Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti

Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti
Un ragazzino che subì violenza è diventato anni dopo un efferato assassino

LA VALLETTAAncora gli stessi preti e lo stesso orfanotrofio. A una settimana dalla visita di papa Benedetto XVI, nuove accuse pesanti sono state sollevate verso la Chiesa maltese per atti di pedofilia ed abusi su minori nell’Istituto San Giuseppe di Santa Venera. Questa volta a puntare il dito è un abusato divenuto un efferato assassino, che, in un raptus di rabbia per essere stato toccato, ha ucciso e fatto a pezzi un omosessuale: un “mostro”, come lui stesso si definisce, che ha appena scontato 20 anni di carcere per quel delitto macabro che aveva sconvolto l’isola nel 1991.
Gaetano Scerri, 46 anni, conosciuto meglio con il soprannome “l’uomo”, parla per la prima volta e rivela i dettagli della sua infanzia nelle mani dei preti pedofili nell’Istituto di San Giuseppe. La sua storia verrà pubblicata oggi anche sulla prima pagina del domenicale di Malta “Illum”. L’orfanotrofio è lo stesso da dove sono partite le denunce di altri dieci vittime degli abusi, tra cui Lawrence Grech e Joseph Magro che stanno preparando una protesta tra la folla che accoglierà il Pontefice per la messa domenica prossima a Floriana.
Scerri racconta di una “infanzia rubata” e di essere diventato un “mostro omofobico” per colpa dei preti che lo abusarono per anni, spiegando che «gli abusi, gli stupri, la deprivazione e le botte hanno fatto di me un omicida spietato, pieno di rabbia verso la società».
«Non ho meritato niente di questo», lamenta Gaetano Scerri che ricorda quella tragica notte del 7 aprile 1991 quando insieme ad un suo complice Reno Mercieca, uccise un uomo, e lo tagliò a pezzi con il vetro di una bottiglia rotta. I brandelli del cadavere furono buttati in mare ed altri invece sono state trovate sparsi in varie posti della capitale La Valletta.
Il delitto, col suo sfondo omosessuale, aveva scioccato l’opinione pubblica. Ma mai nessuno aveva capito che Scerri aveva agito d’istinto contro un uomo che lo voleva “toccare”.
«La vittima mi voleva toccare, ed io ho solamente reagito, il resto lo sapete com’è finito?», dice oggi. Scerri ricorda che da piccolo veniva forzato a dormire nudo e senza lenzuola, picchiato duramente dai preti tanto di fargli perdere un dente.
«Io e gli altri – spiega – siamo cresciuti avendo paura delle donne, perché eravamo sempre esposti al sesso tra uomini, abbiamo creduto per molto tempo di essere omosessuali». Disoccupato e senza soldi, Gaetano Scerri adesso chiede che la giustizia sia fatta. «Io sono stato processato perché mi hanno fatto un mostro, ho pagato per i miei sbagli, ma adesso tocca ad altri di assumere le loro responsabilità davanti alla giustizia, e chiedo alla Chiesa che questi preti vengono processati e condannati senza nessuna pietà».
Scerri insiste che non serve a niente se i vescovi di Malta si limitano a esprimere «dolore e pentimento: serve giustizia».
I quattro preti, Charles Pulis, Joseph Bonnett, Godwin Scerri e Conrad Sciberras – accusa – rimangono protetti dalla Chiesa, con il loro processo messo in “Sine Die”, a causa di un accordo raggiunto tra lo Stato Maltese e la Chiesa negli anni sessanta, secondo cui i membri del clero rispondono solo alla giurisdizione del Tribunale Ecclesiatico e non quella criminale. Sabato e domenica prossima, Gaetano Scerri sarà presente insieme alle altre vittime dell’Istituto San Giuseppe alla protesta che viene preparata durante la visita del Papa.(f.a.)

http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchiv…ne=1&A=20100411


Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

13 aprile 2010 — pagina 19 sezione: POLITICA ESTERA
LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia. Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse. Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona. Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…»

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

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