Le lucciole “vicentine” fanno arrestare il prete

INDAGINE. Sesso con minorenni, tre catturati dalla polizia in Toscana. Il parroco, 80 anni, avrebbe preteso prestazioni dalle ragazzine romene sfruttate da aguzzini
27/04/2011

Quelle ragazzine venivano costrette a prostituirsi dai loro aguzzini, che le offrivano a clienti di tutte le età. Prima di “lavorare” in Toscana, erano passate per Vicenza, ma non è chiaro se anche nella provincia berica fossero state obbligate ad avere rapporti sessuali a pagamento.
Di certo, lo avevano fatto a Massa Carrara, dove la polizia, dopo aver arrestato due cittadini romeni, ha catturato anche tre loro clienti, fra cui un sacerdote. L’indagine, come è facile comprendere, in Toscana ha suscitato un vespaio.
Agli arresti domiciliari, in virtù di un’ordinanza di custodia firmata dal tribunale di Genova, sono finiti sabato scorso don Giuseppe Peretti, 80 anni, parroco di Turano, piccola frazione del Comune di Massa; il marocchino Mohammed Ouardi, 60 anni, custode residente a Massa, e il commerciante Guerrino Dalla Bona, 67 anni, pure di Massa. Sono accusati di aver avuto rapporti sessuali con le ragazzine che hanno meno di 15 anni. In precedenza, la squadra mobile locale aveva già arrestato i cittadini romeni Neculai Marian Irimia, 18 anni, e Ion Roman, 28 anni, che secondo l’accusa favorivano e sfruttavano la prostituzione di alcune connazionali giovanissime e le offrivano a varie persone, fra cui appunto i tre arrestati che da quanto è emerso nel corso delle indagini erano a conoscenza della loro età.
L’arresto dell’anziano parroco alla vigilia di Pasqua è stata una bomba, in zona. Sono intervenuti sia il vescovo che i fedeli, che hanno difeso l’operato di don Giuseppe: «È anziano e malato – ha detto il vescovo di Massa e Pontremoli monsignor Giovanni Santucci -. Conosco la sua moralità, il suo percorso umano e di carità. Sono sorpreso e perplesso. Spero che tutto si risolva alla svelta e senza problemi per la sua salute». I fedeli hanno tappezzato la chiesa di striscioni di solidarietà. I legali del sacerdote hanno parlato di errore giudiziario e di indagini «senza intercettazioni telefoniche, foto o filmati: la parola delle ragazze contro quella di don Giuseppe». Di certo, le giovani frequentavano la parrocchia perchè ricevevano spesso un pasto caldo.
Le stesse ragazzine erano state identificate sia dalla polizia che dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, e avevano collaborato con gli inquirenti. Avrebbero spiegato di essere state costrette a subire le avances e gli abusi da parte di adulti e anziani dai due connazionali ai quali avrebbero poi dovuto consegnare quanto guadagnavano. Ora un troncone dell’indagine potrebbe spostarsi in Veneto, se è vero che le minorenni erano state prima nel Vicentino, come sarebbe emerso nel corso dell’inchiesta, e poi si erano trasferite al confine fra la Toscana e la Liguria. È tutto da capire se le ragazzine, ancora più giovani – il riferimento alla provincia berica è per i mesi scorsi – avessero avuto o meno rapporti sessuali a pagamento. D.N.

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Pedofilia, Don Giuseppe Peretti arrestato: le vittime confermano le accuse

GENOVA – Hanno ricostruito i fatti davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Genova, Sabrina Monteverde, le due romene minorenni che hanno accusato di abusi sessuali Don Giuseppe Peretti, 83 anni, sacerdote in una frazione di Massa (Massa Carrara) e altre due persone, un commerciante e un marocchino. I tre sono agli arresti domiciliari perche’ colpiti da ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip genovese Silvia Carpanini. Le accuse sono quelle di avere intrattenuto rapporti sessuali dietro compenso. Al pm le ragazzine, che hanno anche proceduto al riconoscimento dei tre dalle foto, hanno raccontato dei palpeggiamenti subiti in parrocchia da parte dell’anziano parroco dietro compenso di un po’ di denaro e di qualche genere di conforto e dei rapporti sessuali avuti, sempre a pagamento, con gli altri due indagati. Avrebbero riferito che tutti e tre erano ‘clienti’ abituali, ma avrebbero avuto incontri anche con altre persone. Il denaro sarebbe stato poi consegnato a due connazionali, presunti fidanzati, che le avevano portate in Italia dal loro Paese. L’indagine sarebbe proprio partita dal fermo di questi ultimi, che ora si trovano in carcere. L’inchiesta era partita nel gennaio scorso. Gli interrogatori di garanzia del prete e del commerciante sono avvenuti stamani davanti al gip Carpanini. Il magrebino viene sentito a Massa, per rogatoria, su delega del gip Carpanini.

27 aprile 2011 | 16:08

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