Cesenatico – Don Giacomoni resta in cella

01/04/2010 – 12:37

Cesenatico – Don Giacomoni resta in cella

Respinta la richiesta di sospensione della pena. L’accusa di ciolenza sessuale su minori è più forte delle lettere disperate dal carcere

CESENATICO – (n.b.) Le speranze di Giuseppe Giacomoni, il “don” di Villamarina, non si esauriscono con la pronuncia della Corte di Cassazione, ma il suo legale, l’avvocato forlivese Menotto Zauli, sta preparando istanze su istanze affinché il suo assistito quantomeno possa godere di una sospensione della pena per la grave malattia di cui soffre.
Il “don” di Villamarina, condannato per violenza sessuale su minori ed induzione e sfruttamento della prostituzione minorile, è tornato in carcere lo scorso 24 novembre sulla base della pronuncia del 19 novembre della Cassazione. Il parroco 85enne originario di Russi, ex presidente dell’associazione Arcobaleno di Villamarina, arrestato l’11 ottobre 2006, era fino all’ordine di carcerazione eseguito dalla Squadra Mobile di Forlì, domiciliato in un seminario per parroci in pensione.

La pronuncia della Cassazione ha in sostanza ribadito la pena stabilita dalla Corte d’Appello di Bologna il 18 febbraio, ovvero 6 anni e 8 mesi, 7mila euro di multa e l’interdizione perpetua sia dai pubblici uffici che da istituzioni e strutture pubbliche e private frequentate dai minori, sentenza che, tuttavia aveva in qualche modo “mitigato” la condanna in primo grado emessa dalla giudice Rita Chierici e fissata in 8 anni (dal massimo di pena previsto per la pedofilia, 12 anni, la si riduceva di un terzo, come previsto per il rito abbreviato). Al parroco fino all’ottobre 2008 era concesso lasciare il seminario per alcune ore al giorno, per poi dovervi necessariamente far ritorno; da un anno a questa parte invece, pare non fosse più sottoposto a misure cautelari. Dal pomeriggio del 25 novembre per Giacomoni si sono aperte le porte del carcere di Forlì.
Il legale di Giacomoni, Menotto Zauli, aveva presentato appello alla Cassazione, la quale tuttavia ha ritenuto che i motivi addotti, malgrado elaborati, non fossero attinenti e, pur sollevando un difetto di motivazione della sentenza in Appello, la Corte ha ritenuto che due gradi di giudizio portavano ad un’integrazione degli elementi e, in definitiva, ha rigettato l’impugnativa.

http://www.romagnanoi.it/News/Romagna/Cese…ta-in-cella.asp

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