Pedofilia, la Corte Suprema Usa: “Niente immunità per il Vaticano”

Sì ai processi civili contro i sacerdoti
La Corte Suprema Usa non si è pronunciata sul diritto all’immunità

Pedofilia, la Corte Suprema Usa:
“Niente immunità per il Vaticano”
NEW YORK
La Corte Suprema mette in scacco il Papa: nonostante siano in maggioranza cattolici, i giudici costituzionali degli Stati Uniti hanno aperto la strada a una azione legale che teoricamente potrebbe portare sul banco dei testimoni Benedetto XVI e i vertici della Santa Sede e costringere il Vaticano a risarcimenti milionari.

Decidendo di non prendere in esame la richiesta del Vaticano sul caso “Anonimo contro Santa Sede” i giudici hanno rinviato a un tribunale dell’Oregon la decisione se il Vaticano deve essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. Gli abusi al centro del caso risalgono al 1965. Il prete in questione, Andrew Ronan, è morto nel 1992.

Il Vaticano aveva chiesto alla Corte di esimere la Santa Sede dal giudizio invocando l’immunità riconosciuta agli stati stranieri sovrani in base al Foreign Sovereign Immunities Act del 1976, una prerogativa su cui si era espressa favorevolmente l’amministrazione Obama.

Questa legge prevede eccezioni: una di queste riguarda i dipendenti di uno stato straniero. La Corte d’Appello, nel caso “Anonimo contro Santa Sede”, aveva accolto l’eccezione riconoscendo che padre Ronan, trasferito più volte negli anni Cinquanta e Sessanta dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland, poteva per questo essere considerato un impiegato del Vaticano.

«L’azione della Corte Suprema è una coraggiosa risposta alle preghiere di migliaia di vittime delle molestie sessuali dei preti che finalmente hanno una chance di giustizia», ha commentato Jeff Anderson, l’avvocato che accusa la Santa Sede per conto di un uomo che ha chiesto l’anonimato e che afferma di essere stato molestato da Ronan quando aveva 15 anni.

Deluso Jeffrey Lena, il legale della Santa Sede, che avrebbe preferito veder riconosciuta l’immunità a livello di Corte Suprema. Secondo Lena tuttavia, la decisione di oggi «non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge. I giudici di Washington hanno valutato che il caso, per ora, non meritava di essere esaminato al loro livello. Non volevano scegliere questo caso come veicolo per chiarire la legge su questo punto».

“Anonimo contro Santa Sede” torna ora all’esame della Corte Distrettuale dell’Oregon e il dibattito si impernierà sulla teoria che Ronan era dipendente del Vaticano. Una tesi «insostenibile», secondo Lena: «La Santa Sede non paga lo stipendio del prete, nè la sua pensione, nè esercita controllo quotidiano sul suo operato. Ronan era un prete dell’Ordine del Frati Servi di Maria. La sua stessa esistenza era sconosciuta al Vaticano fino a dopo gli eventi in questione».

L’azione legale percorrerà un cammino parallelo con un’altra causa, “McBryan contro Santa Sede”, in cui gli avvocati che accusano il Vaticano hanno chiesto di portare il Papa alla sbarra. La scorsa settimana Lena si è opposto alla richiesta invocando la legge sull’immunità e argomentando che una testimonianza del Papa in un tribunale Usa «incoraggerebbe tribunali stranieri a ordinare le deposizioni del Presidente degli Stati Uniti in casi come quelli delle renditions della Cia», i trasferimenti segreti di sospetti terroristi dopo le stragi dell’11 settembre

http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/es…56261girata.asp

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