della commissione d’inchiesta del governo di Dublino sugli abusi ai danni di minori commessi da sacerdoti della diocesi di Cloyne, a sud del paese. La Segreteria di Stato e altri dicasteri vaticani dovranno mettere a punto una risposta ufficiale alle richieste provenienti dal governo irlandese circa il coinvolgimento del Vaticano nella copertura e insabbiamento di casi di abusi sessuali commessi da esponenti dal clero irlandese.

Si tratta della prima risposta del Vaticano al durissimo atto d’accusa pronunciato mercoledi scorso in Parlamento dal premier irlandese Enda Kenny, secondo cui “il rapporto della commissione ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, democratico e Repubblica non più di tre anni fa, non trent’anni fa”.

Alle parole del premier aveva replicato padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. “La Santa Sede risponderà opportunamente alla domanda posta dal Governo irlandese a proposito del Rapporto sulla diocesi di Cloyne”. Il religioso aveva anche richiamato tutti a dibattere la vicenda con la massima obiettività, in modo da contribuire alla causa che deve stare maggiormente a cuore a tutti, cioè la salvaguardia dei bambini e dei giovani e il rinnovamento di un clima di fiducia e collaborazione a questo fine, nella Chiesa e nella società, come auspicato dal Papa nella sua Lettera ai cattolici dell’Irlanda”.

A sua volta, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin aveva respinto con forza le accuse lanciate dal premier irlandese, sottolineando che nella diocesi di Cloyne sono state ignorate le norme del 2001, volute dall’allora cardinale Ratzinger, dunque dal Papa attuale.

Mercoledì scorso, davanti al Dail, la camera bassa del Parlamento irlandese, il premier Kenny aveva apertamente accusato il Vaticano di “disfunzione, disconnessione e elitarismo”, per aver incoraggiato i vescovi a non denunciare gli abusi da parte di 19 esponenti religiosi della diocesi di Cloyne alle autorità ufficiali, secondo quanto affermato dalla commissione d’inchiesta nel suo rapporto. Kenny non aveva usato mezzi termini. La vicenda di Cloyne, aveva affermato in Parlamento, “fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’elitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione”.

Alla pubblicazione del rapporto, prima che Kenny pronunciasse il suo atto d’accusa, padre Lombardi si era già espresso, garantendo la volontà della Santa Sede di accertare la verità e una sua pronta risposta alle rivelazioni su Cloyne. In attesa di quella risposta, il gesuita aveva ricordato “gli intensi sentimenti di dolore e di riprovazione espressi dal Papa in occasione del suo incontro con i vescovi irlandesi, convocati in Vaticano l’11 dicembre del 2009 proprio per affrontare insieme la difficile situazione della Chiesa in Irlanda alla luce del Rapporto sull’Arcidiocesi di Dublino, allora recentemente pubblicato. Il Papa parlava allora apertamente di ‘sconcerto e vergogna’ per ‘i crimini odiosi'”.

Padre Lombardi aveva richiamato in proposito che “proprio in seguito a tale incontro, e a uno successivo del 15 e 16 febbraio 2010, il Papa ha pubblicato la sua nota e ampia Lettera ai Cattolici dell’Irlanda, del 19 marzo successivo, in cui si trovano le espressioni più forti ed eloquenti di partecipazione alle sofferenze delle vittime e delle loro famiglie, come pure di richiamo alle terribili responsabilità dei colpevoli e alle mancanze di responsabili della Chiesa nei loro compiti di governo o di sorveglianza. Una delle azioni concrete seguite alla Lettera del Papa è la visita apostolica alla Chiesa in Irlanda, articolata nelle visite alle quattro archidiocesi, ai seminari e alle Congregazioni religiose, visita i cui risultati sono in uno stadio avanzato di studio e di valutazione”.

(25 luglio 2011)
http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/25…95/?ref=HREC1-4

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