Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

Corte Usa non si pronuncia sull’immunità
Nessun ostacolo per processo al Vaticano
Il ricorso alla Corte era stato presentato dalla Santa Sede invocando il diritto all’immunità degli Stati sovrani, su cui anche l’amministrazione Obama si era pronunciata a favore

Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

WASHIGTON – Il Vaticano è civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori dopo che la Corte Suprema Usa ha rifiutato di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede. Scegliendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso di un prete pedofilo dell’Oregon, la massima istanza giudiziaria statunitense ha confermato la precedente decisione di una Corte d’appello di togliere l’immunità alla Santa Sede. Era stata proprio questa decisione che aveva spinto il Vaticano a andare alla Corte suprema, che ora, rifiutandosi di affrontare il caso, ha reso definitiva la decisione della Corte d’appello. Prima che un rappresentante del Vaticano possa essere chiamato a testimoniare, il tribunale dovrà decidere se il Vaticano stesso possa essere considerato “datore di lavoro” del sacerdote abusatore.

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All’origine del caso la denuncia di una vittima, all’epoca dei fatti quindicenne, contro un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – che nel ’65 lo avrebbe molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era già stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. La vittima accusa quindi il Vaticano di non avere ridotto allo stato laicale il religioso, o di non averlo quantomeno punito o allontanato. La Santa Sede aveva presentato un ricorso contro la causa mossa dall’anonimo invocando l’immunità che spetta agli Stati sovrani.

In primavera, quando fu presentato ricorso, la Corte Suprema aveva chiesto il parere del governo Usa, il cui parere era che la Santa Sede godeva di immunità anche in questo caso e che i suoi leader, primo fra tutti il Papa, non potevano essere interrogati. Il diritto all’immunità era stato però respinto nel corso di vari gradi di giudizio fino alla Corte d’Appello di Sacramento secondo cui esistevano sufficienti elementi di connessione tra Ronan e il Vaticano da considerare il sacerdote un dipendente della Santa Sede.

Ora la Corte Suprema, scegliendo di non pronunciarsi in merito all’immunità, ha deciso di non fermare l’azione legale in cui la Santa Sede è accusata di aver ripetutamente trasferito il prete da città a città nonostante ripetuti casi di molestie sessuali su minori. L’azione legale considera il Vaticano corresponsabile dei suoi abusi perché lo ha spostato dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland nonostante fosse a conoscenza delle accuse contro di lui.

“Ringraziamo i giudici per il coraggio con cui hanno lasciato che l’azione legale vada avanti”, ha detto Jeff Anderson, l’avvocato che accusa il Vaticano. “L’azione della Corte è una risposta alle preghiere di migliaia di sopravvissuti alle molestie sessuali dei preti che finalmente avranno una chance di avere giustizia, la possibilità di chiudere le ferite”, ha aggiunto.

L’avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena, avrebbe invece preferito risolvere la questione a livello della Corte Suprema, “ma la decisione di oggi non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge”. Lena ha ricordato che su questo punto l’amministrazione Obama aveva dato ragione alla Santa Sede: “I giudici di Washington hanno valutato che il caso non meritava di essere esaminato al loro livello per ora”.

(28 giugno 2010)
http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/28…ticano-5223874/

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