LOMBARDORE. ALTRE TRE DENUNCE PER LO STESSO REATO SONO INVECE CADUTE IN PRESCRIZIONE

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10/03/2010 –

LOMBARDORE. ALTRE TRE DENUNCE PER LO STESSO REATO SONO INVECE CADUTE IN PRESCRIZIONE
Carezze ai ragazzini
condannato il parroco

La chiesa di Lombardore dove il sacerdote è stato parroco

Tre anni e 11 mesi per violenza sessuale e foto pedopornografiche

grazia longo
torino

La condanna è di quelle che bruciano. Non solo perché sfiora i quattro anni. Non solo perché l’accusa è quella di pedofilia. Ma perché l’uomo considerato colpevole è un prete. Tre anni e 11 mesi è la sentenza inflitta ieri mattina dal giudice Andrea Natale a Don Pierpaolo Mologni, ex parroco ultrasessantenne di Lombardore.

Delle quattro denunce partite nel luglio 2008 soltanto una è sfociata nel processo che si è concluso ieri, con il rito abbreviato. Le altre, troppo in là con gli anni (alcune risalgono a quasi 20 anni fa) sono cadute in prescrizione. Ma la storia del ragazzino, che chiameremo Simone, per cui don Pierpaolo è stato giudicato colpevole, è simile a quella degli altri.

Racconta di bambini vestiti – o meglio svestiti – da Tarzan con solo un asciugamanino intorno alla vita, con la scusa di giocare alla jungla. Fotografati in mutande. Spogliati per la doccia e palpeggiati con il pretesto di stendere meglio il borotalco. In parrocchia i carabinieri della Procura – coordinati dal pm Stefano Demontis – trovarono un migliaio di fotografie ambigue di ragazzini, le più vecchie risalgono al 1979. Alcuni bambini erano semisvestiti, alcuni nudi dalla cintola in giù. Don Pierpaolo Mologni, difeso dagli avvocati Gianpaolo Zancan ed Elio Guglielmino – è stato infatti condannato, oltre che per violenza sessuale anche per detenzione di materiale pedopornografico.

Simone, che si è costituito parte civile con l’avvocato Francesca Violante, ha ottenuto, in attesa di un risarcimento definitivo, una provvisionale di 5 mila euro. Una storia drammatica e delicata. Da una parte le accuse dei ragazzini, dall’altra la difesa del prete – che si è sempre proclamato innocente – e quella di alcuni fedeli. In molti si sono schierati al suo fianco. «Non può aver fatto quelle cose, è un ottimo prete, creativo e sempre attento alle esigenze dei ragazzini».

Eppure non mancano – e non sono mancate nel passato – anche opinioni diverse, opposte. Anche in altri paesi, dove Pierpaolo era stato negli anni precedenti a quelli di Lombardore. Già a Marcenasco, dove arrivò ancora giovane a bordo della sua «mitica» Renault, circolavano voci di «foto fatte a bambini nudi dalla cintola in giù».

E dicerie, sempre le stesse, giravano anche a Rivarolo. Qui don Pierpaolo Mologni arrivò con l’incarico di viceparroco e fondò il gruppo scout.

La tecnica di approccio era sempre la stessa. I ragazzini, tutti maschi tra i 12 e i 14 anni, venivano abbordati in oratorio. Con la scusa di misurarli, don Mologni li avrebbe fatti spogliare e sfiorati con carezze leggere, per vedere come reagivano. Se non scappano passava a palpeggiamenti più espliciti, massaggi con talco e carezze spinte.

Fin qui il passato. Oggi, don Pierpaolo vive nella Casa del Clero ad Ivrea.

LA DIFESA: «E’ innocente: Ricorreremo in appello»

«Ha sempre ribadito la sua più completa innocenza, e per continuare a difenderlo ricorreremo in appello». I legali di don Pierpaolo Mologni (nella foto), gli avvocati Gianpaolo Zancan ed Elio Guglielmino annunciano di continuare a rivolgersi ai giudici per dimostrare l’innocenza del loro assistito.

Don Pierpaolo, non appena le indagini, nell’estate 2008, divennero incalzanti, si sentì male e venne ricoverato alla Rianimazione dell’ospedale di Ivrea. Dimesso dall’ospedale si è ritirato nella casa del clero «Beato Warmondo» a Ivrea. Sempre continuando a proclamare l’estraneità ai fatti che gli venivano contestati dalla procura torinese.

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