Gli affari «d’oro» di don Spoladore

E i fan su Internet gli chiedono di fare chiarezza sulla presunta paternità. Il sacerdote-rock star tace dopo la rivelazione di una donna. Intanto guida un impero da 900 mila euro
Don Paolo Spoladore (archivio)

PADOVA — Tace don Paolo Spoladore a cinque giorni dalla denuncia della 49enne mamma della Bassa che, dopo essersi rivolta a una consulente legale con in mano un test del Dna per provare la paternità dal sacerdote, ha raccontato alla stampa il proprio (presunto) dramma personale. «Quasi otto anni fa ho avuto un bambino da un noto prete della diocesi, molto amato dai giovani. E ora vorrei che lui lo riconoscesse» ha fatto sapere. Ma, se la donna non è una mitomane, perché allora il «Donpa» non risponde? Se lo chiedono anche i suoi discepoli. «Su, fatti coraggio, metti in pratica gli insegnamenti che dai agli altri: dicci la verità – ha scritto uno di loro sul forum in Internet www.campiglia.it -. Chi te lo fa fare a barricarti nella tua villetta e a far parlare il portavoce?». Invece niente. Don Paolo Spoladore – chiamato formalmente a giustificarsi anche dalla Diocesi – ha deciso di non parlare, protetto dalla strettissima cortina di ferro dei suoi più fedeli collaboratori.

È una figura singolare don Spoladore. Amatissimo dal suo popolo – che lo considera uno straordinario predicatore, «l’unico in grado di interpretare alla lettera il Vangelo » – il 50enne sacerdote padovano con la passione per il rock è un uomo dalle qualità poliedriche. Negli anni il «Donpa», oltre a coltivare lo spirito di decine di fedeli, è riuscito a costruirsi attorno un impero economico. Per rendersene conto basta fare un salto a Codiverno e osservare la casa dove vive: una splendida villa country, ottimamente rifinita e contornata da un meraviglioso parco. Ma non solo. È soprattutto analizzando i conti della società che cura gli interessi di don Spoladore – la «Usiogope Srl», che ha sede a Dolo, nel Veneziano – che si resta impressionati. Il business è notevole: solo nel 2008 il bilancio della società, gestita come amministratore unico da una donna, la 40enne Fabiola Berloso, si è chiuso con un volume d’affari stimato attorno ai 900 mila euro (893.967 per la precisione). Nel marzo 1994, all’inizio della propria attività, Don Spoladore – che a Santa Maria di Sala, sempre nel Veneziano, tiene corsi di spiritualità, comunicazione, ipnosi, canto – si era accontentato di una società unipersonale. Nel giro di tre anni – nel febbraio 1997 – però l’ha cancellata dal registro delle imprese. E poi, nel 2003, è nata la «Usiogope Srl».

La società gestisce tutto il merchandising di «don rock»: la vendita di cd musicali, spartiti, libri. E poi la raccolta dei soldi relativi alle iscrizioni ai corsi e alle lezioni. Nel 2008 i ricavi di vendite e prestazioni della Srl amministrata dalla Berloso si sono attestati sui 770 mila euro. Una montagna di soldi, se relazionata all’attività di un sacerdote. «È troppo pericoloso per lui far sapere in giro che questo bimbo esiste, che è suo figlio» ha accusato cinque giorni fa la donna che si è rivolta all’avvocato con in mano un test del Dna per provare la paternità. Un’accusa pesantissima tutta da provare, ma a cui per ora don Spoladore ha replicato col silenzio. Un silenzio d’oro.

Giovanni Viafora
01 marzo 2010

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/1-marzo-2010/gli-affari-d-oro-don-spoladore-1602573520212.shtml

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