Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice

Data: 11/02/2010
Pagina VI – Bologna “Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice. Il vescovo al processo ha smentito Il sacerdote fu arrestato in marzo, due mesi dopo le denunce. Prima nessuno fece nulla Il caso riaperto da una lettera dell´avvocato delle vittime: la Curia risarcisca MICHELE SMARGIASSI (segue dalla prima di cronaca)
I legali della Curia giudicano «tendenziosi e sbagliati» i passaggi della sentenza che riguardano l´atteggiamento della Chiesa bolognese, e annunciano battaglia in appello (molto lontano: primavera 2012). Difficile comunque negare che quello scandalo continui a imbarazzare la Curia bolognese, che nei due anni successivi alla sentenza non ha mai avvertito il bisogno di inviare due righe di rammarico alle famiglie delle dieci bambine (dai tre ai sei anni) palpeggiate e sottoposte a squallidi “giochi” dal sacerdote-insegnante di un asilo parrocchiale in un paese del ferrarese (ma nella diocesi bolognese) di cui, per ovvi motivi, tacciamo ogni elemento di identificazione. Un silenzio riportato alla luce dalla lettera aperta che l´avvocato di molte delle piccole vittime, Claudia Colombo, ha inviato due giorni fa al cardinale Carlo Caffarra per invitarlo, anche se la legge non lo obbligherebbe, a pagare il risarcimento di 28 mila euro fissato dal tribunale, che il sacerdote “nullatenente” non può versare, e che dunque le famiglie rischiano di non ricevere mai.
Non è una coincidenza che quella vecchia storia torni oggi di attualità. Pochi giorni fa papa Ratzinger ha ammesso dolorosamente le colpe dei tanti suoi ministri che hanno «violato i diritti dei minori», e un mese fa il cardinale Hummes, prefetto della Congregazione del clero, ancora più nettamente ha disposto che i preti pedofili vengano denunciati alla giustizia ordinaria, non solo a quella ecclesiastica. Ma quando un´educatrice dell´asilo degli scandali, dopo aver raccolto le allarmanti testimonianze di alcune colleghe, tentò di avvisare le gerarchie, le cose non andarono proprio così. «Ho inviato diversi fax, ho fatto diverse telefonate, non ho avuto risposta», testimoniò al processo. «Mi rispondeva il segretario di monsignor Vecchi (…) al quale dicevo: mi rivolgo a voi nella speranza che possiate essere dei buoni genitori nei confronti di don …». Era il novembre del 2004. Infine, dopo appuntamenti fissati e rinviati, quell´incontro avvenne, ma ormai i genitori avevano già denunciato i loro sospetti ai carabinieri. E questo, riferirono i due “ambasciatori”, fece infuriare Vecchi: «Si arrabbiò moltissimo, cominciò a urlare contro di me dicendo che io ero pagata da loro, che dovevo dirglielo, che loro non sapevano niente, che non potevano immaginare (…) al che incominciai a dire che avevo fatto richiesta diverse volte (…) ma non c´è stato verso, nel senso che lui era arrabbiatissimo e la conversazione si chiuse lì». Commento dei giudici in sentenza: dopo questo «fallimentare estremo tentativo delle insegnanti e dei genitori di avvertire la Curia», «il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano (…) equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda dei rapporti con i vertici come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili».
Dal lungo e sofferto processo emerge che in Curia nessuno negò l´esistenza di un problema in quell´asilo. Proprio Vecchi, nel burrascoso colloquio, secondo i suoi interlocutori riconobbe che «don … è molto malato». Del resto, quando all´inizio del 2004 i genitori insospettiti si erano rivolti ad altri parroci della zona e anche a una suora, almeno per un certo periodo il prete molestatore si era tenuto a freno, verosimilmente ammonito dall´alto. Se non mancò la consapevolezza, per i giudici mancò semmai il coraggio della trasparenza e dell´intervento tempestivo. Del resto il sacerdote fu arrestato in marzo, due mesi dopo l´incontro informativo in Curia, ma neppure allora la diocesi prese alcun provvedimento cautelativo nei confronti del sacerdote, che continuò a frequentare l´asilo. Mancò poi, accusa l´avvocato delle vittime, quel tratto di umana compassione che avrebbe dovuto rendere moralmente necessario un gesto di scuse verso le vittime di chi tradì i doveri dell´abito e del ruolo che la Chiesa stessa gli aveva affidato.

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“prete pedofilo “in curia clima ostile e omertoso” – michele smargiassi”

Data: 11/02/2010
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Cronaca Locale
Pagina III – Bologna L´inchiesta Prete pedofilo “In Curia clima ostile e omertoso” MICHELE SMARGIASSI «Questo incontro non è mai avvenuto». L´educatrice dell´asilo degli scandali se lo ricordò, invece, e tre anni dopo fece mettere a verbale quell´ultima frase del monsignore, così com´era rimasta scolpita nella sua memoria, cioè pronunciata sulla soglia dell´ascensore della Curia. Anche il genitore di una delle bimbe molestate dal parroco-maestro di quell´asilo del ferrarese riferì al tribunale quasi le stesse parole del prelato: «Ci strinse la mano all´uscita e ci disse che questo incontro non c´era mai stato». Era l´8 gennaio 2005, il luogo era la Curia arcivescovile bolognese di via Altabella, e il monsignore pregato di intervenire su un caso di desolante pedofilia all´ombra di un campanile era il vicario generale della diocesi, il vescovo Ernesto Vecchi. Si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il prete fu poi condannato in primo grado, nell´aprile 2008, a sei anni e dieci mesi di carcere, che quel «tentativo di comunicare con la Curia» si rivelò, almeno per chi sperava nell´intervento delle gerarchie, «assolutamente improduttivo e connotato da una sostanziale ostilità e da un clima sostanzialmente omertoso». Al processo monsignor Vecchi rilasciò una diversa versione dell´incontro: mai saputo nulla prima, e nessun invito a tacere, «che bisogno ne avevo, c´era già la denuncia», scatta spazientito al telefono.
SEGUE A PAGINA IV

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