Il prete che bestemmiava via sms e chiedeva “uno di colore, un negrone”

Alessandro D’Amato 17 maggio 2011

Le parole di don Riccardo Seppia nelle intercettazioni che lo accusano

Repubblica pubblica i verbali che accusano don Riccardo Seppia, parroco 50enne di Sestri Ponente accusato di pedofilia e spaccio di stupefacenti. Nell’articolo di Giuseppe Filetto e Marco Preve vengono riportate le parole di don Seppia all’amico che gli faceva da pusher e gli procurava minorenni:

IL BACIO IN CANONICA «Ormai è fatta, l’ho baciato in bocca, in canonica». Così don Riccardo informa l’amico riguardo all’unico episodio di violenza sessuale nei confronti di un minore che al momento gli viene contestato. Verso il sedicenne ci sono però altri messaggi inquietanti: «C’è tua madre? Dille che vai a scuola e poi vieni da me che sono solo». Il minore sarà sentito con la formula dell’incidente probatorio dal pm Stefano Puppo la prossima settimana.
CHE SATANA SIA CON TE Nell’ordinanza di custodia cautelare vengono riportati numerosi dialoghi con dei maghrebini maggiorenni che don Riccardo contatta per sesso o droga. Ad uno lo saluta in questo modo: «Ciao come stai? Che Satana sia con te».
L’EX SEMINARISTA Si tratta di uno dei sei indagati dell’inchiesta. Le sue iniziali sono E.A., ha 40 anni, è stato espulso dal seminario ed oggi è un sedicente croupier. Seppia riceve una sua telefonata: «Sono qui a Palermo, in camera in albergo e mi sono appena fatto…». Il prete gli risponde con osservazioni oscene e su quanto anche lui vorrebbe fare le stesse cose.
BESTEMMIE VIA SMS Nelle carte dell’ordinanza firmata dal gip milanese Maria Vicidomini sono riportati una decina di sms che contengono bestemmie scritte secondo lo slang giovanile e sempre abbinate ad argomenti sessuali: «Porko….!!!», «porko….kriminale!!!». Per i giudici sono indicativi di una vera e propria doppia personalità. Sembra proprio che don Riccardo abbini volutamente, come fosse uno sfogo, la sacralità della religione alle oscenità più turpi: «Me lo vorrei…. sull’altare».
IL SESSO IN SAUNA Una lunga sequenza di messaggi irripetibili, segno di una vera e propria ossessione per pratiche erotiche estreme. I carabinieri del Nas hanno ricostruito la sua parabola erotica. Tutto inizia con le sue frequentazioni di saune di Milano dove avvengono incontri tra gay. Sesso spinto durante il quale si fa uso di droghe. Di recente il sacerdote di via Ludovico Calda era un habitué di un circolo Arci di Milano, luogo di incontri sessuali.
UNO DI COLORE Allo spacciatore senegalese di Milano il parroco chiede di trovargli «uno di colore, un negrone».
COCAINA CON L’OMAGGIO «Vengo su, mi prepari un 4×1», così scrive al suo pusher del capoluogo lombardo, anche lui indagato. Il 4×1 significa una promozione speciale, quattro dosi al prezzo di tre. Un tipo di acquisto riservato a clienti affidabili.
SPACCIO AI RAGAZZINI «Ho la neve, vieni da me: basta portare il solito regalino», «vieni che c’è bianca, ho bisogno di compagnia ». Il secondo capo d’imputazione riguarda quattro presunte cessioni di cocaina ad altrettanti ragazzi, un italiano e tre nordafricani, che sarebbero tutti maggiorenni.
TENTATO DAL SUICIDIO In un sms scambiato con l’amico ex seminarista don Riccardo Seppia scrive: «L’altra sera volevo suicidarmi». Una frase che gli inquirenti non ritengono celasse una reale intenzione, ma che allegano per sottolineare l’instabilità del soggetto e il rischio che se restasse a piede libero potrebbe non controllarsi e commettere altri atti di violenza.
SCHIAVO DELLA DROGA «Sono cocainomane, sono finito in questi guai per colpa della tossicodipendenza ma non ho mai frequentato i Sert» così don Riccardo si rivolge al medico del carcere. Mentre al cappellano chiede quando potrà parlare con i suoi genitori e il cardinale Bagnasco. Prima però dovrà rispondere alle domande del pm Stefano Puppo.

http://www.giornalettismo.com/archives/125…ore-un-negrone/

Cronache
17/05/2011 – IL CASO
Gli sms choc del prete “Li voglio giovanissimi”

