Pedofilia, prete in carcere. Il nipote accusa la Chiesa

29 gennaio 2011 — pagina 01 sezione: Prima
PAVIA. «Mio zio è stato condannato dal silenzio, ancora prima che dalla sentenza dei giudici. La chiesa non dovrebbe temere di difendere i propri sacerdoti». Alessandro Abbiati, 37 anni di Lardirago, è il nipote di don Giuseppe Abbiati, il parroco che sta scontando in carcere 4 anni per pedofilia. Il vescovo: «Siamo vicini a lui».
A pagina 19

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2011/01/29/PCPPO_PA104.html

«Condannato dal silenzio»

29 gennaio 2011 — pagina 19 sezione: Cronaca

PAVIA. «La chiesa non dovrebbe avere paura di difendere i suoi sacerdoti anche se questi sono accusati dei reati più infami. Il silenzio, all’opposto, può essere una condanna. Lo è stato per mio zio, ancora prima della sentenza dei giudici». Alessandro Abbiati, 37 anni di Lardirago, nipote di don Giuseppe Abbiati, il parroco di Borgarello che sta scontando in carcere una pena di 4 anni per pedofilia, rompe un riserbo durato anni. Dall’arresto del sacerdote, nel dicembre 2004, e anche durante le tappe del processo, fino alla conferma della condanna in Cassazione la famiglia ha scelto di tacere. Don Abbiati, che abitava a Marcignago, è in carcere ormai da un anno e mezzo. Perché solo ora la decisione di parlare? «Perché nel frattempo sono cambiate alcune cose, anche sul piano della strategia difensiva – dice Alessandro Abbiati -. Non possiamo fare calare il sipario su questa storia senza che la famiglia abbia detto la sua. Fino a questo momento abbiamo obbedito alla parola d’ordine, che era quella di tacere. Ora vogliamo ristabilire la dignità umana e morale di mio zio, a prescindere dalla verità giudiziaria. Lo voglio fare per lui ma anche per mio padre Carlo, suo fratello, che ha molto sofferto questa situazione. Dopo una vicenda così, la famiglia non poteva più essere uguale a prima. La gravità di quelle accuse ha gettato su tutti noi un alone di vergogna. E’ stato tutto rimesso in discussione, perfino ciò che di buono mio zio ha fatto negli anni di sacerdozio proprio per i giovani. Il solo conforto è che lui gode ancora della stima di tante persone».
Molti a Borgarello credono anche che don Abbiati si trovi in carcere da innocente. «Nessuno ha la verità assoluta in tasca – dice il nipote -. Ma sono una persona che ragiona, e credo che mio zio non abbia fatto quelle cose. Mi chiedo: un pedofilo può esserlo una sola volta, visto che la condanna riguarda un episodio? Ma è soprattutto la conoscenza di una vita a farmi dire che lui è innocente. Anche se io sono stato il nipote meno vicino a lui, perché non credente, sono stato quello con cui mio zio ha avuto sempre un dialogo profondo». Ma la sentenza di condanna è senza appello. «Per l’esito del processo hanno pesato tanti fattori, soprattutto un eccesso di fiducia nell’evidenza delle prove – dice Abbiati -. Ma è stato sfavorevole anche il contesto, il clima di caccia alle streghe e di pregiudizio sul rapporto tra preti e pedofilia. Le gerachie ecclesiastiche tendono a gestire questi casi col silenzio. Per questo mio zio è stato processato con rito abbreviato, senza avere ampi margini di difesa. E nessuno ha capito che questa strategia sarebbe stata la sua condanna».

Maria Fiore

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2011/01/29/PC4PO_PC401.html

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