Preti pedofili, presunta vittima accusa: Vallini non denunciò Don Marco, il parroco di Pomezia. Ma il cardinale smentisce

ROMA (8 aprile) – Una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia (Roma) coinvolto nell’aprile 2006 in un’indagine sulla pedofilia, afferma che quando si rivolse «al vescovo di Albano di allora, ora cardinale vicario Agostino Vallini, per denunciare gli atti di pedofilia di don Marco, il vescovo Vallini ci disse che “al momento erano solo chiacchiere”. Poi ci spiegò che avrebbe preso provvedimenti, ma don Marco non fu denunciato alla polizia nè interdetto dal sacerdozio, fu solo trasferito ad Assisi, dove vedeva altri giovani».

Don Marco, morto suicida a Roma nell’agosto 2006 mentre era agli arresti domiciliari, era stato arrestato il 5 aprile dello stesso anno dagli agenti della polizia di Roma che avevano fatto luce su una storia di violenze e soprusi che il sacerdote avrebbe inflitto a bambini e adolescenti in tutte le parrocchie dove aveva esercitato. Don Marco, appartenente alla congregazione dei padri Oblati, era finito in manette con l’accusa di pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate. L’arresto era stato eseguito ad Assisi, dove il parroco era stato trasferito nel 2002.

«Vallini – racconta ancora la vittima – fece trasferire don Marco da Torvaianica ad Assisi, in un ostello degli Oblati dell’ordine di San Francesco di Sales, ma lì il parroco continuava a vedere i ragazzi».

Pronta la difesa di Vallini, il quale ha precisato che Don Marco Agostini, «non appartenente al clero diocesano», «fu immediatamente sospeso ‘a divinis’ e ne fu chiesto al legittimo superiore l’immediato trasferimento ad altra sede, senza l’esercizio del ministero». Vallini ha «smentito categoricamente di non aver prestato immediata attenzione ai fatti e di aver dichiarato che “al momento erano solo chiacchiere”».

Infine, sul trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a monsignor Vallini, il cardinale smentisce di aver indicato una specifica sede «in quanto non era di sua competenza».

Intanto il legale di alcune delle famiglie degli abusati, l’avvocato Alberto Romano, sta valutando «la possibilità di un’azione civile autonoma nei confronti della Curia di Albano, dove all’epoca dei fatti era a capo l’attuale cardinale vicario Agostino Vallini. All’epoca la Curia non ha fatto nulla per impedire gli abusi per cui è responsabile civile e deve risarcire i danni morali alle vittime di don Marco». Spiegando le varie difficoltà del processo, l’avvocato ha riferito che «un mese fa il giudice Rocchi, del Tribunale di Velletri, aveva rinunciato all’incarico rinviando l’udienza al prossimo dicembre, per la nomina di un altro giudice. Ma per quella data il processo cadrebbe in prescrizione. Tra gli accusati coinvolti nella vicenda, l’unico rimasto in vita è Ennio Di Gianpasquale, parroco di San Benedetto Abate a Pomezia, anche lui accusato di favoreggiamento».

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