Don Riccardo Seppia, accusato di molestie da uno dei suoi chierichetti
+ Il sacerdote arrestato per pedofilia non era solo: “Indagati tre complici” http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402295/
+ Bagnasco in parrocchia “Sgomento e vergogna” http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402251/
BLOG Lotta alla pedofilia. Ecco le norme G. GALEAZZI
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Nell’ordinanza di custodia
le frasi del sacerdote: “Meglio
se sono disagiati”
ALESSANDRA PIERACCI

GENOVA
Allo spacciatore marocchino che si muoveva tra Milano e Genova(indagato) chiedeva di procacciargli ragazzini fragili: «Non li voglio di 16 anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene. Trovameli che abbiamo problemi di famiglia, disagiati». Con l’amico ex seminarista quarantenne del suo stesso quartiere (E.A., barista e aspirante croupier di bordo, indagato) parlava del centro commerciale della Fiumara e del centro storico come ambiente favorevole per adescare i minori. Conversazioni sboccate e blasfeme, tra espressioni scurrili e bestemmie costellano l’ordinanza di custodia cautelare di don Riccardo Seppia, il cinquantunenne parroco della chiesa di Santo Spirito arrestato venerdì sera per violenza su minore (un bacio forzato e palpeggiamenti) con l’aggravante di aver agito nei confronti di persona in stato di inferiorità psichica o fisica, e cessione di cocaina (in cambio di favori sessuali da parte di altri giovani, maggiorenni). Per la droga è indagato un altro genovese, sempre di Sestri, commerciante di abbigliamento. Il sacerdote a quanto pare sosterrà che quei messaggi sul cellulare, quelle conversazioni scurrili svelate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, in canonica, disposte dal 20 ottobre dell’anno scorso, erano un gioco erotico tra adulti, solo parole, mai fatti. Anche quella frase «L’ho già baciato in bocca» riferita a un chierichetto quindicenne. Al momento don Riccardo Seppia si è avvalso della facoltà di non rispondere quando è stato ascoltato ieri dal gip Annalisa Giacalone, che l’ha trattenuto in carcere per il pericolo di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove. «Aspettiamo di valutare bene il materiale probatorio contenuto nell’ordinanza, per capire quali sono le accuse» spiega l’avvocato Paolo Bonanni, annunciando per i prossimi giorni la richiesta di rispondere al pm Stefano Puppo.

Però il chierichetto aggredito in parrocchia sarebbe già stato sentito dai carabinieri e avrebbe confermato il tentativo di bacio. Un altro minore, subissato di sms e inviti, dovrebbe essere sentito a breve. Sono audizioni difficili, durante le quali gli investigatori (i carabinieri dei Nas, cui sono stati trasmessi gli atti dai colleghi milanesi arrivati al sacerdote durante un inchiesta su spaccio di sostanze dopanti e stupefacenti in palestre e discoteche) si avvalgono dell’ausilio di psicologi. «I ragazzi si vergognano a raccontare, ad ammettere» ha spiegato un inquirente. Sono al vaglio almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite «inequivocabili». Stando alle conversazioni, dopo aver contattato i ragazzi, i pusher ne avrebbe dato il numero di telefono al sacerdote, che li avrebbe pagati in dosi di cocaina o con 50 euro a incontro.

«Ci hanno fatto ascoltare le intercettazioni telefoniche nelle quali si sentono commenti terrificanti di quell’uomo nei confronti dei nostri figli. Sono cose inaudite, indicibili e irripetibili» dichiara uno dei padri convocati nei giorni scorsi dai carabinieri. All’esame degli investigatori anche i tre computer sequestrati in canonica: la ricerca di partner avveniva anche tramite chat.

Don Riccardo è in cella da solo, nel carcere di Marassi. Appena arrivato ha incontrato il cappellano, ieri lo psicologo. Apparentemente ha un comportamento equilibrato. «Ha letto i giornali ed è addolorato per quanto hanno detto di lui i suoi parrocchiani», ha riferito il legale, che ha parlato con lui circa un’ora ieri mattina prima dell’incontro con il giudice. L’indagine è tutt’altro che conclusa. Prosegue il filone milanese, ma prosegue anche l’inchiesta genovese. Se l’ordinanza è di una quarantina di pagine, il fascicolo, sulla scrivania del pm, è impressionante.

