Don Riccardo Seppia, le intercettazioni: «Procurami un negretto dal collo tenero»

Genova – Primo pomeriggio e la voce di E. A., ex seminarista ed ex croupier, personaggio chiave di quest’indagine ormai persa in meandri inimmaginabili, fa da contraltare alle richieste di don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente in carcere da sabato per pedofilia e cessione di cocaina che ieri, interrogato dal giudice, si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa di conoscere il contenuto delle carte: «Ehi…procurami un bambino…dal collo tenero». L’altro, che con lui aveva avuto «una relazione poi interrotta» come scrivono gli inquirenti, che di fatto parrebbe il componente d’una gang impegnata ad arruolare minorenni per organizzare incontri a sfondo sessuale con un prete, ha un mezzo sussulto davanti a tanta spregiudicatezza: «E mi raccomando l’età – insiste don Riccardo – perché sedicenni sono già troppo vecchi…procurami un ragazzo dal collo tenero…». I carabinieri sgranano gli occhi, e questo passaggio lo ascoltano e lo riascoltano, e alla fine la Procura lo inserisce fra quelli più «esemplificativi» della personalità «pericolosa» del religioso: «Mi serve un bambino dal collo tenero…». Dal collo tenero. E. A. certo, ha un attimo di titubanza ma alla fine si dice pronto: «Vabbè, vado alla Fiumara e vedo cosa ti posso trovare»…

Diceva proprio così don Seppia, che nelle conversazioni fino a ieri più “coperte” dagli investigatori parrebbe spalancare il sipario su una realtà peggiore d’ogni previsione. Condita di bestemmie e «frasi blasfeme», dagli inquietanti «Satana sia con te» e dagli inviti a saltare la scuola, rivolti agli studenti che dovevano soddisfarne le voglie.

«Mi serve un moretto»
Il sistema per sfogarsi era molto più consolidato di quanto si pensasse. E contava su un “bacino” di potenziali vittime localizzato più o meno a ridosso del grande centro commerciale, la Fiumara appunto, del ponente cittadino: «Mi serve un negretto, un bel moretto, quelli che mi fanno eccitare da pazzi e mi raccomando non superi i quattordici anni…e meglio se si tratta di uno con problemi, di droga o senza famiglia sai…». Evidentemente più facile da ricattare.

La merce di scambio è sempre la cocaina ed ecco la conversazione che dà agli investigatori «la prova»: «Mandami Yousef (il nome è di fantasia), nell’abitazione (la definisce testualmente così, come se fosse adibita di fatto a un unico scopo, ndr) che ho tanta roba e ci possiamo divertire…».

«Non andare a scuola»
Uno dei capitoli più gravi fra quelli che si delineano in queste ore, emergendo oggi con maggiore chiarezza, è sulla «violenza» al chierichetto quindicenne affetto da un lieve ritardo mentale e attirato in canonica. È la mattina d’un giorno infrasettimanale, aprile, quando il telefonino di M. è bersagliato dai messaggi del parroco, che nei momenti di maggiore incontenibilità gliene mandava anche venti-trenta al giorno: «Ciao, sono tutto solo, perché non vieni da me? Stamattina non c’è nessuno, possiamo stare qui…». L’altro che forse non capisce bene, data la particolarità dell’orario: «Ma io – replica – sono a scuola». Don Seppia non indugia granché e la controrisposta che “trilla” nello spazio di pochi secondi: «Allora semmai quando sono da solo, di’ alla mamma che vai a scuola, ma poi vieni da me. Devi venire da me quando sono da solo, a lei puoi raccontarle così…». La spirale che porta M. suo malgrado al vertice dei desideri del parroco, contempla aggiornamenti in tempo reale all’ex amante seminarista, quello che diceva «Io sono frocio e lo sai, non ho alcun problema ad ammetterlo con nessuno», ricevendo in cambio l’insofferenza del religioso: «Beato te che hai fatto outing, io non posso permetterlo…». E allora quando M. cede alle lusinghe di Don Seppia, quest’ultimo subito a raccontarlo all’amico: «Sai, oggi finalmente l’ho baciato in bocca», dopo averlo preso con violenza e costringendolo «a subire atti sessuali approfittando dello stato di soggezione psicologica». C’è un divario tale, fra chi soccombe e chi approfitta, da rappresentare formalmente un’aggravante a carico del prete: «Per aver agito contro una persona in condizioni di inferiorità e psichica».

Bestemmie in diretta
Quando si pensava d’aver ascoltato praticamente di tutto, ecco materializzarsi la nuova veste del prete bestemmiatore. Quello che maledice la Madonna scherzando con il suo complice spacciatore e pedofilo, se un presunto incontro sessuale non va a buon fine («reiterate frasi blasfeme»); quello che a un certo punto contatta uno dei sodali, è pomeriggio inoltrato, e si presenta così: «Ciao fratello, che Satana sia con te…». È vero che c’è già abbastanza carne al fuoco, per esplorare al momento scenari da romanzo. E però al peggio non sembra esserci limite. Don Seppia intanto fa scena muta davanti al giudice. E assicura che collaborerà…

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…procurami.shtml

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