La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo

Alla veglia di preghiera per don Luciano Massaferro in carcere erano un migliaio. Tra loro anche monsignor Giorgio Brancaleoni, vescovo vicario di Albenga e parroco reggente nella parrocchia di “don Lu”. “E’ un bravo sacerdote. Non voglio interferire con il giudizio dei magistrati, ma ho l’intima convinzione che questo sacerdote sia innocente”
di WANDA VALLI

La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo Don Luciano Massaferro

L’altra sera era alla testa del corteo, la fiaccolata di preghiera voluta dai parrocchiani di Alassio che credono nell’innocenza di don Luciano Massaferro, il sacerdote in carcere, con l’accusa di pedofilia. Per aver molestato, violato, una ragazzina, una bimba. Adesso monsignor Giorgio Brancaleoni, vescovo vicario di Albenga e parroco reggente nella parrocchia di don Luciano, racconta a Repubblica, il perché di quel gesto pubblico.

E spiega che la fiaccolata l’ha autorizzata e organizzata lui, convinto com’è che don Luciano sia innocente. Se la magistratura dimostrasse il contrario? Monsignor Brancaleoni sarebbe il primo a inginocchiarsi chiedendo il perdono della vittima. Ma oggi è più forte la convinzione che un “bravo sacerdote” sia in galera ingiustamente. Anche se a accusarlo è una bimba. A cui i magistrati credono.

Monsignor Giorgio Brancaleoni, don Luciano è in carcere con accuse pesanti. Perché ha partecipato a quella manifestazione?
“Intanto non era una manifestazione, ma una veglia di preghiera e l’ho organizzata io, su richiesta dei fedeli”.

Il Papa ha pianto di fronte alle vittime di soprusi, lei organizza una veglia per un sacerdote sospettato di pedofilia. Al di là della presunzione di innocenza, perché l’ha fatto?
“Per pregare per don Luciano, perché i suoi parrocchiani vogliono stargli vicino e per il bene della nostra diocesi”.

Il magistrato che indaga ha sottolineato di avere usato tutte le precauzioni, prima di arrivare a un’accusa così difficile. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di libertà. Tutto ciò non mette in dubbio le sue certezze?
“No, per nulla, ho l’intima convinzione che questo sacerdote sia innocente”.

Una bimba lo accusa. Non ha pensato a lei?
“Io non so, non ho fatto gli interrogatori, so soltanto che la bimba non la mettiamo da parte, abbiamo pregato anche per lei, frequenta la scuola diocesana. All’inizio della veglia di preghiera, ho precisato che non voglio interferire con il giudizio dei magistrati”.

Lei dice: don Luciano è innocente. Da dove nasce la sua convinzione?
“L’insieme della sua vita da sacerdote me lo fa pensare. Chi è malato di pedofilia, dicono, non commette reato una sola volta, don Luciano ha vissuto in mezzo ai giovani, senza che mai venisse fuori qualcosa del genere, qualcosa di brutto”.

Don Luciano vi ha ringraziato dal carcere, che messaggio volevate mandargli con la fiaccolata?
“Fargli sentire che non l’abbiamo abbandonato, noi sappiamo che è stato un bravo prete”.

Monsignor Gariboldi, e se, alla fine, la giustizia umana avesse le prove che don Luciano è colpevole, che farebbe?
“Ci inginocchieremmo a chiedere il perdono della vittima”.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/28/news/fiaccolata-3674916/

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