Il servizio alla verità non contempla bugie

di ALDO BALZANELLI

Quando si accusa qualcuno di fare “un cattivo servizio alla verità”, come ha fatto ieri nei confronti di Repubblica il settimanale della Curia, bisognerebbe evitare di dire bugie. “Al momento della nomina a Vicario generale di monsignor Ernesto Vecchi (28 maggio 2004) i vertici della Curia non erano al corrente….” scrive Bologna Sette parlando per la prima volta del caso di un prete della diocesi che è stato condannato in primo grado per aver molestato numerose bambine. Per la verità più che di un articolo si tratta soltanto dell´autodifesa di monsignor Vecchi costruita sulla scorta dei suoi “diari”, ma purtroppo per lui e per il settimanale diocesano, la Curia invece “era al corrente”. Lo afferma lo stesso sacerdote al processo, ma lo ha ammesso il predecessore di Vecchi, monsignor Stagni, spiegando di aver forse sottovalutato la vicenda per aver creduto al giuramento d´innocenza del prete.

Per il resto il settimanale diocesano spende colonne di piombo per ricostruire aspetti marginali della vicenda, quasi che la vertenza sindacale tra il prete e gli insegnanti sia prevalente sulle molestie pedofile. Ma soprattutto, anche a distanza di anni, non una sola parola di solidarietà e comprensione viene pronunciata nei confronti delle famiglie delle bambine che ancora oggi portano i segni di quegli episodi.

O degli insegnanti che si sono esposti per evitare che quegli abusi proseguissero. Non una sola parola per spiegare come mai quando il caso esplose con la denuncia del sacerdote, i vertici della Curia non inviarono nessuno a verificare cosa era successo in quella scuola. Non una sola parola per spiegare quali risultati abbia dato il processo ecclesiastico, istruito in gran segreto. Né per contraddire l´impressione avuta da una testimone convocata in Curia che più che un di un processo si trattasse di un´occasione per raccogliere elementi utili a scagionare il prete.

Neanche una parola sul perché la Curia non abbia neppure risposto alla richiesta di risarcimento avanzata dal legale delle famiglie, visto che il sacerdote è nullatenente e come tale non è in grado di pagare la somma stabilita dal tribunale. E´ stata proprio questa richiesta che ha riportato all´attenzione della cronaca una vicenda rimasta a lungo semisconosciuta.

Quello che Repubblica ha fatto non è “un cattivo servizio alla verità” ma semplicemente la ricostruzione di fatti, insieme alle sottovalutazioni, ai silenzi, agli imbarazzi, alle ambiguità a cui la Curia non ha mai dato spiegazioni. C´è un abisso tra la nuova volontà di trasparenza della Chiesa, le dolorose ma coraggiose ammissioni di tanti vescovi e l´atteggiamento della Curia bolognese. E sarebbe interessante, con tutto il rispetto, conoscere l´opinione al proposito del cardinal Caffarra.

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/03/15/news/il_servizio_alla_verit_non_contempla_bugie-2666759/

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