ABUSI IN CHIESA FISSATA PER MERCOLEDÌ, SE NE RIPARLERÀ A GIUGNO: LA PROCURA CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DEL PRETE

ABUSI IN CHIESA FISSATA PER MERCOLEDÌ, SE NE RIPARLERÀ A GIUGNO: LA PROCURA CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DEL PRETE
Molestie nel confessionale, slitta di un mese l’udienza al sacerdote
Il gup deve anche pronunciarsi sull’istanza difensiva di citare l’Arcidiocesi
• E’ destinata a saltare l’udienza preliminare prevista per mercoledì 19 maggio al sacerdote don Nicolangelo Rossi, 79 anni originario di Benevento, accusato di aver molestato quattro ragazzine nel confessionale, mentre le confessava nell’estate del 2006 nella chiesa del «Sacro Cuore» al rione Candelaro. Il prete, che per questa vicenda fu anche arrestato dalla squadra mobile nel maggio del 2007 e posto ai domiciliari dove rimase quattro mesi, si dice innocente.

Il gup che deve celebrare l’udienza preliminare Antonio Diella – è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta della Procura di rinviare a giudizio il prete per atti sessuali su 4minorenni e su quella di proscioglimento avanzata dalla difesa – sarà impegnato nei prossimi giorni in un corso a Roma del Consiglio superiore della magistratura, da qui la necessità di rinviare l’udienza. Se ne riparlerà a giugno, anche se la data non è stata ancora decisa.

Nelle more dell’udienza preliminare, il gup dovrà anche decidere sull’istanza dell’avv. Mi – chele Sodrio , legale di parte civile per i genitori di una delle quattro presunte vittime del sacerdote. Il legale si costituirà in udienza contro don Nicolangelo Rossi, e su questo non ci sono problemi; ma ha anche chiesto al gip di essere autorizzato a citare in giudizio come responsabili ci vili, ai fini del risarcimento danni, sia l’Arcidiocesi di Foggia, sia l’istituto superiore dei Salesiani quali «datori di lavoro» dell’imputato.


Gran parte delle notizie contenute in questo articolo non sarebbe stato possibile pubblicarle qualora fosse già entrato in vigore il cosiddetto «disegno di legge Alfano sulle intercettazioni» che nell’attuale versione proibisce la diffusione del contenuto, anche per riassunto, di qualunque atto giudiziario.

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