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402586/

Le intercettazioni – Il sacerdote non risponde ai magistrati
Le richieste del parroco «Portami
un bimbo moro. Li voglio con problemi»
Don Riccardo resta in carcere: «Può rifarlo»

GENOVA — Resta in carcere don Riccardo Seppia, lo ha deciso ieri mattina il gip Annalisa Giacalone, confermando l’arresto del sacerdote genovese da venerdì sera in cella a Marassi con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un chierichetto sedicenne e di cessione di stupefacenti. Potrebbe «reiterare il reato» o inquinare le prove. Ieri don Seppia si è chiuso nel silenzio. Dopo un colloquio con il suo avvocato, Paolo Bonanni, una volta davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Don Seppia — ha detto il legale — è pronto a assumersi le sue responsabilità, a spiegare quello che è accaduto, chiederò che sia presto ascoltato dal pubblico ministero. Prima però voglio leggere con attenzione l’ordinanza di custodia di cautelare, cosa che oggi non ho potuto fare».

«Nel nome del demonio» Quaranta pagine di ordinanza dalle quali emerge una personalità sconcertante. Don Riccardo, un parroco, bestemmia come il peggiore dei miscredenti, saluta l’amico ex seminarista con un «Che Satana sia con te», così blasfemo sulla sua bocca che è difficile pensare sia solo un’eco ironica di quella «forza sia con te» di Guerre stellari. E anche se fosse solo un saluto irridente, come può un sacerdote «giocare» col nome di Satana? L’ordinanza è un elenco di telefonate, messaggini, e anche intercettazioni ambientali effettuate nella canonica della chiesa del Santo Spirito dove don Riccardo si incontrava con i suoi amici per parlare di «bei ragazzi» e di come avvicinarli. Il contenuto è durissimo, le frasi choccanti. A un ex seminarista, un quarantenne che ha lasciato gli studi teologici per diventare barista e poi croupier, don Riccardo «ordinava » i ragazzini: «Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto» dice. E l’amico risponde: «Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa». La Fiumara, nel ponente di Genova, è uno di quei non luoghi dove un tempo dominavano le fabbriche meccaniche, oggi sostituite da grandi centri commerciali e giardini spelacchiati. La notte è luogo di trattative e di incontri.

«Problemi di famiglia» «Li voglio giovani—dice don Riccardo — non sedicenni, quattordicenni va bene e che abbiano problemi di famiglia». Li cerca fragili, don Riccardo, ragazzini con famiglie povere, emigrati, «negretti», sui quali esercitare l’autorità dell’uomo adulto e del sacerdote. E impartisce i suoi ordini anche a un marocchino che si muove fra Genova e Milano, con il compito di rifornirlo di cocaina e di ragazzi. L’ex seminarista è ora indagato per prostituzione minorile, il marocchino e un commerciante genovese sono accusati di favoreggiamento nell’ambito dei reati inerenti alla droga. Quella cocaina che don Riccardo avrebbe consumato e usato per pagare prestazioni sessuali: «Mandami quel ragazzo — messaggi all’amico — ho tanta roba ». E quando la cocaina non era disponibile, il sacerdote avrebbe pagato gli incontri con 50 euro, «il solito regalino». L’accusa di violenza sessuale nei confronti del chierichetto si riferisce a un incontro avvenuto in canonica, al termine del quale don Riccardo invia ancora una volta un messaggio all’ex seminarista: «L’ho già baciato in bocca». Lo stesso chierichetto, interrogato, avrebbe confermato l’episodio. In questi giorni gli inquirenti stanno ascoltando a Milano e Genova diversi ragazzi, alcuni minorenni, che avrebbero subito le attenzioni di don Riccardo. Colloqui dolorosi, che si svolgono con l’assistenza dello psicologo. È difficile liberarsi dell’ascendente di un adulto che indossa la tonaca. Don Riccardo non è accusato solo di violenza sessuale, gli è contestata anche l’aggravante di aver agito contro un soggetto «in condizione di inferiorità psichica o fisica».

«Non posso dire ciò che sono» «Vieni da me, sono solo» scrive sul telefonino a un quindicenne che gli risponde: «Non posso sono a scuola». Don Riccardo: «Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me». Da parte del sacerdote un’ossessiva ricerca di incontri di ragazzi, la necessità di usare un linguaggio scurrile, le confidenze all’amico che gli dice «io sono frocio, non ho alcun problema a dirlo», e lui che risponde: «Beato te». Era davvero questo don Riccardo, questo orco? Lui, dalla cella, ha cercato di negare: «Solo parole ». Una specie di gioco erotico, una doppia personalità che simanifestava quando don Riccardo camminava sul lato oscuro, bestemmiando, comprando cocaina e ragazzi. Il suo legale sta già pensando alla perizia psichiatrica.

