Abusi in seminario, l’appello al via con una nuova perizia

A GIUDIZIO. Iniziato il processo di secondo grado per don Marco Baresi, condannato a 7 anni e 6 mesi dal tribunale

Battaglia sulla parte informatica Per la difesa ci sono prove dell’uso del computer mentre il sacerdote celebrava messa

  • 27/04/2010

Brescia. Don Marco Baresi torna in aula, davanti ai giudici della corte d’appello di Brescia dopo la condanna in primo grado, nel maggio scorso, a sette anni e mezzo per violenza sessuale, per aver abusato di un ragazzino che frequentava la scuola media del seminario diocesano, e divulgazione di materiale pedopornografico, per aver scaricato da eMule centina e centinaia di files dal contenuto inequivocabile archiviati su una memoria esterna e cancellati in maniera maldestra pochi giorni prima dell’arresto.

E I SUOI SOSTENITORI, il gruppo «FreeDON», non lo lasciano solo nemmeno stavolta e fanno capannello all’esterno dell’ingresso del palazzo di giustizia: ragazzi e ragazze e suore tutti uniti a sostenere il loro don, il sacerdote che per questi giovani è stato condannato ingiustamente.
In aula, davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo, le parti si sono date subito battaglia sulla «parte informatica» della vicenda. I difensori, gli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, hanno chiesto il rinnovamento del dibattimento per quanto riguarda proprio la parte informatica.
GRAZIE a una consulenza la difesa avrebbe le prove che il computer del sacerdote è stato usato per scaricare files inequivocabili anche mentre don Baresi era altrove: ci sarebbero prenotazioni di files pedopornografici mentre don Marco stava celebrando messa e non poteva essere intento a navigare via Internet per fare ordinazioni a luci rosse. La consulenza confermerebbe quanto dichiarato anche nel processo di primo grado dal sacerdote, che ha sempre sostenuto di non essere l’unica persona (ma non ha fatto altri nomi) che aveva accesso al suo computer.
Sulla richiesta presentata dalla difesa la camera di consiglio è durata a lungo ed è terminata con un’ordinanza che ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale. Prima di decidere sulla richiesta di rinnovamento del dibattimento, infatti, i giudici vogliono avere alcune risposte tecniche preliminari.

NELLA PROSSIMA udienza, quindi, al perito verrà conferito un incarico per ottenere risposte e permettere ai giudici di capire se il processo d’appello comprenderà anche una nuova parte dibattimentale.
In aula anche don Marco Baresi: clergyman grigio, aria serena, il sacerdote ha atteso con i legali l’esito della prima udienza. Il sacerdote era finito nei guai nel novembre del 2007 dopo le accuse di un ragazzino che aveva raccontato di aver avuto rapporti sessuali con don Marco qualche anno prima, quando non aveva ancora 14 anni e frequentava la scuola media del Seminario. Dalla scuola il ragazzo, che nel processo è parte civile, era stato allontanato per alcuni problemi, ma non aveva rivelato nulla ai genitori. Le sue rivelazioni sono state successive. Seguito da una psicologa per altri problemi, il ragazzino (diventato maggiorenne nel corso del primo processo) aveva raccontato l’intera vicenda. La psicologa a quel punto aveva avvisato i genitori che avevano formalizzato la denuncia alla polizia.

Wilma Petenzi

http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/146785_abusi_in_seminario_lappello_al_via_con_una_nuova_perizia/

Don Baresi: è cominciato l’Appello
martedì 27 aprile 2010

E’ iniziato davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo della corte d’appello di Brescia il processo di secondo grado a carico di don Marco Baresi, l’ex vice direttore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano, condannato in primo grado a sette anni e mezzo (leggi qui) perché riconosciuto colpevole di violenza e abusi sessuali compiuti nel 2004 ai danni di un ragazzo (14enne all’epoca di fatti) che frequentava la scuola media del seminario, nonché di divulgazione di materiale pedopornografico per aver scaricato dalla rete con il proprio computer centinaia di video porno.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, ha chiesto un nuovo dibattimento sull’aspetto informatico della vicenda, intendendo dimostrare che il computer del religioso sarebbe stato sicuramente usato da qualcun altro in sua assenza.
Come don Baresi ha sempre sostenuto e come dimostrerebbe l’analisi dei files fatta da un consulente di parte il quale avrebbe scoperto operazioni effettuate mentre il prelato stava celebrando la messa.
Prima di concedere un nuovo dibattimento, la corte ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale.
Come si ricorderà, le accuse al sacerdote di Chiari (che è ai domiciliari e lunedì era presente in aula) risalgono all’estate 2007, quando il 14enne che aveva subito le violenze, dopo un lungo periodo di terapia psicologica aveva trovato la forza di parlare denunciando l’accaduto e le pesanti attenzioni sessuali subite. In novembre il religioso era pure stato incarcerato (leggi la notizia).
Anche all’appello sono presenti fuori dal tribunale i suoi sostenitori del gruppo «FreeDon», che lo considerano perseguitato dalle false accuse di pedofilia.
Si tratta di famiglie, ragazzi e ragazze, suore che animano un sito internet innocentista pro don Baresi dove si raccolgono adesioni e si firmano appelli in suo favore (vai al sito).

http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/18093/218/

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