DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

don Domenico Pezzini(30/05/2010) – Gli avvocati di don Domenico Pezzini, 73 anni, incardinato nella Diocesi di Lodi, ma da 40 anni “imboscato” in quella di Milano, arrestato per violenza sessuale pluriaggravata su minore, hanno avuto un confronto molto duro e aspro, con il Pm Cristiana Roveda che conduce le indagini insieme al Procuratore aggiunto Pietro Forno. C’è stato anche l’incontro con il Gip ma don Pezzini si è limitato a dire che conosceva il minore bengalese di anni, che lo aiutava, e che provvedeva alla sua cultura. Ma niente abusi sessuali. Il prete ha ammesso di essere omosessuale e di avere avuto relazioni con uomini sopra i 30 anni. Quindi, don Pezzini ha respinto ogni addebito, e ha chiesto di essere portato in un monastero del Lago di Como. A Milano diceva messa fino a cinque anni fa nella grossa parrocchia di San Giovanni Crisostomo di Via Cambini 10, ma fu allontanato dopo scontri con uno dei tre sacerdoti della stessa. Dopo i contrasti con i preti di San Giovanni Crisostomo ( Don Piero Cecchi, don Nicola Porcellini e don Attilio Vismara), l’ex aiutante Don Pezzini andava a dire la messa dalle suore di Via Agordat 50 che in questi giorni lo hanno difeso arrivando al punto di re che le riviste pornografiche che egli teneva in casa erano motivo di studio. Quale studio fosse non è dato di sapere, ma la motivazione francamente la riteniamo stupida. Passiamo ai Superiori di don Pezzini. Quando un sacerdote viene allontanato, come minimo, lo comunica alla Curia di origine (Lodi) e a quella in cui opera (Milano). Possibile che nessuna della due Curie fosse a conoscenza del grave allontanamento? Ora tutti dicono di essere sbigottiti e sgomenti dalla sua carcerazione. Anche noi lo siamo e siamo ovviamente dispiaciuti. nessuno gode delle sventure altrui. Ma se a san Giovanni Crisostomo Don Pezzini fu allontanato evidentemente qualche motivo ci sarà. Cinque anni fa eravamo nel 2005 e chi gestiva questi casi in Curia a Milano era quasi sempre il Vicario Generale mons. Carlo Redaelli. Possiamo ritenere che mons. Carlo Redaelli non fosse a conoscenza di niente? Lo escludiamo nella maniera più assoluta. Analogo discorso va fatto per la Curia di Lodi che è diretta dal mons. Giuseppe Merisi dal 2005, già Vescovo Ausiliare di Milano. E’ credibile che il vescovo Merisi non fosse a conoscenza di questo allontanamento da San Giovanni Crisostomo di un suo prete? E il parroco di San Giovanni Crisostomo non ha nulla da dire? Come vedete qualcuno sapeva ma ha coperto don Pezzini e lo ha spedito a dire Messa dalla suore dell’Ordine agostiano in Via Agordat 50. Per il resto della settimana egli viveva da solo in un appartamento in un grosso stabile di via privata Terenzio Mamiani convivendo con molte etnie. Nel palazzo ci sono, infatti, molti cinesi, marrocchini, egiziani, tunisini, cingalesi ecc. In ogni caso se qualcuno fosse intervenuto per tempo forse Don Pezzini non sarebbe invischiato in questa brutta storia. In conclusione noi condividiamo sui sacerdoti le parole di papa Benedetto XVI: “L’autorità umana non è mai un fine, ma sempre e solo un mezzo e, necessariamente ed in ogni epoca, il fine è sempre la persona, creata da Dio con la propria intangibile dignità e chiamata a relazionarsi con il proprio Creatore, nel cammino terreno dell’esistenza e nella vita eterna”. Lo ha ricordato Benedetto XVI parlando ai circa 25 mila fedeli radunati in piazza san Pietro per la tradizionale udienza del mercoledì dedicata nei giorni scorsi al compito del sacerdote “di governare, di guidare, con l’autorità di Cristo, la porzione del Popolo che Dio gli ha affidato”. “La Chiesa – ha detto il Papa – è chiamata e si impegna ad esercitare questo tipo di autorità che è servizio, e la esercita non a titolo proprio, ma nel nome di Gesù Cristo. Attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo pasce il suo gregge. Ma il Signore Gesù, Pastore supremo delle nostre anime, ha voluto che il Collegio Apostolico, oggi i Vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, e i sacerdoti, loro più preziosi collaboratori, partecipassero a questa sua missione di prendersi cura del Popolo di Dio, di essere educatori nella fede, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana. Pascere il gregge del Signore” ha ribadito il Pontefice “è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore senza limiti, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani, delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l’infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza”. Compito pastorale che “è fondato sul sacramento”, ma la cui “efficacia non è indipendente dall’esistenza personale del presbitero”. “Per essere Pastore – ha rimarcato Benedetto XVI – occorre un profondo radicamento nella viva amicizia con Cristo”. “Infatti, nessuno è realmente capace di pascere il gregge, se non vive una profonda e reale obbedienza a Cristo e alla Chiesa, e la stessa docilità del popolo ai suoi sacerdoti dipende dalla docilità dei sacerdoti verso Cristo”. Il Papa ha poi evidenziato che “al di fuori di una visione soprannaturale, non è comprensibile il compito di governare proprio dei sacerdoti. Esso, invece, sostenuto dal vero amore per la salvezza di ciascun fedele, è prezioso e necessario anche nel nostro tempo. Il compito di guidare si configura come un servizio vissuto in una donazione totale per l’edificazione del gregge, spesso andando controcorrente e ricordando che chi è il più grande si deve fare come il più piccolo, e colui che governa, come colui che serve”. E’ “nella piena fedeltà a Cristo e alla Chiesa” che il sacerdote oggi “può attingere la forza per l’esercizio del proprio ministero. Il modo di governare di Gesù non è quello del dominio, ma è l’umile ed amoroso servizio della Lavanda dei piedi, e la regalità di Cristo sull’universo non è un trionfo terreno, ma trova il suo culmine sul legno della Croce, che diventa giudizio per il mondo e punto di riferimento per l’esercizio dell’autorità che sia vera espressione della carità pastorale. Cari sacerdoti – ha concluso Benedetto XVI – non abbiate paura di guidare a Cristo ciascuno dei fratelli; sappiate vivere apprezzando i pregi e riconoscendo i limiti della cultura in cui siamo inseriti, con la ferma certezza che l’annuncio del Vangelo è il maggiore servizio che si può fare all’uomo. Non c’è, infatti, bene più grande, in questa vita terrena, che condurre gli uomini a Dio, risvegliare la fede, sollevare l’uomo dall’inerzia e dalla disperazione, dare la speranza che Dio è vicino e guida la storia personale e del mondo”.

Alberto Giannino
alberto.giannino@gmail.com

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