Pedofilia-choc, don Pezzini: «Mandatemi in un monastero»

«Non riesco a stare in cella». La presunta vittima: abusava di me a casa sua. Il sacerdote: l’ho solo aiutato

VERONA – Dice di non riuscire più a stare in cella, di non essere in grado di darsi pace. Don Domenico Pezzini, 73 anni, ventennale carriera accademica all’Università di Verona, non ha intenzione di tirarsi indietro e anziché trincerarsi nel silenzio, nel corso dell’interrogatorio di garanzia dell’altro ieri, ha deciso di parlare per spiegare «come sono andate davvero le cose». Quel buco nero che non si dovrebbe mai aprire si sarebbe spalancato invece «ogni domenica, dopo la santa messa: don Domenico mi portava a casa sua… E a volte è successo proprio lì, nella sua casa, che abbiamo avuto rapporti sessuali…che ho dovuto averli…» Eccole, nell’agghiacciante album dei ricordi peggiori, le accuse-choc con cui un quattordicenne (giunto ora alla soglia della maggiore età), originario del Bangladesh, ha fatto finire lunedì scorso dietro le sbarre di San Vittore don Domenico.

Contestazioni, quelle attorno a cui ruota la scottante inchiesta coordinata a Milano dal sostituto procuratore Cristiana Roveda e dal procuratore aggiunto Pietro Forno, che fanno quasi interamente perno sull’abitazione meneghina in via Mamiani di don Domenico. Sarebbe stata proprio la casa privata del religioso, all’interno di un’elegante palazzina circondata da un giardino con le rose nelle aiuole, a fare da scenario a un raggelante copione di abusi e violenze. E’ nella sua casa, infatti, che don Pezzini avrebbe portato il ragazzino «ogni domenica, dopo la messa: andavo a casa sua quando potevo lasciare la struttura protetta che mi ospitava, sempre nei giorni di festa, e alla sera poi tornavo nella mia cameretta… » Tutto ciò sarebbe capitato tra il 2006 e il 2009 e se la presunta vittima si è decisa a vuotare il sacco e puntare il dito contro il sacerdote soltanto a distanza di quattro anni, sarebbe stato «un po’ per paura e un po’ per vergogna». Accuse, in ogni caso, pesantissime, tanto che la magistratura milanese ha deciso di far scattare le manette nei confronti di don Pezzini prospettando il rischio di reiterazione del reato. Secondo la procura, in altre parole, il prete potrebbe ricascarci e abusare di altri minorenni.

Nulla di più falso, invece, a parere della difesa: assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, nel corso dell’interrogatorio di garanzia di venerdì davanti al giudice Giuseppe Vanore, don Pezzini ha dichiarato che non sa ancora il perché di tutto questo ma il racconto fatto dal ragazzo non corrisponde – a suo avviso – alla verità: i fatti non gli tornano in quanto, se da un lato è vero che in qualche occasione è andato con lui in casa sua ed è pur vero che era di domenica, tutto il resto non è come lui dice. Al gip Vanore, inoltre, don Domenico ha chiesto di poter lasciare la cella, dove «non riesce a stare fermo un attimo e a darsi pace per l’incubo che l’ha travolto», e di usufruire degli arresti domiciliari in un’oasi monastica nella zona di Como. La risposta del giudice, però, non è attesa prima di domani e quella di oggi, per don Pezzini, sarà dunque la prima domenica della sua vita rinchiuso dentro una cella.

Laura Tedesco
31 maggio 2010

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/31-maggio-2010/pedofilia-choc-don-pezzini-mandatemi-un-monastero-1703112704660.shtml

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