Pedofilia: «L’ INERZIA di Cavallini è stata la più assoluta»

«L’ INERZIA di Cavallini è stata la più assoluta» e «non ha fatto nulla» per evitare che si commettessero abusi sessuali contro minorenni. Con queste parole i giudici della Cassazione hanno annullato la sentenza con la quale è stato assolto in appello monsignor Renzo Cavallini, ex rettore della casa del giovane “La Madonnina” di via Falck: fatti risalenti al 2003 per i quali è stato condannato a quattro anni e otto mesi l’operatore laico Massimiliano Azzolini.

La Cassazione conferma la sentenza per Azzolini, ma chiede che sia riaperto il processo per il prelato, allontanato dalla parrocchia di Novate Brianza tra le proteste dei fedeli. A maggio, per uno stralcio dell’indagine, era stata rinviata a giudizio anche madre Teresa Gospar, responsabile dell’associazione Betania Onlus che si occupa di adolescenti in difficoltà: secondo il gip avrebbe negato di essere a conoscenza della vicenda mentre in realtà lo era e un processo verificherà i fatti.

Ben più gravie certe, tuttavia, sarebbero per la Cassazione le responsabilità di Cavallini, che avrebbe finto di non vedere che i ragazzini della comunità venivano costretti a far la doccia completamente nudi, toccati nelle parti intime, minacciati da cani da guardia, coinvolti in uscite serali per vedere prostitute e trans. «Cavallini – scrivono i giudici – era il primo referente per chi avesse voluto denunciare le palesi violazioni delle norme interne». E invece «è pacifico» che Azzolini «operasse con il beneplacito del rettore che pareva proteggerlo». E chi voleva denunciare «era stato fatto oggetto di vere e proprie suppliche da parte del rettore affinché non chiamasse la polizia».

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