L’arcivescovo incontrerà le vittime di don Cantini

La prossima settimana incontro tra Betori e il portavoce Aspettati 

Firenze, 24 agosto 2010 – “La Chiesa è la prima a essere offesa dai peccati dei suoi membri”: ha detto il 15 aprile di tre anni fa il cardinale Ennio Antonelli all’indomani dell’esplosione sui giornali del caso di don Cantini, parroco-padrone alla Regina della Pace. Un’affermazione sulla quale, negli ultimi mesi, la Chiesa universale, colpita dal susseguirsi di episodi di pedofilia, dei quali si sono resi colpevoli in tutto il mondo numerosi sacerdoti, a lungo coperti dai loro vescovi, ha riflettuto molto, fino a prendere decisioni radicali, come di fatto annullare ogni forma di prescrizione. Ecco perché il caso Cantini è ancora aperto e per le diciannove ragazze violentate dal prete fra il ’73 e l’87, durante il suo lungo apostolato alla parrocchia del Ponte di Mezzo, c’è ancora speranza di ottenere piena giustizia e una maggiore considerazione all’interno della Chiesa, “brutta’’ finché si vuole, come sottolineato anche dal ‘ribelle obbedientissimo’ don Milani, ma pur sempre “mamma’’.

E’ in questa veste che la prossima settimana l’arcivescovo incontrerà Francesco Aspettati, portavoce delle vittime di don Cantini, mai riconciliate con il vicario generale della diocesi, monsignor Claudio Maniago, pupillo del sacerdote del Ponte di Mezzo, accusato di aver protetto l’anziano parroco. Un ruolo sempre negato dal giovane prelato, che si è ogni volta detto all’oscuro degli abusi.  Adesso è intenzione di monsignor Betori promuovere una serie d’incontri riservati con le persone coinvolte nella vicenda. Una decisione presa dopo aver ascoltato la registrazione della conferenza-dibattito dello scorso 28 giugno promossa dalle vittime e moderata dal giornalista Antonio Socci. Sentendo da don Paolo Capecchi e don Stefano Ulivi, cresciuti alla Regina della Pace, il racconto della loro vicenda, l’arcivescovo è rimasto profondamente turbato nell’apprendere che, oltre a essersi macchiato di “abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori”, è stato ridotto allo stato laicale anche per “falso misticismo, controllo e dominio delle coscienze, abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione”. “Un potere – hanno detto a giugno i due sacerdoti – che don Cantini esercitava su di noi in ogni aspetto della nostra vita: dal colore dei calzini fino alla scelta di entrare in seminario. Vocazioni decise in mezz’ora, ma per fortuna confermate con gioia anni dopo in altri contesti”.

Le catechesi di don Cantini sono ora in possesso della Congregazione per la dottrina della fede. A propoposito delle intenzioni ‘egemoniche’ del sacerdote in un suo foglio dattiloscritto datato 1979 si legge: “Ora le cose che dico devono rimanere segrete bisogna saper giocare le carte di Gesù Cristo perché non basta il Vangelo, la Chiesa, i Sacramenti, bisogna saper aspettare e giocare le carte giuste quando lo dice Gesù (Lelio Cantini e la ‘veggente’ Rosanna Saveri, a loro dire, ricevevano istruzioni direttamente da Gesù e dalla Madonna, ndr). Prendo un esempio che riguarda noi: ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario, entrerà quest’anno Giovanni, poi Francesco, poi quel di Claudio è già al secondo anno e bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti”. Il Claudio nominato nello scritto è monsignor Maniago.

di DUCCIO MOSCHELLA

http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2010/08/24/374119-arcivescovo_incontrera.shtml

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