Prete arrestato per pedofilia, i giudici: «Astuto ad accreditarsi coi genitori»

Il tribunale del riesame: «Don Pezzini aveva la capacità di blandire il minore con coccole con coccole e gratificazioni economiche, fingendo propositi di aiuto nei confronti del ragazzo»

Parlano di «astuzia», «disinvoltura» e «allarmanti modalità della condotta» i giudici del tribunale del Riesame nel provvedimento con cui hanno bocciato il ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere presentata da don Domenico Pezzini, il sacerdote di 73 anni arrestato lo scorso maggio per pedofilia. Nel documento il collegio descrive gli elementi che rendono «elevato» a loro giudizio il pericolo della reiterazione del reato, emersi dalle testimonianze della presunta vittima, un ragazzo straniero oggi 17enne che sarebbe stato violentato tra il 2006 e il 2009; da quelle dei vicini; dagli indizi raccolti nel corso della perquisizione tra cui alcuni profilattici e dalle intercettazioni telefoniche. I giudici mettono dunque «in evidenza le allarmanti modalità della condotta, ovvero la disinvoltura dell’approccio con il minore, lo svolgimento di rapporti sessuali fin dal loro primo incontro, il lungo tempo in cui fatti sono avvenuti, la particolare vulnerabilità del minore, la capacità di blandire il ragazzo con coccole e gratificazioni economiche, l’astuzia di aver posto in essere tali condotte accreditandosi agli occhi dei genitori e degli operatori sociali come un sacerdote animato da propositi di aiuto verso il minore». Parlando nello specifico della disinvoltura del sacerdote nell’avvicinare il minorenne, spiegano che «ha cercato un approccio con il ragazzo nel parco», parlandogli di viaggi e «offrendogli la possibilità di aiuto». Un attimo dopo, «l’ha invitato nella sua abitazione dove lo ha indotto ad avere rapporti sessuali» che sarebbero proseguiti per anni. Mentre in merito al timore che se lasciato in libertà don Pezzini possa usare violenza contro altri soggetti deboli, sottolineano i suoi «molteplici contatti con giovani uomini estracomunitari attestati anche dalle intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei vicini di casa che hanno parlato di un andirivieni di stranieri, nonché da quelle di un amico che ha affermato che l’indagato ospitava stranieri probabilmente del sudest asiatico uomini». Pertando, concludono «è elevato il rischio che l’indagato (…) reiteri la condotta delittuosa in contestazione, atteso che le descritte modalità della stessa non appaiono affatto occasionali».

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