Don Abbiati, i parrocchiani si mobilitano Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

di Stefania Prato

BORGARELLO. Riaprire il processo a don Giuseppe Abbiati, il sacerdote condannato per violenze sessuali su minori, per cui sta scontando 4 anni nel carcere di Bollate. I suoi familiari e il nuovo legale, l’avvocato Massimo Zucca, tentano di riavviare l’iter giudiziario e sperano che i nuovi elementi raccolti riescano a ribaltare la sentenza di condanna per pedofilia, ormai definitiva dopo tre gradi di giudizio.

«I margini sono stretti, ma ci proveremo», ha chiarito il nipote Alessandro che, insieme al padre Carlo e alla cugina Marta, venerdì sera, a Borgarello, ha incontrato gli ex parrocchiani e gli amici che hanno sempre creduto in quel prete «che riempiva le chiese e gli oratori», dice Giorgio Terzi, mentre Andrea Curti ricorda don Peppino «a cui si rivolgevano i più disperati, perché su di lui potevano contare».

In tanti a Borgarello, Battuda, Marcignago, suo paese di origine, sperano di veder riabilitato il nome di don Giuseppe e vogliono aiutarlo, «perché non può aver commesso atti del genere». «Per noi è innocente – sostiene Lorenzo Barbieri, sindaco di Marcignago – diteci cosa possiamo fare, siamo stati fin troppo in silenzio». «Ci troviamo in un momento delicato», spiega Alessandro, ricordando che per il sacerdote a luglio potrebbero aprirsi le porte del carcere per essere affidato ai servizi sociali.

«Non prova rancore per chi lo ha accusato – confida il nipote -. E’ una persona buona, un prete dalla vocazione autentica, che crede nella provvidenza e sopporta questo perché pensa di tornare a fare il sacerdote». La famiglia non vuole credere sia tutto finito, cerca testimonianze inedite per il nuovo processo. Accettano la sfida gli ex parrocchiani di don Abbiati e provano a scavare nella memoria.
27 febbraio 2011

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