Erika Dellacasa
17 maggio 2011

http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg”

Parla il teologo: “Le violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non si voglia ammettere ma anche di quanto si pensi. La visita di Bagnasco in parrocchia è stata una scelta tempestiva, e la sua presa di responsabilità esplicita”
di RAFFAELE NIRI

Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg” Vito Mancuso

“Ma questo don Riccardo Seppia è solo la punta di un iceberg, sbaglieremmo se ne facessimo un caso isolato. La verità, e mi duole doverlo ammettere, è che questi signori della Chiesa hanno più a cuore il mantenimento della propria struttura rispetto al futuro dei singoli bambini.

“Per dirlo con una formula: l’importante è mandare avanti la Ditta”. Vito Mancuso è uno che, questi “signori della Chiesa”, li conosce bene. Docente di Teologia all’Università San Raffaele di Milano, editorialista di Repubblica, a 23 anni è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini, nel Duomo di Milano. L’anno dopo chiese di essere dispensato dalla vita sacerdotale e di dedicarsi allo studio della teologia: così il cardinal Martini lo spedì due anni a Napoli, presso il teologo Bruno Forte (oggi arcivescovo di Chieti e presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede).

Dei tre gradi accademici del corso teologico ha conseguito il Baccellierato presso la Facoltà teologica di Milano, la Licenza presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, il Dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Poi si è sposato, ha fatto due figli e un numero infinito di libri: “L’anima e il suo destino” (con prefazione di Martini) finì ai primi posti in classifica e così “Disputa su Dio e dintorni” (con Corrado Augias) e “La Vita autentica”. Due mesi fa, invitato da Luca Borzani per il ciclo “Le Religioni e le origini del mondo” ha spopolato, riempiendo il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

Insomma, vista da vicino che Chiesa è?
“Una Chiesa dove queste violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non solo si voglia ammettere – e non vogliono proprio ammetterlo – ma anche di quanto si pensi. Chiunque abbia studi di Teologia alle spalle sa quanto sia terribile la debolezza umana, quanto sia enorme il problema della formazione, della selezione”.

Cioè, il problema è che, proprio perché le vocazioni sono così poche, la Chiesa accetta chiunque si autoproponga?
“Non il problema, uno dei problemi. Un altro dei problemi è che la Chiesa ha più a cuore la propria struttura, la propria dottrina, la conservazione dell’edificio esistente, piuttosto che l’avvenire del singolo. Se il mio primo obiettivo è quello di custodire quello che sono, quello che ho, non mi preoccuperò troppo di quello che offro e di come lo faccio. E, non mettendomi in discussione, perdo autorevolezza”.

Parlava di “scuola quadri”: c’è effettivamente un problema di formazione?
“Tengono fermo questo semidogma che risale all’undicesimo secolo: prima non esistevano problemi di castità, da allora si tratta di una regola teoricamente inviolabile. Ma poteva andar bene nei secoli passati. Oggi le vocazioni sono sempre meno e la qualità dei sacerdoti sempre più bassa. Attenzione, l’omosessualità non c’entra niente: il problema è la repressione sessuale. L’eros, espresso nelle forme e nei modi corretti, è fondamentale per la completezza dell’individuo. La vicenda di Sestri ponente, comunque la si voglia leggere, porta a galla repressione e frustrazione”.

Il presidente della Cei è corso subito a Sestri. Ha fatto bene?
“Io credo che sia stata un’azione tempestiva, il che non avviene spesso all’interno della Chiesa. Leggendo Repubblica, mi pare che la presa di responsabilità sia stata esplicita”.
Molti sestresi non mandavano più i bimbi a catechismo: qualcosa vorrà pur dire.
“In casi come questo, in genere, ci sono anche segnalazioni, lettere, prese di posizione. E’ la riprova di quanto dicevo prima: se hai più a cuore la struttura del singolo, questi sono i risultati. Se io ho come principale interesse quello di preservare la continuità, non mi preoccuperò dei singoli problemi che i sacerdoti creeranno”.

Come se ne esce?
“Togliendo il celibato. Giovanni XXIII° istituì una commissione di 68 persone: 64 si espressero in favore della contraccezione. Poi arrivò Paolo VI° e diede ragione ai quattro: non bisognava entrare in contraddizione con Pio XI°, la cosa più importante era la continuità della dottrina. Insabbiano, affossano, ma l’importante, per loro, è non contraddirsi mai”.

(17 maggio 2011)

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…eberg-16368968/

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