Quella lettera a Caffarra Paghi lei per il suo prete

Repubblica — 10 febbraio 2010 pagina 1 sezione: BOLOGNA
CARDINALE, paghi lei per il peccato (anzi, il reato) del suo prete. «È un dovere morale», dice Claudia Colombo, l’ avvocato ferrarese che due anni fa fece condannare per molestie sessuali su minori il parroco di un paese vicino a Cento, ma che non è ancora riuscita a far risarcire le piccole vittime. Così ha deciso di scrivere un’ amarissima lettera aperta al cardinale Carlo Caffarra, dalla cui diocesi dipende il sacerdote: « La invito, anche in ossequio ai principi della “Carta formativa della scuola cattolica dell’ infanzia” da lei emanata, ad attivarsi affinché alle famiglie vengano pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza». Tutto accadde, infatti, tra 2003 e 2004 in un asilo religioso, di cui il sessantottenne parroco era direttore ed insegnante. A denunciare le sue pesanti attenzioni nei confronti di dieci bambine tra i tre e i sei anni era stata un’ educatrice scandalizzata, dopo inutili tentativi di avvisare i superiori del prete. Al processo, testimoni confermarono carezze improprie e giochi morbosi. Nell’ aprile 2008 la sentenza: 6 anni e 10 mesi di carcere, più risarcimento di 28 mila euro alle dieci famiglie. «Piccola cosa, ma almeno il riconoscimento materiale di un danno psicologico gravissimo». Sennonché il prete risulta «non abbiente», e quei soldi non sono mai stati versati. QUANTO alla Curia, benché chiamata a testimoniare (si presentò il vicario mons. Vecchi), «si oppose risolutamente al riconoscimento della propria responsabilità civile», e i giudici le diedero ragione. Dunque non può essere legalmente obbligata a far fronte al risarcimento. Ma moralmente sì, rivendica Colombo. Che si è decisa al clamoroso appello pubblico dopo la visita del cardinal Caffarra proprio a un asilo cattolico di Cento, nel corso della quale l’ arcivescovo di Bologna ha illustrato i principi della “Carta” da lui stesso promulgata in settembre. Dove si legge che gli insegnanti devono «vivere un’ esemplare vita cristiana», i piccoli vanno trattati «con lo sguardo con cui Cristo guardava i bambini», e ogni scuola ha «stretta connessione con la Chiesa locale». In nome di questa connessione, l’ avvocato chiede al cardinale di «dare un segno di fratellanza» alle famiglie «tradite» dal sacerdote molestatore. Di farsi carico degli errori di chi ha «violato dignità e diritti dei bambini», per dirla con le recenti parole di papa Ratzinger sulla pedofilia nella Chiesa. Purtroppo, ricorda con amarezza l’ avvocatessa, «a due anni dalla condanna nonè giunta dalla Curia di Bologna una sola parola di rammarico: un atteggiamento che offende e rattrista». Da via Altabella, fino a ieri sera, nessuna risposta all’ appello. – MICHELE SMARGIASSI

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