Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

Il legale delle presunte vittime vorrebbe scongiurare la prescrizione. Il processo è infatti cominciato 5 anni fa e due dei tre accusati sono già scomparsi

Il vicariato smentisce il comportamento lassista nei confronti di Don Marco Agostini, morto suicida dopo essere stato sospeso “a divinis”, trasferito ad Assisi e arrestato

Ilaria Proietti

Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

(Albano Laziale – Cronaca) – Pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate: questa l’accusa per cui Don Marco Agostini, ex parroco di Pomezia, fu arrestato il 5 aprile del 2006 ad Assisi, dove era stato trasferito nel 2002. Ora, a diversi anni di distanza, la vicenda torna a galla per mano del legale delle sue presunte vittime, Alberto Romano, in quanto un mese fa il giudice del Tribunale di Velletri avrebbe rinunciato all’incarico rinviando l’udienza al prossimo mese di dicembre, per la nomina di un altro togato. Per timore che l’intera vicenda possa cadere nell’oblio, restando irrisolta a causa della prescrizione, sembra al momento che l’avvocato Romano stia valutando insieme ai suoi assistiti la possibilità di un’azione civile autonoma nei confronti della Curia di Albano, di cui, all’epoca dei fatti, era a capo Agostino Vallini, attuale Cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma.

Sotto accusa il laissez-faire che la Curia di Albano avrebbe adottato, non avendo fatto nulla, secondo il legale e i suoi assistiti, per impedire gli abusi. «Fu solo trasferito in un ostello di Assisi, dove poteva vedere altri giovani – accusa una presunta vittima – ma non fu né denunciato alla polizia né interdetto dal sacerdozio». Immediata la replica del Cardinale Vallini che smentisce in toto affermando che il sacerdote in questione, non appartenente al clero diocesano, che svolgeva il ministero pastorale nella parrocchia di San Benedetto a Pomezia affidata all’Ordine degli Oblati di San Francesco di Sales, venne subito sospeso “a divinis”, ossia sospeso dai ministeri. Immediata inoltre la richiesta di trasferimento in un’altra sede, decisione che, come spiegato in una nota diffusa dal vicariato di Roma, «suscitò forti reazioni contro il Vescovo nella popolazione di Pomezia» perché il provvedimento adottato fu «ritenuto eccessivamente severo, ma Monsignor Vallini – prosegue la nota – mantenne la sua decisione. Tutto ciò testimonia il rigore espresso con immediatezza dall’autorità ecclesiastica prima ancora che fosse appurata la veridicità dei fatti».

La smentita del vicariato è puntuale anche sui dettagli: a quanto si apprende dalla nota, Agostino Vallini non avrebbe mai sottovalutato la vicenda e, al contrario di quanto riferisce una presunta vittima, non avrebbe mai risposto ai ragazzi che gli avevano raccontato il tutto, che al momento si trattava solo di chiacchiere. Di più. Sul trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a Vallini, lo stesso smentisce di aver indicato una specifica sede in quanto quella non era una sua competenza. Ma alle famiglie, ai ragazzi e al loro legale tutto questo non basta. Vogliono che il processo sia portato fino in fondo, rifiutano l’idea della prescrizione e valutano la possibilità di un’azione nei confronti della Curia di Albano, azione giustificata dal fatto che, come ha spiegato l’avvocato Romano, il processo cominciato cinque anni fa rischia la prescrizione, soprattutto dopo la morte di due dei tre accusati: Don Marco, morto suicida nell’agosto del 2006 mentre era ai domiciliari, e l’ex parroco di San Benedetto a Pomezia, Germano Agostini, accusato di favoreggiamento. L’unico rimasto ancora in vita è Ennio Di Gianpasquale, parroco di San Benedetto Abate a Pomezia, anche quest’ultimo accusato di favoreggiamento.

Pubblicato il: 09.04.2010

www.castellinews.it/index.asp?id=10500&act=v&20100409

 

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