Vescovo di Lecce. In Puglia 10 preti pedofili. Fuori i nomi!

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Vescovo su preti pedofili:
«Anche in Puglia
una decina di casi»
di ONOFRIO PAGONE

La carne è debole, perciò avvengono questi casi di preti pedofili. Mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo emerito della diocesi di Lecce, lo ripete senza esitazione. «Tutto questo – spiega – succede per la debolezza della carne e perché il sacerdote non è consapevole della sua responsabilità e si lascia andare ad effusioni affettuose in maniera disordinata».

Eccellenza, lei è stato vescovo in Puglia per trent’anni, ed ha anche presieduto la Conferenza episcopale pugliese: mai neanche un caso di pedofilia da noi? «Non mi sono mai occupato direttamente di pedofilia. Mi sono occupato e preoccupato di qualche prete che non si comportava molto bene e l’ho richiamato. Da noi so di pochi casi di pedofilia accertati, e parecchi casi dubbi o chiacchierati».

Pochi che vuol dire? Quanti sono? «Non più di una decina di casi su milleottocento preti in Puglia, una percentuale minima rispetto al fenomeno esistente in altre categorie diverse dai sacerdoti».

E voi vescovi cosa avete fatto, come siete intervenuti? «Siamo stati molto severi. Quei preti sono stati ridotti allo stato laicale o sono stati avviati alle case di redenzione o trasformazione, sono tre-quattro strutture che abbiamo in Italia dove vengono inseriti i sacerdoti in difficoltà: o si redimono o sono fuori dal sacerdozio. La pedofilia è incompatibile col sacerdozio».

E i preti pedofili pugliesi si sono redenti? «Non posso dire più di tanto. Ci sono stati casi di recupero, ed altri in cui il sacerdote ha chiesto la dispensa».

Insomma avete applicato la linea dura, giusto? «È la linea della Chiesa, dura ma anche paterna. Il buon padre rimprovera il proprio figlio e lo punisce, e però deve occuparsi non solo dei minori oltraggiati ma anche di colui che ha sbagliato».

Eccellenza, il celibato imposto ai sacerdoti c’entra con queste storie di pedofilia? «Non c’entra per niente con la pedofilia. Tanto è vero che questa abitudine, questo reato esiste anche fuori dal presbiterio, anche tra coloro che svolgono altre attività. Questo avviene anche nelle scuole, nelle residenze universitarie, in altri luoghi della vita. I giornali sono pieni di storie analoghe».

E questo riduce la responsabilità della Chiesa? «La Chiesa è sempre stata molto ferma. Sia Benedetto XVI sia Giovanni Paolo II sono stati sempre molto duri per i reati sui minori: hanno sempre criticato quelle conferenze episcopali che non avevano esercitato l’opportuna vigilanza sul clero. Proprio Papa Wojtyla aveva utilizzato l’espressione “tolleranza zero” a proposito degli scandali negli Stati Uniti. E Benedetto XVI è stato sempre molto deciso e ha chiesto ai vescovi di essere più vigilanti sulla vita del prete e sulla sua formazione».

Ma adesso il fenomeno è aumentato o semplicemente se ne parla di più? «Credo che se ne parli, ora, in un momento in cui si vuole aggredire la Chiesa mettendo in luce questa debolezza. Benedetto XVI ha precisato che c’è un clima di ostilità nei confronti della Chiesa cattolica, e questa ostilità nei confronti dei presbiteri ne è la conseguenza. Però bisogna anche sottolineare un altro aspetto: insieme con i preti che sbagliano e che vanno puniti con fermezza, bisogna guardare a quelli che non sbagliano e si dedicano alla carità. Nel mondo ci sono 400mila presbiteri e alcune migliaia di religiosi: quelli che sbagliano sono la minoranza».

E non è un bene guardare a questa minoranza? «Certo che lo è! Lo aveva già detto l’allora cardinale Ratzinger che nella Chiesa ci sono sporcizie, ma anche santità e sacrifici di una moltitudine di preti che lavorano nel nascondimento».

Da cosa nasce l’ostilità verso la Chiesa? «La Chiesa è forte, ha parecchio da dire e si vorrebbero tagliare le ali alla Chiesa per ridurne la credibilità. Invece la Chiesa che reprime questi difetti, questi errori, questi peccati, merita maggiore rispetto e amore. Benedetto XVI e i vescovi si stanno impegnando molto per riportare la santità del clero al disegno del Signore. In questo “anno sacerdotale”, perché il Papa ha voluto indirlo per il 150° anniversario di San Giovanni Maria Vianney, sta avvenendo questo “scoppiettìo” di infamia contro la Chiesa, ma sono profondamente convinto che questo momento è salutare e provvido perché la Chiesa e il prete riacquistino la meta della santità».

Eccellenza, ma da chi è creato questo clima di ostilità? «Soprattutto dalla forza del male, il demonio, e dalla situazione della storia. Ma la forza della Chiesa dipende dallo Spirito Santo, non dagli uomini». Non è anche questione di formazione del clero? «Il clero di oggi è migliore di quello di cento o 200 anni fa, che era meno colto e molto dedito alla caccia, alle opere terrene e a molti peccati morali. Oggi, nonostante i preti cattivi, la maggior parte risponde al disegno di Dio e alla volontà della Chiesa. E i vescovi scelgono con oculatezza i formatori».

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