LO SCANDALO PEDOFILIA

10/4/2010 (7:54) – LO SCANDALO PEDOFILIA
Nei palazzi vaticani l’incubo della talpa

GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
L’incubo nei Sacri Palazzi si è materializzato ieri mattina sotto le spoglie miti e ben conosciute Oltretevere di Victor Simpson, capo della redazione romana dell’agenzia americana «Associated Press». Un foglio in mano e una sola richiesta al portavoce vaticano padre Federico Lombardi e cioè se sia di Joseph Ratzinger la firma apposta alla lettera che entro poche ore dilagherà sui mass media mondiali. Ricevuta risposta affermativa ma nessun commento ufficiale, il peggiore dei timori della Santa Sede si è realizzato e con esso l’amara impressione che tra gli ecclesiastici rimossi da Ratzinger qualcuno abbia deciso di fargliela pagare passando le carte ai mass media. Da lì inizia una frenetica corsa contro il tempo per neutralizzare l’effetto devastante della rivelazione. «Con accanimento continuano i tentativi di coinvolgere Joseph Ratzinger nello scandalo della pedofilia», reagiscono in Curia. E assicurano che l’allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede consigliò prudenza (in tutti i sensi, non tanto verso il sacerdote quanto per i bambini) al vescovo di Oakland, monsignor John Cummins, che prospettava la necessità che un sacerdote sospettato di essere pedofilo venisse ridotto allo stato laicale. Nella missiva del 1985, Ratzinger consigliava «di avere la massima cura paterna» non tanto per il prete «quanto per le vittime e per i bambini che mai più avrebbe dovuto poter avvicinare». Il cardinale Ratzinger definiva gli argomenti a favore della riduzione del sacerdote allo stato laicale di «grande significato», ma suggeriva prudenza al vescovo sottolineando di considerare «il bene della Chiesa universale» e il «danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare vista la giovane età» del religioso, poi ridotto allo stato laicale nel 1987, cioè solo due anni dopo la lettera. Quella invocata dal futuro Pontefice risulta dunque, secondo la Santa Sede, «nulla più che un normale invito alla prudenza per vedere chiaro nelle cose prospettate dalla diocesi».

Fermo restando che il sacerdote non veniva riammesso al lavoro pastorale, tema che comunque non era all’epoca di competenza della Congregazione della Dottrina della Fede, che divenne competente su questi casi nel 2001. I tempi intercorsi si spiegano con la lentezza delle comunicazioni in quell’epoca. E non va confusa la rimozione di un sacerdote dall’incarico (all’epoca di competenza del vescovo locale) con la riduzione allo stato laicale che deve essere autorizzata dalla Santa Sede. Il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi «non crede necessario rispondere a ogni singolo documento preso fuori dal contesto a proposito di singole situazioni legali» ma afferma che «non è strano che ci siano singoli documenti che hanno la firma del cardinale Ratzinger». Ma la lettera di Ratzinger non è l’unico caso a rimbalzare da oltre oceano ed è l’intero impianto difensivo della Santa Sede a vacillare sotto colpi tremendi. Il «New York Times» svela che il prelato che negli Anni Novanta istruì e avviò il processo canonico contro il prete accusato di aver molestato sessualmente 200 bambini sordomuti in Wisconsin, ha ammesso che gli fu ordinato di fermare il processo nel 1998, dopo una richiesta del Vaticano. E dal Canada il quotidiano «The globe and mail» lancia nuove accuse, riportando che la Santa Sede coprì padre Bernard Prince (incriminato per aver compiuto abusi sessuali tra il 1964 e il 1983) e che divenne, durante la sua permanenza a Roma, amico di papa Wojtyla. Ma non poi di Ratzinger che l’anno scorso decise la riduzione allo stato laicale di Prince, arrestato nel frattempo. A mettere sul banco degli imputati la Santa Sede, in questo caso, è una lettera scritta da monsignor Joseph Windle, vescovo di Pemroke, la diocesi di Prince. Nella missiva, inviata nel febbraio 1993 al nunzio apostolico in Canada, Carlo Curis, si fanno chiari riferimenti alla necessità di insabbiare la storia perché lo scoppio dello scandalo avrebbe potuto «avere conseguenze disastrose non solo per la Chiesa canadese ma anche per tutta la Santa Sede».

Dall’Europa, intanto, la Chiesa scende in campo con una serie di iniziative sulla linea della «tolleranza zero» varata dalla Santa Sede: in Germania il vescovo di Erfurt ha annunciato di aver denunciato alla magistratura ordinaria un sacerdote che aveva ammesso abusi. E anche il clero italiano prepara il contrattacco: il vescovo di Bolzano segnalerà alla magistratura una serie di casi in attesa di vedere se tra questi ce ne sia qualcuno non caduto in prescrizione e quindi da perseguire. «Ora tutta la Chiesa deve stringersi attorno al Papa, altrimenti saremo tutti travolti».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…53987girata.asp

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