Il prete pedofilo confessa Il suo gesto era premeditato

14/04/2010, 05:30

Il prete pedofilo confessa Il suo gesto era premeditato

Il religioso si era presentato a casa della bimba con un regalo Le urla della sua vittima lo hanno spaventato e costretto alla fuga

TERAMO Ha ammesso le sue colpe. Ha chiesto perdono. Poi ha detto di non ricordare i dettagli. Di non comprendere bene la lingua. Il prete indiano accusato di abusi sessuali su una bambina di nove anni, ai magistrati si è mostrato affranto. Quasi sconvolto di quanto accaduto. Il gip Marina Tommolini ha confermato la custodia cautelare per David T., il sacerdote accusato di abusi sessuali su una bambina di nove anni. Le accuse del pm Bruno Auriemma sono state quindi confermate. Il prete pedofilo resta nel carcere di Teramo. Un interrogatorio difficoltoso, si è resa necessaria la presenza di un interprete. Il religioso ha ammesso di essersi fatto toccare dalla bambina, ma ha messo a verbale: «Mi sono subito ritratto». Poi vuoti di memoria. I non ricordo, però, non hanno reso grave la posizione del religioso. Il suo gesto, infatti, è stato premeditato come dimostra il racconto della vittima. La bambina, residente nella piccola frazione di Magnanella, ha parlato con la consulente della Procura, la psicologa di Pescara, Angelozzi, riferendo con precisione quanto accaduto quella mattina. Ed è proprio il suo racconto che inchioda David T., e non rende credibile la sua versione del raptus improvviso. La bimba ha raccontato tutto ai genitori, poco ore dopo il fatto, avvenuto tra Natale e Capodanno dello scorso anno. Il sacerdote si presentò a casa della bambina con un pupazzo di Babbo Natale. Le aveva portato un dono. In casa non c’erano i genitori e la bambina non lo voleva fare entrare, ma il sacerdote è riuscito a convincerla. In casa c’era solo la sorellina più piccola, sei anni, che era nella sua stanzetta. L’orco si è subito mostrato per quello che era. Ha preso la manina della piccola e l’ha poggiata sui suoi genitali. La bambina, che ha descritto il gesto nei dettagli, ha urlato ed è fuggita in un’altra stanza. L’orco con la tonaca è andato in bagno dove «è rimasto alcuni minuti» racconta la bambina. L’urlo ha svegliato la sorellina che ricorda solo questo particolare. Il prete lascia la casa e la bambina, appena rientrano, racconterà tutto ai genitori. Senza indugi questi si recano dai carabinieri e quindi dal vicario diocesano del vescovo, don Davide Pagnotella, superiore gerarchico del prete indiano. La famiglia è molto religiosa e si dimostra subito fiduciosa sia nei carabinieri che nella gerarchia ecclesiastica. Il prete viene convocato e subito ammette. «Mi pento di quello che ho fatto». La diocesi lo sospende immediatamente dal ministero e il prete indiano, viceparroco ad interim della piccola frazione di Teramo, torna a Roma, al convitto internazionale di San Tommaso nel rione Monti. Vi resterà poco tempo. Nel frattempo, causa la grave malattia della mamma in India, padre David T. lascia l’Italia. Non sarà una fuga, ma la procura preferisce emettere un decreto di latitanza. L’altro ieri il prete tornato dall’India è stato convocato dalla Diocesi di Teramo e il vicario, don Davide Pagnotella, lo ha accompagnato in procura dove gli stato notificata la misura cautelare. Affranto, quasi pentito ha ammesso davanti al sostituto Auriemma l’episodio. Poi però si è chiuso. Confuso ha detto di non capire la lingua, di non ricordare con certezza cosa aveva fatto. Le stesse cose che ha ripetuto poi nell’interrogatorio di garanzia avvenuto, ieri davanti al gip. L’orco con la tonaca aveva scelto bene la sua vittima. La bambina infatti frequentava la chiesetta della frazione ed era assidua nella lettura dei testi durante la messa. Il piccolo borgo è abbastanza isolato e soprattutto di giorno gli adulti sono pressoché assenti perché si recano al lavoro lontano. Il prete venuto dall’India appartiene alla diocesi di Roma, è residente presso il convitto internazionale al Rione Monti e prestato alla diocesi di Teramo-Atri per supplire alla carenza di sacerdoti. Padre David svolgeva infatti il ruolo di parroco ad interim della frazione teramana. Un ministero sacerdotale che svolgeva nei fine settimana e nelle feste comandate. Così ha conosciuto la bambina. Ha acquistato il pupazzo e con questo «cavallo di Troia» ha cercato di approfittare della sua innocenza. Il prete si è fatto toccare. Davanti ai suoi superiori ha ammesso quella che ha chiamato «debolezza», «raptus». I genitori della bambina non hanno avuto dubbi e lo hanno denunciato: prima ai carabinieri e poi al vescovo. Fiduciosi sia nella giustiza degli uomini sia in quella della Chiesa. Il prete orco è in cella, sospeso dalle sue funzioni sacerdotali.

