Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

Marilù Musto

Solo il dolore, nient’altro che il dolore ha attraversato in due anni, quattro mesi e undici giorni la famiglia della piccola vittima della violenza sessuale da parte di un sacerdote di 33 anni. E un silenzio assordante della chiesa, in particolare della diocesi di Aversa che in tutti questi mesi «non ha mai chiesto ufficialmente perdono al bambino violentato dal viceparroco di Casal di Principe», ha spiegato il difensore del ragazzino, Costantino Puocci. Nonostante il fatto che oggi Don Marco Cerullo, sacerdote della chiesa del Santissimo Salvatore, può essere chiamato a tutti gli effetti pedofilo. Don Marco – che oggi ha 35 anni – è stato, infatti, condannato con sentenza definitiva dai giudici della corte di Cassazione alla pena di sei anni e otto mesi di carcere per aver abusato sessualmente di un suo alunno della scuola elementare e media di Villa Literno nel dicembre del 2007, durante l’orario scolastico. La sentenza ha rotto il silenzio: «Preferisco aspettare i tempi della giustizia – disse due anni fa il vescovo della diocesi normanna, Mario Milano – non ho altro da dire». Nei mesi successivi all’arresto del prete pedofilo, però, venne emessa la sentenza di primo grado dal gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – il 22 aprile del 2008 – che condannava a sei anni e otto mesi di reclusione Don Marco con l’interdizione perpetua «da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Nemmeno allora la chiesa volle pronunciarsi. Il risarcimento per i danni morali subiti, 50mila euro in via provvisoria, non è stato ancora versato dall’insegnante di religione alla famiglia del ragazzo che ora ha tredici anni e che, probabilmente, ha una vita distrutta dal ricordo degli abusi. Durante l’incidente probatorio, infatti, il ragazzo aveva rivelato ai giudici di essere stato violentato più volte dal sacerdote e, in un caso, anche nel giorno del suo compleanno dopo una pizza mangiata assieme. Ne aveva solo undici quando nel 2007, il 19 dicembre, i carabinieri di Casal di Principe videro il suo viso bianco, terrorizzato, e una persona che era distesa su di lui in auto. I militari quella mattina si avvicinarono alla vettura parcheggiata in aperta campagna e videro don Marco che stuprava il ragazzo. Il sacerdote cercò di scappare inserendo la marcia, ma si schiantò contro un palo che circondava la piazzola di un distributore di benzina. Venne arrestato. Ammise in lacrime davanti ai carabinieri le sue colpe. Era riuscito a uscire dal plesso scolastico liternese e portare con sé l’alunno con il pretesto di comprare dei colori per dipingere il presepe. Poi ritrattò dichiarando che si trattava solo di «un abbraccio affettuoso». Il suo avvocato, Carmine Ucciero – mentre la procura generale precisava che il giudice in primo grado aveva omesso di applicare interdizioni più rigide per Don Marco, previste della legge – presentò ricorso in Appello e poi, dopo la conferma della condanna a Napoli, avanzò istanza in Cassazione. Non c’è stato nulla da fare. Don Marco Cerullo tornerà in carcere. E dovrà restarci, probabilmente, circa due anni grazie a sconti e benefici vari. Anche perché nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere era rimasto solo 13 giorni, dal 19 dicembre a 2 gennaio, prima che il tribunale del riesame di Napoli concedesse il beneficio dei domiciliari per due mesi. Da due anni si trova in una comunità di recupero alle porte di Roma messa a disposizione, pare, dalla stessa chiesa. Sarebbe stato sospeso dal servizio delle sue funzioni di sacerdote, ma la chiesa non ha fatto sapere pubblicamente se è stato spogliato dal suo abito di sacerdote. Resta il silenzio dell’istituzione ecclesiastica. E un’infanzia distrutta per sempre. Per il risarcimento dei danni, i legali della vittima, gli avvocati Puocci e Sergio Cavaliere, fanno sapere: «Ci faremo valere in sede civile».

L’ipotesi Uscita in orario scolastico l’istituto rischia sanzioni
Con la sentenza di Cassazione ora i dirigenti della scuola di Villa Literno potrebbero incorrere in sanzioni a causa dell’uscita dalla struttura di un alunno durante l’orario scolastico. Intanto, non ha trovato conferma l’ipotesi che altri alunni della scuola di Villa Literno abbiano subito abusi sessuali.

Da Il Mattino, edizione di Caserta del 09 maggio 2010

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