Zenti si scusa con Dalla Bernardina Commissione per gli abusi al Provolo

IL PRELATO AVEVA USATO TERMINI PESANTI DOPO I RACCONTI DEGLI EX ALLIEVI

Ritirata la querela contro il vescovo. «Accerteremo i fatti»

VERONA — Sei giorni fa l’avevano strombazzata come una conferenza stampa. Uno di quegli incontri, cioè, in cui alcune persone incontrano i giornalisti, espongono un fatto e rispondono alle domande. La «conferenza stampa » in questione si è tenuta ieri.Omeglio, si sarebbe dovuta tenere. Già, perchè le persone coinvolte nella vicenda – il vescovo monsignor Giuseppe Zenti e il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo onlus Giorgio Dalla Bernardina – dai giornalisti non si sono sono fatte neanche vedere.A futura memoria si sono fatti immortalare in una stanza, con una stretta di manoalla quale solo i fotografi hanno potuto partecipare. E la «conferenza stampa» altro non è stato se non la lettura di un comunicato, alla presenza di quattro avvocati. Enrico Morgante e Mario Vittore De Marzi per il vescovo, Giuseppe Rossodivita e Paolo Tacchi Venturi per Dalla Bernardina. Si è chiusa con un «colloquio chiarificatore» la vicenda per cui Dalla Bernardina aveva querelato il vescovo.

Querela legata alle dichiarazioni di Zenti – quelle sì fatte in una conferenza stampa «vera» – all’indomani della pubblicazione su L’Espresso delle prime testimonianze di alcuni ex studenti del Provolo, che raccontavano di aver subìto abusi sessuali da preti e laici dell’istituto,maanche da altri e alti prelati veronesi. Il vescovo quel 23 gennaio del 2009, non usò giri di parole. «Ci vogliono prove concrete – disse -. Non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Bollò come «casi psichiatrici» quei sordi che misero anche per iscritto i loro racconti. Parlò di «montature e menzogne» e di un ricatto che Dalla Bernardina avrebbe messo in atto per gestire una tenuta a San Zeno di Montagna. Iniziò quella che nel comunicato di ieri è definita «controversia ». Una controversia che giusto oggi sarebbe finita davanti al giudice. E che ora, invece, grazie a quel «colloquio chiarificatore » si ferma. Previo il pagamento, da parte del vescovo, delle spese legali sostenute da Dalla Bernardina. Entrambi, si legge nel comunicato, «alla luce dell’incontro ritengono di voler impostare per il futuro un rapporto di fruttuosa collaborazione improntata al reciproco rispetto». Il tutto si tradurrà «con la fattiva collaborazione dell’associazione Provolo nell’ambito dell’inchiesta che la curia di Verona si appresta a realizzare, con la costituzione di una commissione indipendente, terza e imparziale, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex allievi dell’istituto Provolo».

Da chi sia composta questa commissione «terza ed imparziale» e quando inizierà a lavorare non è dato sapere. Di certo rimane che le carte riguardanti gli abusi del Provolo da tempo hanno preso la strada romana, quella delle stanze della congregazione per la Dottrina della Fede, che ha anche chiesto un approfondimento delle indagini. Altra cosa certa è che la vicenda del Provolo non arriverà in tribunale. Prescritti gli eventuali abusi, ritirata la querela contro il vescovo. Quella querela che, pochi giorni dopo la conferenza stampa del 23 gennaio 2009, Giorgio Dalla Bernardina agoniava per sè. «Se sono tutte calunnie il vescovo ci quereli, così in aula verrà fuori tutto». Alla fine fu lui a querelare. Ma in aula non ci andrà nessuno. «Monsignor Giuseppe Zenti – si legge nel comunicato – ha manifestato le proprie scuse al signor Giorgio Dalla Bernardina, pur chiarendo e precisando di non aver mai voluto offendere nè lui personalmente nè l’associazione sordi Antonio Provolo e tanto meno i sordi associati. Le esternazioni del vescovo, piuttosto, erano dettate dalla volontà di difendere la propria diocesi da quelle che, in quel momento, sembravano essere accuse ingiustificate. Giorgio Dalla Berardina, dal canto suo, accetta le scuse del vescovo e ribadisce quindi di non aver mai ricattato, mai plagiato i sordi e mai falsificato o scritto di proprio pugno le dichiarazioni rese dai sordi inerenti i fatti di pedofilia, di non aver mai avanzato pretese sui beni dell’istituto Provolo e di non aver mai pensato di ambire alla carica dell’Ens », che è l’ente nazionale sordomuti. Tant’è. Si chiude un capitolo.Arimanere aperta, invece, è la storia. E si vedrà chi comporrà quella commissione che la deve scrivere.

Angiola Petronio

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