Don Giuseppe Abbiati rischia la riduzione allo stato laicale

Processo canonico per il prete

di Maria Fiore PAVIA. In carcere prega e celebra la messa per i detenuti. Perché don Giuseppe Abbiati, il parroco di Borgarello che sta scontando una pena a 4 anni per pedofilia, è ancora un sacerdote, nonostante il peso di quella condanna. Una condizione che potrebbe cambiare, però, con il processo canonico che è stato avviato nei suoi confronti della Congregazione della dottrina della fede, l’organismo della Curia romana incaricato di vigilare sulla «purezza della dottrina della Chiesa cattolica».

L’organismo fu presieduto fino al 2005 da Joseph Ratzinger, poi eletto Papa. Don Abbiati rischia, come massimo della pena, la riduzione allo stato laicale. «Posso sopportare tutto, anche il carcere, ma non l’eventualità di non essere più sacerdote, non possono privarmi anche di questo», avrebbe confidato agli amici più stretti nella sua cella del carcere di Bollate, dove è stato trasferito qualche mese fa dall’istituto di Torre del Gallo di Pavia. La natura stessa del processo non gli consentira, però, di difendersi. La congregazione decide in maniera autonoma, sulla base degli atti del processo penale, ma anche su come don Abbiati ha svolto la sua missione sacerdotale. In ogni caso l’iter del processo canonico è segreto. Da quanto risulta, sarebbe anche il primo a coinvolgere un prete della provincia di Pavia. Nei confronti di don Abbiati era stato già aperto, ma sospeso, dopo le condanne in primo e secondo grado. Con la sentenza definitiva, arrivata un anno fa, è entrato nel vivo. L’esito potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana, ma vista la riservatezza della decisione ogni previsione è un azzardo. Anche la “pena” potrebbe variare.

«La congregazione della dottrina della fede ha competenze molto vaste – spiega Luciano Musselli, docente di diritto ecclesiastico all’Università di Pavia -. Potrebbe applicare anche sanzioni minori, come una sospensione dall’ufficio oppure l’obbligo di soggiornare presso istituti religiosi di recupero. La pena più alta nella Chiesa è la scomunica, che però si applica solo in caso di attentato alla vita del pontefice. Non è però più grave della riduzione allo stato laicale. Un sacerdote ad esempio può essere scomunicato, ma può comunque esercitare la sua funzione. Invece la riduzione allo stato laicale è la perdita assoluta del proprio stato».

In che tempi potrebbe arrivare l’esito? «Questi procedimenti nell’ultimo pontificato sono stati oggetto di una riforma che li ha resi più rapidi – spiega Musselli -. Questo, anche per evitare un’altra accusa: quella di insabbiare i casi di pedofilia. Nel giro di un anno la congregazione dovrebbe arrivare alla sua decisione. Nonostante la celerità, resta comunque un problema,. Visto che le prove non sono pubbliche il diritto di difesa può venire compresso. Un processo che si basa sul segreto rischia di essere sommario».

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2011/01/22/news/processo-canonico-per-il-prete-1.640271

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