La Procura indaga su don Stefano

3 aprile 2010 di Andrea Morrone

Il nome del parroco di Ugento sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per molestie

La notizia, anticipata dai giornali nei giorni scorsi, trova i primi riscontri negli ambienti della Procura. Il nome di don Stefano Rocca, parroco di Ugento, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di molestie. Nella mattinata di ieri il legale del sacerdote, l’avvocato Silvio Caroli, si è recato in Procura per depositare in un’istanza in cui il suo assistito chiede di essere interrogato, in base alle notizie apprese dalla stampa, sui fatti e le ipotesi di reato che lo vedrebbero coinvolto. Quella su don Stefano sarebbe un’inchiesta nata da uno stralcio di quella sull’omicidio di Pepino Basile, il consigliere dell’Idv assassinato ad Ugento la nottte tra il 14 e il 15 giugno del 2008. E’ proprio nei verbali e nelle testimonianze raccolte dagli inquirenti negli ultimi mesi vi sarebbero, celate dagli omissis, le accuse rivolte al parroco. Pagine che sono confluite, assieme ad altre testimonianze e lettere recapitate direttamente negli uffici giudiziari del capoluogo salentino, in un fascicolo di cui è titolare il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce Stefania Mininni. Il magistrato mantiene comunque il più stretto riserbo sulla vicenda, preoccupata e infastidita da una fuga di notizie che rende ancor più teso e triste il clima nella cittadina jonica, ancora scossa dalla morte del vescovo Vito De Grisantis.

Saranno le indagini dei Carabinieri, con ogni probabilità, a fare luce su una vicenda ancora oscura e piena di interrogativi. Non è la prima volta, del resto, che don Stefano è oggetto di accuse tanto infamanti quanto false. In passato lo stesso parroco fu descritto, sempre da fonti anonime, addirittura come spacciatore (tanto da sfiorare il grottesco). Vi sono state poi negli anni le minacce: è Il 17 settembre del 2008, quando, facendo seguito ad alcune lettere minatorie, una telefonata anonima giunge al 113, minacciando di morte il sacerdote con poche parole pronunciate in dialetto: “Stasira ‘ccitimu don Stefano quiddhu ca cunta mutu”. Minacce seguite spesso agli appelli perché venisse fatta luce sull’omicidio Basile. Il 27 febbraio scorso, invece, il giorno dopo la lunga deposizione presso la Procura minorile, un plico con esplicite accuse di pedofilia viene recapitato presso la parrocchia di San Giovanni Bosco. Non bisogna poi dimenticare come sia stata la stessa comunità ecclesiastica e dei fedeli a difendere ed esprimere sempre solidarietà a don Stefano. A favore del sacerdote si sono ripetute le manifestazioni di solidarietà degli abitanti di Ugento.

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