Silenzi e bugie: per l’accusa tutti elementi ”contro” il parroco

20-02-2011, STAMPA, IMPERIA, pag.75

Silenzi e bugie: per l’accusa tutti elementi ”contro” il parroco
Un pc misterioso, un capanno di attrezzi, la biblioteca della parrocchia, lo scooterone del prete. Se non ci fosse di mezzo una bambina di dodici anni con i suoi delicatissimi equilibri di preadolescente, e quindi una situazione tutt’altro che «letteraria» , nel caso di DON Massaferro ci sarebbero tutti gli ingredienti di un noir d’autore. Con tanto di testimoni che, nel chiuso di un’aula blindata e prima ancora nei verbali della Squadra mobile, delineano una biografia del parroco di San Vincenzo un po’ differente da quella gridata a gran voce dai suoi parrocchiani. «DON Luciano ha mentito ai giudici» dicono pm e parte civile. Nel senso che a molte domande «personali» che lo hanno riguardato, sul suo passato recente e non, il parroco non avrebbe dato le risposte «giuste». Mettendosi quindi, subito, dalla parte del torto, di chi ha qualcosa da nascondere. Ma anche limitandosi ai fatti noti, il giallo del pc SCOMPARSO, poi ritrovato perche’ regalato a un parrocchiano, non ha giovato all’immagine del sacerdote. Un pc «pulito», anche troppo, «senza nulla di compromettente», del quale pero’ DON Luciano aveva negato l’esistenza («l’avro’ buttato») perche’ voleva, questa la spiegazione davanti all’evidenza, tutelare il parrocchiano disabile al quale l’aveva regalato. Il capanno degli attrezzi, dove sarebbe avvenuto uno degli abusi: troppo piccolo per starci in due, ma la ragazzina lo avrebbe descritto e riconosciuto. Lo scooterone, teatro di un altro abuso dalle modalita’ tanto stravaganti dal rasentare il grottesco, ma che i giudici hanno considerato assolutamente reale. Infine la biblioteca, dove il prete avrebbe consumato un rapporto di qualche tipo con la ragazzina, salvo farle promettere di non parlarne con nessuno. Incontro ad alto rischio, con la possibilita’ di essere scoperto, ma anche in questo caso i giudici hanno dato credito al racconto della piccola vittima. Racconto – racconti – che gia’ da tempo circolavano tra le ragazzine della parrocchia, destinatarie delle confidenze della chierichetta. Qualcuna, in aula, ha ammesso di non averle creduto, all’epoca. Altre avevano preso molto sul serio la sua storia, parlanDONe a casa. Infine un’altra bugia, quella sull’incontro in parrocchia con la madre, il nonno e altri familiari della ragazzina, lei presente, per contestare al prete quegli incontri «a luci rosse». Accuse pesantissime, che DON Luciano avrebbe liquidato senza preoccuparsene troppo, anzi consigliando ai familiari di portare la ragazzina da qualcuno in grado di aiutarla. Gli psicologi, da cui poi sono partite le denunce. Salvo poi negare, interrogato in prima battuta, che quell’incontro fosse mai avvenuto. Negare, e comunque non reagire, magari parlanDONe al proprio vescovo: perche’? Segnale di coscienza assolutamente pulita o tentativo di confondere le acque, sperando che nessuno mai desse credito alla ragazzina?

http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchiv…?objid=11046577

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