http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/04/14/1148256-prete_pedofilo_confessa_gesto_premeditato.shtml

dagli inviati TERAMO Poche case arroccate sui contrafforti dei Monti della Laga.
Periferia lontana di Teramo.

Un grappolo di abitazioni con giardino, i fiori. Silenziose. Su un piccolo sperone di roccia, la chiesa della frazione di Magnanella. Chiusa, apre solo la domenica e per le feste più importanti. Un sacerdote arriva da Teramo, ora c’è don Arturo, un anziano prete che a fatica conquista questo quasi eremo per celebrare messa. Di padre David quasi nessuno parla. «Ah sì, quel prete straniero…- quasi improvvisa una signora intenta a raccogliere il bucato incuriosita dalla presenza di estranei – Sono mesi che non si vede». Del resto il paese si anima solo a sera e la domenica. I cani passeggiano tranquilli per le strade deserte: talmente sicuri da sdraiarsi al centro della carreggiata, impigriti dalla solitudine. Su qualche cancello l’immagine della Madonna. Un camioncino che vende pesce rompe il silenzio con il suo altoparlante, ma nessuno raccoglie il suo appello. La piccola frazione sembra aver cancellato dalla memoria quanto è accaduto. Una società unita e religiosa che ha subito protetto i propri bambini. Diversa l’atmosfera in città, dove gli strilli delle locandine dei giornali fanno bella mostra lungo le strade principali. «Francamente si resta sempre senza parole dinanzi a queste vicende, ma penso che dovremo abituarci perché non sono le prime e non saranno le ultime – racconta Andrea Rossi mentre percorre corso Corso San Giorgio, la via principale della città – c’è bisogno di maggiori controlli e, qualora si ravvisano comportamenti sbagliati, devono essere puniti con fermezza». In molti ieri in città hanno apprezzato l’impegno della diocesi e del vescovo in particolare a voler collaborare, per evitare che l’episodio potesse ripetersi. «L’obiettivo che i cattolici devono perseguire anche in gravi casi come questi – racconta Massimo – è quello di non scindere Cristo dalla chiesa. In molti, dopo notizie come queste, viene spontaneo condannare la chiesa in toto, dicendo che una cosa è Cristo un’altra i preti. Ma non è così. Lo ha detto anche il Papa che è nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo. La colpa di uno non può diventare colpa di tutti, anche se la tentazione è quella di staccare Cristo dalla Chiesa perché troppo piena di sporcizia per poterlo portare. La tentazione protestante sempre è in agguato». Nella piazza principale di Teramo l’arresto del prete è argomento di tutti, molti guardano con curiosità le telecamere catapultate in città dai grandi network che riprendono la Cattedrale, il palazzo vescovile. I capannelli di pensionati che cercano qualche sprazzo di tiepido sole hanno un solo argomento. Ma sono i giovani quelli che cercano di dare risposte che scindono l’errore di un prete dalle accuse massificate. «Hanno fatto bene a fermarlo e, se verranno confermate le accuse, dovrà pagare – dice con convinzione Carla Oronzii – sono cose gravissime, ancora di più se fatte da un prete, ritengo sia giustissimo che la chiesa collabori nel fermare certi soggetti». E c’è chi addirittura ha affrontato l’argomento con i propri figli. «Ormai sui media non si parla d’altro, c’è tanta preoccupazione e si stenta a capire – ha sottolineato Cinzia Morrone – portavo mia figlia a scuola e, come tutte le mattine, si giocava. Abbiamo iniziato con delle associazioni di parole e, una volta detto prete, lei mi ha subito risposto pedofilo. Sono rimasta basita da questa associazione di idee, ma lei con il candore tipico dei bambini mi ha risposto che quella parola l’aveva ascoltata in televisione, parola che forse nemmeno comprendeva bene». Reazioni e sensazioni che comunque plaudono all’atteggiamento voluto dalla Curia in questi mesi, dalla denuncia all’ingresso del prete indiano nel carcere teramano di Castrogno. F.Cap. Mau.Pic.

