Albenga: don “Lu”, i parrocchiani scrivono ad Alfano

Sono centinaia e centinaia le lettere che, in questi giorni, amici,
conoscenti e fedeli di Don Luciano Massaferro, stanno spedendo al Ministro di Grazia e Giustizia, Angelo Alfano, dalla Diocesi di Albenga-Imperia.

Un’iniziativa che parte dal Vicario Generale, Mons. Giorgio Brancaleoni,attuale amministratore parrocchiale della Chiesa di San Vincenzo in Alassio. Infatti, la scorsa settimana, durante la veglia per il sacerdote arrestato, Don Brancaleoni ha invitato i fedeli presenti a scrivere al Ministro Alfano. I firmatari del testo chiedono, dunque, al Guardasigilli che, da Roma, “si invii una forma di controllo e ispezione presso la Procura di Savona, per comprendere come stanno conducendo l’inchiesta su don Luciano”.

“Sono un semplice cittadino – così comincia il testo della lettera
distribuita in molte parrocchie della Diocesi di Albenga-Imperia – che desidera portare a Vs. conoscenza il caso giudiziario di Don Luciano Massaferro, parroco della Parrocchia di San Vincenzo in Alassio, in provincia di Savona. Questo sacerdote è stato arrestato per presunte molestie sessuali nei confronti di una ragazza di 12 anni, seguita dai servizi sociali”. E proseguendo, si legge ancora “gli interrogatori, duri e prolungati, effettuati su oltre 60 tra bambini, ragazzi e giovani frequentanti la parrocchia, non hanno portato a nulla. Viceversa la ragazzina, con molte problematiche, si è contraddetta in modo eclatante. Nonostante che tutte le indagini svolte fino ad ora portino ad una totale estraneità di Don Luciano rispetto ai fatti che gli vengono imputati, per ben tre volte è stata negata la scarcerazione”. E, inoltre, “dal 29 dicembre scorso Don Luciano Massaferro è rinchiuso in una cella insieme ad altre sette persone, dove, innocente, è costretto a subire ogni sorta di angherie. Mi chiedo come sia possibile ciò e come sia possibile che un giornale abbia potuto pubblicare alcune notizie, prima ancora che ne fosse messo al corrente l’avvocato difensore”.

A coro unanime, i firmatari della lettera aggiungono tutta la loro sfiducia nella possibile scarcerazione del sacerdote: “come cittadino e come elettore, che fino ad ora ha avuto estrema fiducia nell’apparato giudiziario, attualmente non mi sento più tutelato. Infatti è evidente che chiunque decida di querelarmi può farmi stare in prigione non in base a prove, ma in base alla volontà di un giudice, sostenuta dal nulla”. Ecco perchè ciascuno chiede “gentilmente a codesto Ministero che venga effettuato
un controllo sul comportamento della Procura della Repubblica di Savona”. Ad oggi, ancora, non è stato dato riscontro alla lettera dal Ministero di Grazia e Giustizia di Roma, ma si presume che una risposta a breve arrivi, come attendono i fedelissimi di Don Luciano.

red.sav.

Domenica 07 Marzo 2010 ore 08:37

http://savonanews.it/it/internal.php?news_code=71264

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