“Don Rolle abusò di quel ragazzino”

Il giudice: nel letto con un dodicenne, un bacio per nulla innocente

di SARAH MARTINENGHI

Non è stato solo un bacio «equivocato» a far condannare don Ilario Rolle. Non pare giustificabile chiamare un dodicenne di notte nel proprio letto, restare in mutande e canottiera sotto le coperte con lui, fosse anche solo per dormire abbracciati. Il gip non ha affatto creduto al prete torinese più impegnato nella lotta alla pedofilia, e nelle sue motivazioni ha spiegato il perché della condanna a tre anni e otto mesi inflittagli. «Nel comportamento descritto di chiamare nello stesso letto un adolescente di 12 anni, di toccarlo, abbracciarlo, accarezzarlo, e baciarlo anche sulla bocca – scrive il giudice Cristiano Trevisan – non si possono cogliere ragionevolmente i tratti di alcuna innocente manifestazione d´affetto, bensì gli elementi tipici ed evidenti di un abuso sessuale indotto da libidine intesa come volontà di concupiscenza».

Sono racchiuse in 34 pagine le motivazioni di una condanna severa: quella a tre anni e otto mesi di carcere (in abbreviato) inflitta a dicembre con l´accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino a don Ilario Rolle, parroco di Venaria, difeso dall´avvocato Stefano Castrale, uno dei preti più impegnati nella lotta alla pedopornografia, nonché inventore di un filtro internet per creare siti sicuri per i bambini. Per il gip Trevisan non c´è soltanto l´episodio di denuncia per un bacio sulla bocca dato al dodicenne. Ma dalle indagini svolte dal pm Stefano Demontis, dalle testimonianze assunte, è

emersa l´inquietante abitudine del prete (confermata da molti altri ragazzini) di chiamare gli adolescenti a turno per dormire con lui nella sua camera privata durante le settimane di vacanze estive in montagna ad Ala di Stura.

«L´imputato – scrive il giudice – afferma di aver solo strofinato la sua barba contro la guancia del ragazzo e di averlo baciato sulla nuca. In tal modo, pur negando il bacio sulla bocca, ammette implicitamente che vi fu un avvicinamento dei rispettivi visi oltre quel margine di rispetto che regola le relazioni intersoggettive. Non vi era alcuna oggettiva e plausibile ragione per invitare nella notte un ragazzino di dodici anni a letto sotto le coperte per manifestare affetto nei suoi confronti. Il ragazzo infatti non stava male, non era triste, non era preoccupato, non aveva paura, non doveva essere consolato. Anzi, era stato chiamato dalla propria camerata proprio perché, entusiasta di essere in montagna con gli amici della parrocchia stava facendo un po´ di “cagnara”. Si trovava in uno stato di euforia che non poteva giustificare un intervento consolatorio del prete».

Nelle motivazioni tra l´altro il gip parte proprio dalla denuncia della madre della vittima, in cui la donna raccontava come il parroco avesse sempre avuto una predilezione per suo figlio: «Era stato proprio Don Ilario Rolle a insistere perché mio figlio andasse in vacanza ad Ala di Stura, noi eravamo contrari per questioni economiche, ma lui aveva insistito tanto da iscriverlo ugualmente, superando il problema dei soldi». Quella denuncia e il racconto del dodicenne, sentito in audizione protetta, sono apparsi ancor più credibili, per il gip, proprio perché «senza motivi di astio» o rancore nei confronti di don Ilario che si era difeso sostenendo di esser vittima di una congiura da parte dei genitori del ragazzo.

A pesare sono state anche le vicissitudini giudiziarie passate, (accuse che riguardavano sempre abusi sessuali e che erano note anche alla Curia, nonostante il suo incarico istituzionale nella lotta alla pedofilia), storie risultate tutte credibili per il gip anche se non erano arrivate a una conclusione processuale: due distinti episodi, uno del 1990 in cui Don Rolle era accusato di aver insidiato un quattordicenne (la sua querela però era arrivata tardiva), e un altro di qualche anno fa in cui era accusato da un ragazzo straniero di aver abusato di lui e di altri ragazzini. Tutti raccontavano «modalità analoghe» di quella strana abitudine del prete di chiamare i ragazzi a dormire con sé nel proprio letto, rimanendo in mutande e canottiera, tentando anche baci sulla bocca. «Emerge – scrive infatti il gip – come già in passato don Rolle abbia tenuto atteggiamenti quantomeno equivoci nei confronti dei ragazzini che hanno frequentato le parrocchie di Vallongo, Carmagnola e Venaria».

(07 aprile 2010)

http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/04/07/news/don_rolle_abus_di_quel_ragazzino-3167312/

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