14/04/2010

http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/04/14/1148257-dagli_inviati_teramo_poche_case_arroccate_contrafforti_monti_della_laga.shtml

Il vescovo di Teramo, monsignor Michele Seccia: fiducia nei magistrati
La Diocesi lo ha sospeso subito e consegnato alla giustizia
dall’inviato TERAMO «Vivo questi momenti con grande sofferenza.

Nel silenzio». Il vescovo della diocesi di Teramo-Atri, monsignor Michele Seccia mostra tutto il disagio suo e della diocesi per la vicenda del sacerdote arrestato con l’accusa di pedofilia. Come a voler esorcizzare il male, ieri il vescovo e i sacerdoti della sua diocesi erano in ritiro spirituale in quel di Giulianova. «Fin dall’inizio, con molta discrezione, ma allo stesso tempo con determinazione, abbiamo collaborato con la magistratura. Abbiamo piena fiducia nei giudici e vogliamo che l’inchiesta faccia il suo corso». La Diocesi ha collaborato con le indagini? «Abbiamo agito immediatamente appena i genitori della bambina hanno denunciato il fatto. È stato sentito l’interessato e il vicario diocesano, Davide Pagnottella, ha sentito anche la famiglia. Da quel momento, con molta discrezione per rispetto della vittima, ci siamo messi a disposizione dell’autorità giudiziaria». Il sacerdote «infedele» però aveva lasciato Teramo e l’Italia? «Mentre l’inchiesta giudiziaria faceva il suo corso, la Diocesi ha immediatamente sospeso dal ministero il sacerdote e rimandato a Roma. Dopo è partito per l’India per assistere la madre malata. Al suo ritorno è stato il mio vicario ad accompagnarlo in Procura a Teramo per facilitare l’azione giudiziaria». La Chiesa quindi non ha cercato di nascondere il fatto? «Tutt’altro. La sospensione dall’esercizio ministeriale come previsto dal Codice canonico è stata presa appena il vescovo è venuto a conoscenza del fatto. Ovvero a fine dicembre 2009. Una misura precauzionale. Nel momento in cui sarà emessa una sentenza, saranno presi altri procedimenti. La giustizia civile farà il suo corso, quella canonica è già intervenuta. Ho piena fiducia nel corso della giustizia. Dobbiamo però salvaguardare la dignità della vittima e del colpevole per fare verità». In qualche modo l’atteggiamento della Diocesi di Teramo ha anticipato le linee guide del Vaticano in materia di abusi. Denuncia alla magistratura e sospensione dei preti coinvolti… «Abbiamo semplicemente agito seguendo il senso di responsabilità, di giustizia e di verità». Monsignore ha incontrato i genitori della bambina? «Non ancora. Con loro ha parlato il mio ausiliario. Ho preferito rinviare l’incontro finché la magistratura non avesse accertato tutti i fatti. Non volevo che la mia richiesta fosse interpretata come un modo per mettere a tacere tutto. Non è questa la nostra intenzione. Del resto abbiamo dimostrato di non voler nascondere nulla mettendoci a disposizione dei magistrati». La Chiesa propugna il perdono. Come si fa a perdonare chi ha compiuto atti così efferati? «Il perdono è un percorso. Una scelta consapevole. C’è chi arriva, chi non arriva. Come si fa a perdonare? Questo entra nelle ottiche dell’impossibilità. Ma ci viene incontro Gesù: “Perdona loro che non sanno quello che fanno”. Con questo non voglio sminuire questo o altri che hanno commesso simili abusi. Bisogna comunque cercare di capire cosa deforma la mente». Come affronterà questa vicenda con i suoi fedeli? «C’è tanto clamore da tempo su questa problematica. Ne ho parlato nell’omelia della messa crismale del giovedì santo. Ho detto che non esiste solo questo problema. Esso è grave. Abbiamo responsabilità e ce ne facciamo carico. Lo condanniamo. Provo enorme sofferenza e umiliazione per questo episodio avvenuto nella nostra Diocesi. Ma la Chiesa è altro. È Cristo e la sua Passione». Mau.Pic.

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14/04/2010

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