Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

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I racconti-appello dopo l’iniziativa del vescovo Karl Golser.
Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini
«Quel prete e le molestie durate tredici anni»
Bolzano, le segnalazioni e-mail alla Curia
Di Giuseppe Sarcina Corriere della Sera 16 marzo 2010
DAL NOSTRO INVIATO BOLZANO — Le prime e-mail «anti-pedofilia» sono arrivate sabato scorso, nella casella di posta elettronica appena aperta dalla Curia di Bolzano («molestie@bz.net»). Un lungo messaggio scritto da un professionista, ora in pensione. Più che una denuncia è un racconto-appello al vescovo Karl Golser e al suo vicario Josef Matzneller, incaricato di seguire questo particolare dossier. La vicenda risale molto indietro, agli anni della guerra, e ripercorre la storia di un ragazzine sfollato con la sua famiglia a Nova Ponente, un paese a 30 chilometri dalle bombe di Bolzano. Il protagonista di allora vive ancora in città e accetta di parlarne, ma a condizione di mantenere l’anonimato. «Ho raccontato nei dettagli le molestie che ho subito tanti anni fa da parte di un giovane sacerdote, sulla trentina, biondo e molto dinamico. Mi toccava sui pantaloncini, cercava di baciarmi, mi chiedeva di accarezzarlo. Insomma un classico. Non era violento, ma il suo comportamento era chiaramente inaccettabile. Ne sono disgustato ancora adesso. So con certezza che ha continuato a insidiare i ragazzini, specie gli studenti della scuola media: c’è passato anche mio fratello, tredici anni dopo di me. Ma oggi, dopo tanto tempo, quello che mi interessa è cogliere l’opportunità offerta dal vescovo e offrire un contributo per un’operazione trasparenza che è arrivata con grande ritardo, ma che comunque, finalmente, è arrivata». Per il momento Matzneller non ha ancora risposto alle e-mail. In questi giorni fa sapere di essere molto impegnato e di confermare le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi al Corriere. Nelle palazzine della Curia, alle spalle del Duomo, c’è solo il presidio del portavoce Martin Pezzei. Risponde a scatti, anzi farebbe volentieri a meno delle domande suscitate da un’iniziativa che non ha precedenti, a sentire gli esperti, nella storia recente della Chiesa cattolica in Italia. Tra l’altro la gestione un po’ approssimativa della comunicazione ha già provocato un mezzo pasticcio in città. Domenica scorsa un quotidiano locale aveva titolato: «Molestie, molte segnalazioni alla Curia», e ora il portavoce è costretto a inseguire, a precisare che «nessuno ha detto che sono molte», che lui non può e non vuole «dare numeri», perché «ogni abuso è di troppo», come recita lo slogan diffuso via Internet. In realtà i vertici della Diocesi vogliono misurare i passi con grande cautela. L’invito a denunciare molestie sessuali e comportamenti scorretti esisteva già da qualche anno sul sito della Curia. Ma era praticamente invisibile, relegato nelle ultime schermate, quasi nei titoli di coda. È stato il vescovo Golser a ordinare di collocarlo, con grande rilievo grafico, nella prima pagina del sito. L’iniziativa anti-pedofilia fa parte di una più ampia campagna di apertura in una Diocesi (Bolzano-Bressano-ne) di 400 mila abitanti solcata dal bilinguismo italo-tedesco, ma ora disorientata soprattutto dall’impatto dell’immigrazione (nord-africani e molti cinesi). Golser, da neanche un anno al vertice della Curia, segue con grande attenzione tutto ciò che si muove in Austria e Germania (qualcosa di più che buoni vicini di casa), dove da anni il tema della pedofilia nella Chiesa viene dibattuto apertamente sui siti di parrocchie e vescovadi. Naturalmente sono state fondamentali anche le raccomandazioni del Papa (tedesco) Joseph Ratzinger rivolte a tutte le Comunità ecclesiali. Nei prossimi giorni la Curia si muoverà su due piani, il vescovo terrà alto il profilo, perché ormai Bolzano può diventare un modello per le altre diocesi italiane. Monsignor Golser insisterà, dunque, sull’aspetto «pastorale», riassorbendo l’azione di contrasto agli abusi sessuali nel grande capitolo della «riconciliazione tra gli uomini e con Dio». Domenica scorsa, 14 marzo, ha già colto l’occasione della «Giornata del seminario» a Bressanone per mettere in guardia seminaristi e studenti, citando apertamente l’insidia delle molestie sessuali. Matzneller, invece, agirà con la massima discrezione, ma senza cestinare alcuna e-mail, alcuna telefonata. In una prima fase il vicario ricostruirà i fatti denunciati, accertandosi che non vi siano gli estremi per una denuncia penale. Poi contatterà le «vittime», confronterà le loro versioni con i dati raccolti e, infine, se sarà il caso, interverrà con un provvedimento disciplinare a carico dei preti colpevoli. «Io spero che facciano sul serio – dice ancora il firmatario della prima denuncia – ho scritto al vescovo che non basta trasferire un sacerdote da una parrocchia all’altra. Lo dico sulla base della mia esperienza: significherebbe solo spostare un grave problema da una comunità all’altra».

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